serramazzoni
Il Comune “rifiuta” la strada che fa litigare San Dalmazio
SERRAMAZZONI . «Il Comune si prenda in carico questa strada e la dichiari di uso pubblico, a tutela di tutti».A chiederlo sono i cittadini di San Dalmazio che si sono rivolti al difensore civico...
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SERRAMAZZONI . «Il Comune si prenda in carico questa strada e la dichiari di uso pubblico, a tutela di tutti».
A chiederlo sono i cittadini di San Dalmazio che si sono rivolti al difensore civico regionale Gianluca Gardini per una vicenda che si trascina da sette anni. Correva infatti il 9 novembre 2010 quando con atto dell'allora segretario comunale la maggior parte dei proprietari (rappresentanti 620 millesimi) sottoscriveva la cessione gratuita della strada realizzata al servizio di nuove abitazioni subito dopo il Molino Venturelli: circa 70 metri perpendicolari alla provinciale San Dalmazio-Marano che collegano questa arteria alla stradina comunale sul retro, ai parcheggi pubblici e al vicino parchetto.
Nel 2011 acconsentirono alla cessione anche altri, arrivando a 7 proprietari su 8 (890 millesimi). Il contrario però a stretto giro ebbe modo di manifestare il proprio disappunto mettendo una catena a sbarramento della strada, più un cartello di divieto, non autorizzato. Al che i 10 marzo 2011 il Comune, considerando ormai la strada sua a tutti gli effetti, emise un'ordinanza di ripristino della viabilità «a tutela della demanialità del tratto».
Il 31 marzo 2014 il replay: transenna in mezzo alla strada e lettera dei residenti al Comune per chiedere il ripristino viario. Ma lì il Comune fece sapere che bisognava guardarci a fondo nelle carte, e nel giugno 2014 scrisse ai proprietari che l'atto di cessione era da considerarsi illegittimo. E che la strada quindi gliela ridava indietro. Cosa poi formalizzata il 10 ottobre 2016, con la declassificazione della strada a uso privato. Cosa che espone tuttora al rischio di altri possibili transennamenti.
Per questo i residenti (in particolare la signora M.V., tra i proprietari che hanno ceduto la strada, e R.F., titolare di diritto di passaggio) si sono rivolti al difensore civico regionale, secondo il quale ci sono condizioni perché la strada «possa effettivamente essere ritenuta di uso pubblico», dato che «l'appartenenza di una quota della strada ad un residente non costituisce un ostacolo», come stabilisce una sentenza di Consiglio di Stato del 2012.
Di qui le sue diverse lettere di sollecito al Comune per risolvere la questione. Fino all'ultima del 4 dicembre, in cui non ricevendo risposta ha scritto che «l'inerzia del Comune nel non fornire chiarimenti (e, ancor prima, soluzione) alla questione sollevata dalle cittadine, contravviene ai principi di correttezza e trasparenza», dicendo che la cosa «può comportare l'attivazione di un procedimento disciplinare».
«Fanno già la spalata neve in quella strada, perché non la vogliono acquisire?» chiedono le due signore. «E' indispensabile che la viabilità sia garantita: come farebbe un'ambulanza se la trovasse chiusa?». (dm)
A chiederlo sono i cittadini di San Dalmazio che si sono rivolti al difensore civico regionale Gianluca Gardini per una vicenda che si trascina da sette anni. Correva infatti il 9 novembre 2010 quando con atto dell'allora segretario comunale la maggior parte dei proprietari (rappresentanti 620 millesimi) sottoscriveva la cessione gratuita della strada realizzata al servizio di nuove abitazioni subito dopo il Molino Venturelli: circa 70 metri perpendicolari alla provinciale San Dalmazio-Marano che collegano questa arteria alla stradina comunale sul retro, ai parcheggi pubblici e al vicino parchetto.
Nel 2011 acconsentirono alla cessione anche altri, arrivando a 7 proprietari su 8 (890 millesimi). Il contrario però a stretto giro ebbe modo di manifestare il proprio disappunto mettendo una catena a sbarramento della strada, più un cartello di divieto, non autorizzato. Al che i 10 marzo 2011 il Comune, considerando ormai la strada sua a tutti gli effetti, emise un'ordinanza di ripristino della viabilità «a tutela della demanialità del tratto».
Il 31 marzo 2014 il replay: transenna in mezzo alla strada e lettera dei residenti al Comune per chiedere il ripristino viario. Ma lì il Comune fece sapere che bisognava guardarci a fondo nelle carte, e nel giugno 2014 scrisse ai proprietari che l'atto di cessione era da considerarsi illegittimo. E che la strada quindi gliela ridava indietro. Cosa poi formalizzata il 10 ottobre 2016, con la declassificazione della strada a uso privato. Cosa che espone tuttora al rischio di altri possibili transennamenti.
Per questo i residenti (in particolare la signora M.V., tra i proprietari che hanno ceduto la strada, e R.F., titolare di diritto di passaggio) si sono rivolti al difensore civico regionale, secondo il quale ci sono condizioni perché la strada «possa effettivamente essere ritenuta di uso pubblico», dato che «l'appartenenza di una quota della strada ad un residente non costituisce un ostacolo», come stabilisce una sentenza di Consiglio di Stato del 2012.
Di qui le sue diverse lettere di sollecito al Comune per risolvere la questione. Fino all'ultima del 4 dicembre, in cui non ricevendo risposta ha scritto che «l'inerzia del Comune nel non fornire chiarimenti (e, ancor prima, soluzione) alla questione sollevata dalle cittadine, contravviene ai principi di correttezza e trasparenza», dicendo che la cosa «può comportare l'attivazione di un procedimento disciplinare».
«Fanno già la spalata neve in quella strada, perché non la vogliono acquisire?» chiedono le due signore. «E' indispensabile che la viabilità sia garantita: come farebbe un'ambulanza se la trovasse chiusa?». (dm)
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