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Confindustria ora punta sulle filiere

Confindustria ora punta sulle filiere

Il presidente Vacchi: «Sono uno strumento per restare competitivi, anche con le Academy, e attrarre multinazionali»

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Confindustria Emilia Area Centro, sorta dalla fusione fra Bologna, Modena e Ferrara, cambia modello organizzativo e non sarà più basata sui tradizionali settori ma verrà strutturata per filiere, che diventano in questo modo il criterio di lavoro nei meccanismi di governance politica e rappresentanza associativa. Lo prevede la riforma, la prima di questo tipo in Italia, varata il 12 dicembre scorso da Confindustria Emilia Area Centro e presentata ieri a Bologna dal presidente Alberto Vacchi.

Le filiere di Confindustria Emilia Area Centro saranno 20: Agroalimentare, Automotive, Carta & Stampa, Chimica & Farmaceutica, Costruzioni & Infrastrutture, Digital, Elettronica & Meccatronica, Energia, Facilities, Home, Macchine, Mobilità & Logistica, Moda & Lusso, Packaging, Plastica, Metalli, Salute, Servizi professionali, Turismo & Cultura e Veicoli industriali.

Ogni filiera avrà dei report di dettaglio con indicatori di performance, che saranno costruiti nel 2018, per dare una fotografia aggiornata ogni anno attraverso un osservatorio delle filiere.

«Il nostro Paese - spiega Alberto Vacchi - è una costellazione di distretti e filiere in cui collaborano grandi imprese e pmi. Le filiere sono uno strumento per restare competitivi che ha favorito, nel tempo, non solo la crescita di aziende di piccole dimensioni, ma anche un numero consistente di gruppi industriali di medie dimensioni. La globalizzazione ha determinato alcuni cambiamenti strutturali, come una frammentazione dei sistemi produttivi territoriali e l’evoluzione verso vere e proprie catene del valore internazionalizzate, e i dati ci dicono che nel futuro ciò che conterà sarà proprio l’appartenenza a una filiera in grado di competere nel mercato mondiale. Sulla nostra area vasta lavoreremo con un meticoloso piano di politica industriale che deve avere tre fini principali. In primo luogo, valorizzare l’esistente e investire sulla formazione per il capitale sociale del futuro: costruiremo sulle filiere programmi formativi ad hoc creando delle “Academy di filiera” che, partendo dagli istituti tecnici, possano essere un punto di approdo per la formazione continua e l’aggiornamento di chi lavora, o deve riqualificarsi».

«Il secondo scopo - continua Vacchi - deve essere quello di sviluppare e sostenere la contaminazione tra nuove imprese e la manifattura esistente: in tal senso, a settembre scorso siamo partiti con “Emilia 4.0 - 1° Wave Tour”, un primo progetto pilota che ci ha già fornito un parterre di 75 nuove imprese, delle quali una trentina sono in fase di prototipazione e 16 generano già flussi di ricavi, che saranno presentate nel prossimo trimestre nelle diverse aree del territorio alle filiere di riferimento: Agritech, Robotica, Elettromedicale e Industrial IoT. Infine il terzo obiettivo è attrarre nuove multinazionali che ci riconoscono la qualità del saper fare e possono trovare nei nostri territori i loro migliori laboratori di ricerca applicata. Le filiere avranno entro la prima metà del 2018 un presidente che sarà l’ambasciatore della filiera nel mondo per renderci attrattivi rispetto a quella parte di manufacturing e progettazione che ancora rende forte il nostro territorio».

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