Urbanistica, la legge approvata in Regione Ma la vota solo il Pd
Bonaccini: «Svolta storica, si riduce la cementificazione» La Sinistra, dopo tentativi di mediazione, ha votato contro
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«Dovevamo svoltare sul consumo di suolo e siamo convinti che questa legge permetterà di ridurlo. Non impediamo di costruire ma vogliamo premiare la rigenerazione urbana».
Parlando di una "svolta storica" il presidente dell'Emilia-Romagna Stefano Bonaccini sigilla una giornata movimentata, conclusa con il sì alla nuova legge urbanistica: unico neo la spaccatura nella maggioranza di centrosinistra che governa viale Aldo Moro.
La nuova e attesissima normativa sulla tutela e l'uso del territorio di tutte le province dell’Emilia Romagna è passata con i voti del Pd, l'astensione di Fi e il voto contrario di Lega Nord, Movimento 5 stelle, Altra Emilia-Romagna e - soprattutto - Sinistra Italiana e Misto-Mdp.
Ma la giunta va avanti e promette di tornare sui propri passi e correre ai ripari se ci fosse davvero la temuta (dagli ambientalisti in particolare) corsa al mattone nei prossimi tre anni.
«Non è vero che ci sarà il liberi tutti nel periodo transitorio», sottolinea l'assessore all'urbanistica Raffaele Donini, ma «siamo pronti a introdurre dei correttivi se l'osservatorio ci dirà che qualcosa non va».
È questa la promessa di maggioranza fatta al momento del voto attraverso un ordine del giorno votato anche da Si e Mdp: un percorso di controllo per verificare che la legge non sfugga di mano ai comuni.
Quanto alla riqualificazione, nuova frontiera dell'edilizia molto discussa ma fin qui poco praticata, «avremo dai 50 ai 100 milioni di euro di cantieri in Emilia-Romagna nei prossimi due anni», assicura ancora Donini.
In casa Pd si sottolinea la portata del sì. Per il segretario regionale Paolo Calvano e il responsabile ambiente del partito Stefano Mazzetti «anche questa volta su un tema che riguarda il futuro dei nostri territori, si è operata una scelta coraggiosa e di cambiamento che ha come elemento cardine la tutela ambientale. Si tratta infatti di una legge che sul consumo di suolo impone dei limiti invalicabili, che saranno attentamente monitorati nel corso degli anni, così da evitare aumenti incontrollati e garantire la sostenibilità»
«Eravamo vicini a un punto di equilibrio, ovvero l'astensione» ha detto Igor Taruffi, capogruppo di Si. A pesare in maniera decisiva per il voto contrario della sinistra (Si e Mdp) che qui in maggioranza al fianco dei democratici l'articolo 5, che regola il limite del consumo di suolo e in particolare l'eccesso di libertà di espansione che la legge lascerebbe nel periodo transitorio.
Di tutt'altro avviso la Lega, che ha votato contro in assemblea. «È una legge pensata bene ma realizzata male», ha detto il relatore di opposizione Massimiliano Pompignoli. «L'obiettivo è quello di dare respiro alle imprese edili che negli ultimi 10 anni hanno avuto una crisi profonda ma il fattore tempo è importante». Ha scelto invece la strada dell'astensione Forza Italia, ma Galeazzo Bignami non ha risparmiato critiche al provvedimento.
«Troppe scorie ideologiche che portano a una scarsa valorizzazione dell'iniziativa privata e a un'eccessiva discrezionalità delle burocrazie locali», ha detto. Tutto questo, secondo il capogruppo Fi, in forza di «strumenti programmatori e amministrativi che, per quanto migliori di quelli contenuti nella legge regionale vigente, determinati nel blocco del settore edilizio in Emilia-Romagna, non appaiono sufficienti a invertire la rotta».
Durissimo il M5S «È il punto più basso di questa Legislatura. Una macchia che produrrà effetti devastanti per il nostro territorio e le nostre città per moltissimi anni». La pensa così Giulia Gibertoni, consigliera regionale ed ex candidata presidente in regione dell'M5s, che boccia così la riforma urbanistica della giunta Bonaccini. «Se l'obiettivo principale è il saldo zero di consumo di suolo- si chiede Gibertoni- perché non lo si attua subito invece di rimandarlo al 2050? perchénon si è previsto che il limite del 3% fosse controbilanciato da interventi che eliminassero del cemento? La verità è che questa legge non ha nessuna intenzione di perseguire l'interesse pubblico ma solo quello dei privati e degli amici costruttori».
