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Luciana Galassi svela «come restare felici anche nella terza età»

di Michele Fuoco
Luciana Galassi svela «come restare felici anche nella terza età»

«È una stagione a torto considerata l’autunno della vita Curiosità, amore e amicizia gli ingredienti indispensabili»

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MODENA. Benedetta vecchiaia! Vecchiaia è un parola ormai quasi bandita dal vocabolario. La si rende più accettabile con "terza età". E se proprio si vuole esagerare "quarta età", quando si superano gli 80 anni. Resta, in ogni caso, il disagio di trovarsi nell'ultima stagione della vita... che non si accetta, tanto che non pochi confessano di aver meno paura della morte che della vecchiaia. A scongiurare tale pessimismo è il saggio "Il carattere non invecchia" di Luciana Galassi che non ha dubbi che «possiamo essere noi a decidere come affrontare questo periodo dell'esistenza, rendendolo a tutti gli effetti degno di essere vissuto e persino con soddisfazione».

Si può diventare vecchi senza essere e soprattutto sentirsi tali?

«È un periodo da condividere con i vivi e non come dei candidati al cimitero, trasformandolo in una sorta di autunno primaverile da affrontare con serenità e a volte anche con entusiasmo a patto che ci convinciamo che anche una pianta con radici molte profonde sia ancora in grado di dare buoni frutti. Ho provato a dimostrare ciò, citando personaggi noti che hanno vissuto (Rita Levi Montalcini, Dario Fo) o stanno vivendo (Camilleri, Franca Valeri, Piero Angela) con soddisfazione un'età molto avanzata».

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Cosa è cambiato rispetto al passato?

«Poco più di 40 anni fa la situazione era piuttosto deprimente, tanto che Simone de Beauvoir, nel 1971, si poneva la domanda: "I vecchi sono o no degli esseri umani?". Allora si rottamavano anche i portatori sani di una certa età. Oggi, almeno da noi, si tende a stimolarli ad essere attivi, prolungando sempre più l'età utile a godersi la meritata pensione e a fare del tempo libero un tempo piacevole. Con l'allarmante conseguenza di penalizzare le nuove generazioni, candidate all'Oscar della precarietà».

Di che cosa bisogna prendersi cura per cercare di stare bene?

«La discesa verso il piano inclinato dell'esistenza porta a fare i conti con acciacchi fisici, con cui stipulare un nuovo patto di convivenza. Allora è necessario prendersi cura della mente, evitando di far arrugginire il cervello aiutandolo a mantenersi lucido e recettivo. A contrastare l'azione demolitrice del tempo che passa è il carattere (da qui il titolo del libro) che è l'unica componente in grado di rimanere uguale a se stessa fino alla fine e di incidere sul nostro destino. Meglio se grintoso, come quello della Montalcini».

E altri antidoti contro l'arrugginimento...

«La curiosità infinita, come quella di Camilleri che afferma: "Sarò curioso persino quando chiuderò gli occhi... Dirò: mo' vediamo che succede!". Inoltre l'amore che presuppone lo scambio con altri, e l'amicizia che può durare una vita e diventare un legame superiore anche ai rapporti di parentela. La Valeri ritiene che senza il conforto dell'amicizia la vita non avrebbe senso».

Nell'ultima parte del libro viene affrontato anche il tema della morte...

«Anche chi arriva ad un'età avanzata preferisce non parlare della morte, ma quella eterna domanda senza risposta sulla destinazione di arrivo può diventare insistente. Per i credenti non c'è problema, per gli atei c'è solo il nulla eterno e per gli agnostici l'incertezza è assoluta. Ho rispetto di tutte tre le posizioni, ma penso che, per quanto scettica, nessuno di noi possa restare indifferente di fronte alle testimonianze di persone dichiarate clinicamente morte, e poi tornate in vita, che hanno vissuto le cosiddette esperienze di premorte, di incursioni nell'aldilà».

©RIPRODUZIONE RISERVATA


 

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