la lettera
«Cara Pieri, da anni tante cose non vanno all’Orazio Vecchi...»
Egregio direttore, di solito le pagine della Gazzetta ospitano le mie critiche musicali su qualche opera o concerto suonato al Teatro Pavarotti. Oggi sarò io a suonare. Leggendo la risposta del...
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Egregio direttore,
di solito le pagine della Gazzetta ospitano le mie critiche musicali su qualche opera o concerto suonato al Teatro Pavarotti. Oggi sarò io a suonare. Leggendo la risposta del Presidente Donatella Pieri sulle condizioni dell’Istituto Vecchi Tonelli, mi sono domandato se a causa dell’età non più giovane farei meglio a recarmi dall’oculista, poiché scambio lucciole per lanterne, denuncio situazioni pericolose che non esistono. Allora sarò più chiaro, visto che il reportage fotografico non è stato sufficiente.
A parte la situazione di decoro, che comunque per un Conservatorio aperto a manifestazioni pubbliche non è cosa da poco, l’umidità presente nei muri dell’Auditorium R. Verti avvolge gran parte dell’impianto elettrico e non è peregrino immaginare che la fiammata di un corto circuito da una presa possa impattare i tendoni che corrono lungo tutte le pareti e propagare l’incendio alle poltroncine in tessuto. Tendoni e poltroncine sono in materiale ignifugo? Se dovesse accadere oggi, durante un concerto o una lezione di coro, dove scappano bambini e studenti? Per l’uscita di sicurezza sprovvista di maniglione antipanico e chiusa a chiave? Questa situazione non si è creata da qualche settimana o mese, ma persiste da anni ed è stata denunciata più volte dagli attuali e precedenti direttori e presidenti ai quali non è corrisposta, nonostante l’impegno, una soluzione completa risolutiva in tempi accettabili. Gli interventi saltuari e troppo diluiti nel tempo servono a ben poco. E diciamo ora dei pesanti scuri di legno che s’aprono su via Goldoni. Devono rimanere chiusi: i cardini non sono ancorati alla muratura in modo corretto perché la stessa è sbriciolata. Potrebbe bastare che qualche docente spalanchi le imposte e queste siano colpite da una folata di vento più poderosa del solito per combinare un grosso guaio al malcapitato modenese che passeggia al di sotto. Comprendo il dispiacere della Presidente Pieri come del Direttore Giacometti, ma come fruitore della struttura quale docente di coro che svolge le proprie lezioni e concerti proprio nell’Auditorium, non posso far altro che vedermi allineato con il reportage della Gazzetta. Occupandomi d’opera lirica, il buon Metastasio affermava: “Chi vede il pericolo, né cerca di salvarsi, ragion di lagnarsi del fato non ha.”
Massimo Carpegna
docente istituto musicale
Vecchi-Tonelli, Modena
di solito le pagine della Gazzetta ospitano le mie critiche musicali su qualche opera o concerto suonato al Teatro Pavarotti. Oggi sarò io a suonare. Leggendo la risposta del Presidente Donatella Pieri sulle condizioni dell’Istituto Vecchi Tonelli, mi sono domandato se a causa dell’età non più giovane farei meglio a recarmi dall’oculista, poiché scambio lucciole per lanterne, denuncio situazioni pericolose che non esistono. Allora sarò più chiaro, visto che il reportage fotografico non è stato sufficiente.
A parte la situazione di decoro, che comunque per un Conservatorio aperto a manifestazioni pubbliche non è cosa da poco, l’umidità presente nei muri dell’Auditorium R. Verti avvolge gran parte dell’impianto elettrico e non è peregrino immaginare che la fiammata di un corto circuito da una presa possa impattare i tendoni che corrono lungo tutte le pareti e propagare l’incendio alle poltroncine in tessuto. Tendoni e poltroncine sono in materiale ignifugo? Se dovesse accadere oggi, durante un concerto o una lezione di coro, dove scappano bambini e studenti? Per l’uscita di sicurezza sprovvista di maniglione antipanico e chiusa a chiave? Questa situazione non si è creata da qualche settimana o mese, ma persiste da anni ed è stata denunciata più volte dagli attuali e precedenti direttori e presidenti ai quali non è corrisposta, nonostante l’impegno, una soluzione completa risolutiva in tempi accettabili. Gli interventi saltuari e troppo diluiti nel tempo servono a ben poco. E diciamo ora dei pesanti scuri di legno che s’aprono su via Goldoni. Devono rimanere chiusi: i cardini non sono ancorati alla muratura in modo corretto perché la stessa è sbriciolata. Potrebbe bastare che qualche docente spalanchi le imposte e queste siano colpite da una folata di vento più poderosa del solito per combinare un grosso guaio al malcapitato modenese che passeggia al di sotto. Comprendo il dispiacere della Presidente Pieri come del Direttore Giacometti, ma come fruitore della struttura quale docente di coro che svolge le proprie lezioni e concerti proprio nell’Auditorium, non posso far altro che vedermi allineato con il reportage della Gazzetta. Occupandomi d’opera lirica, il buon Metastasio affermava: “Chi vede il pericolo, né cerca di salvarsi, ragion di lagnarsi del fato non ha.”
Massimo Carpegna
docente istituto musicale
Vecchi-Tonelli, Modena
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