Parlando di una "svolta storica" il presidente dell'Emilia-Romagna Stefano Bonaccini sigilla una giornata movimentata, conclusa con il sì alla nuova legge urbanistica: unico neo la spaccatura nella maggioranza di centrosinistra che governa viale Aldo Moro.
La nuova e attesissima normativa sulla tutela e l'uso del territorio di tutte le province dell’Emilia Romagna è passata con i voti del Pd, l'astensione di Fi e il voto contrario di Lega Nord, Movimento 5 stelle, Altra Emilia-Romagna e - soprattutto - Sinistra Italiana e Misto-Mdp.
Ma la giunta va avanti e promette di tornare sui propri passi e correre ai ripari se ci fosse davvero la temuta (dagli ambientalisti in particolare) corsa al mattone nei prossimi tre anni.
«Non è vero che ci sarà il liberi tutti nel periodo transitorio», sottolinea l'assessore all'urbanistica Raffaele Donini, ma «siamo pronti a introdurre dei correttivi se l'osservatorio ci dirà che qualcosa non va».
È questa la promessa di maggioranza fatta al momento del voto attraverso un ordine del giorno votato anche da Si e Mdp: un percorso di controllo per verificare che la legge non sfugga di mano ai comuni.
Quanto alla riqualificazione, nuova frontiera dell'edilizia molto discussa ma fin qui poco praticata, «avremo dai 50 ai 100 milioni di euro di cantieri in Emilia-Romagna nei prossimi due anni», assicura ancora Donini.
In casa Pd si sottolinea la portata del sì. Per il segretario regionale Paolo Calvano e il responsabile ambiente del partito Stefano Mazzetti «anche questa volta su un tema che riguarda il futuro dei nostri territori, si è operata una scelta coraggiosa e di cambiamento che ha come elemento cardine la tutela ambientale. Si tratta infatti di una legge che sul consumo di suolo impone dei limiti invalicabili, che saranno attentamente monitorati nel corso degli anni, così da evitare aumenti incontrollati e garantire la sostenibilità»
«Eravamo vicini a un punto di equilibrio, ovvero l'astensione» ha detto Igor Taruffi, capogruppo di Si. A pesare in maniera decisiva per il voto contrario della sinistra (Si e Mdp) che qui in maggioranza al fianco dei democratici l'articolo 5, che regola il limite del consumo di suolo e in particolare l'eccesso di libertà di espansione che la legge lascerebbe nel periodo transitorio.
Di tutt'altro avviso la Lega, che ha votato contro in assemblea. «È una legge pensata bene ma realizzata male», ha detto il relatore di opposizione Massimiliano Pompignoli. «L'obiettivo è quello di dare respiro alle imprese edili che negli ultimi 10 anni hanno avuto una crisi profonda ma il fattore tempo è importante». Ha scelto invece la strada dell'astensione Forza Italia, ma Galeazzo Bignami non ha risparmiato critiche al provvedimento.
«Troppe scorie ideologiche che portano a una scarsa valorizzazione dell'iniziativa privata e a un'eccessiva discrezionalità delle burocrazie locali», ha detto. Tutto questo, secondo il capogruppo Fi, in forza di «strumenti programmatori e amministrativi che, per quanto migliori di quelli contenuti nella legge regionale vigente, determinati nel blocco del settore edilizio in Emilia-Romagna, non appaiono sufficienti a invertire la rotta».
Durissimo il M5S «È il punto più basso di questa Legislatura. Una macchia che produrrà effetti devastanti per il nostro territorio e le nostre città per moltissimi anni». La pensa così Giulia Gibertoni, consigliera regionale ed ex candidata presidente in regione dell'M5s, che boccia così la riforma urbanistica della giunta Bonaccini. «Se l'obiettivo principale è il saldo zero di consumo di suolo- si chiede Gibertoni- perché non lo si attua subito invece di rimandarlo al 2050? perchénon si è previsto che il limite del 3% fosse controbilanciato da interventi che eliminassero del cemento? La verità è che questa legge non ha nessuna intenzione di perseguire l'interesse pubblico ma solo quello dei privati e degli amici costruttori».
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