Il Guernica al sindaco: occupare è prendersi cura
di Sara Donatelli
Gli autonomi in assemblea insistono a chiedere un incontro a Muzzarelli nonostante il suo silenzio. «Alla giunta dovrebbe premere il bene comune»
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È una lunga lettera, quella scritta ieri dal collettivo Guernica ed indirizzata al sindaco Gian Carlo Muzzarelli, al vicesindaco Gianpiero Cavazza e all'assessore Andrea Bosi. Ancora una volta il Guernica torna a chiedere all'amministrazione comunale un appuntamento per la continuazione del tavolo di trattative avviato il 30 novembre, data in cui venne sgomberato l’ex Cinema Olympia autogestito dal collettivo per quasi un mese.
Proprio quel giorno una delegazione di tre persone fu ricevuta in Comune: «Agenti della Digos ci hanno scortato fino alla sala dove erano presenti gli Assessori Cavazza e Bosi; fu solo su nostra precisa richiesta che la Digos venne fatta uscire da quella stanza. L'assessore Bosi aveva stabilito un secondo incontro concordato ma, ad oggi, non c'è stato alcun segnale da parte della Giunta rispetto alla volontà di proseguire il dialogo nel tavolo delle trattative» si legge nella lettera. Era invece il 3 dicembre quando la manifestazione di protesta contro lo sgombero dell'Olympia culminò con l’occupazione dell’ex cinema Cavour, «vissuto come spazio di garanzia in attesa di un tavolo da parte delle istituzioni cittadine» scrive ancora il collettivo che mostra apertamente la propria disponibilità ad un confronto «serio e proficuo, fiduciosi che agli impegni e alle belle parole spese seguano finalmente i fatti».
Altrettanto lunga è stata l’assemblea di martedì sera all’interno dell’ex cinema Cavour. Tanti gli interventi, gli interrogativi e le riflessioni sia in relazione a quanto accaduto durante la manifestazione dello scorso venerdì sera, culminata con la carica da parte della polizia, sia in relazione alla nuova comunità che è nata e che sta crescendo intorno all’Olympia prima e al Cavour adesso. È stato ampiamente analizzato il percorso fatto in questi anni dal collettivo Guernica: non solo l’occupazione dell’ex cinema Olympia e dell’ex cinema Cavour, ma anche le lotte al fianco di alcuni lavoratori del distretto modenese della lavorazione delle carni, così come le battaglie per l'emergenza abitativa e per l’accoglienza dei migranti. Tante le persone che nelle ultime settimane si sono spontaneamente avvicinate ai due ex cinema occupati e questo fenomeno ha necessariamente richiesto non solo una riflessione sull’identità della nuova comunità che sta nascendo in città ma anche sulle modalità attraverso cui costruire quotidianamente un rapporto comunitario che sta coinvolgendo persone diverse tra loro. Durante l’assemblea è chiaramente emersa l’esigenza di dare un seguito all’occupazione di spazi importanti per la storia della città di Modena come l’ex cinema Cavour, attraverso strumenti che siano contemporaneamente politici e sociali.
«Pensiamo che l'obiettivo principale e strutturale del concetto di legalità sia il concetto di “bene comune” e di “giustizia sociale” come sancito dagli articoli 2 e 3 della Costituzione, perché la città che vogliamo è una città prima di tutto di persone informate e consapevoli, partecipata ed inclusiva- si legge ancora nella lettera- . Vogliamo sottolineare come il significato etimologico della parola “occupare” voglia dire “prendersi cura”, così come la giunta che ci amministra si occupa della città e dovrebbe prendersene cura, nella diversità dei bisogni delle classi sociali che la compongono. L'occupazione dell'Olympia ha segnato il bisogno, prendendosene cura, di restituirlo alla città».
Proprio quel giorno una delegazione di tre persone fu ricevuta in Comune: «Agenti della Digos ci hanno scortato fino alla sala dove erano presenti gli Assessori Cavazza e Bosi; fu solo su nostra precisa richiesta che la Digos venne fatta uscire da quella stanza. L'assessore Bosi aveva stabilito un secondo incontro concordato ma, ad oggi, non c'è stato alcun segnale da parte della Giunta rispetto alla volontà di proseguire il dialogo nel tavolo delle trattative» si legge nella lettera. Era invece il 3 dicembre quando la manifestazione di protesta contro lo sgombero dell'Olympia culminò con l’occupazione dell’ex cinema Cavour, «vissuto come spazio di garanzia in attesa di un tavolo da parte delle istituzioni cittadine» scrive ancora il collettivo che mostra apertamente la propria disponibilità ad un confronto «serio e proficuo, fiduciosi che agli impegni e alle belle parole spese seguano finalmente i fatti».
Altrettanto lunga è stata l’assemblea di martedì sera all’interno dell’ex cinema Cavour. Tanti gli interventi, gli interrogativi e le riflessioni sia in relazione a quanto accaduto durante la manifestazione dello scorso venerdì sera, culminata con la carica da parte della polizia, sia in relazione alla nuova comunità che è nata e che sta crescendo intorno all’Olympia prima e al Cavour adesso. È stato ampiamente analizzato il percorso fatto in questi anni dal collettivo Guernica: non solo l’occupazione dell’ex cinema Olympia e dell’ex cinema Cavour, ma anche le lotte al fianco di alcuni lavoratori del distretto modenese della lavorazione delle carni, così come le battaglie per l'emergenza abitativa e per l’accoglienza dei migranti. Tante le persone che nelle ultime settimane si sono spontaneamente avvicinate ai due ex cinema occupati e questo fenomeno ha necessariamente richiesto non solo una riflessione sull’identità della nuova comunità che sta nascendo in città ma anche sulle modalità attraverso cui costruire quotidianamente un rapporto comunitario che sta coinvolgendo persone diverse tra loro. Durante l’assemblea è chiaramente emersa l’esigenza di dare un seguito all’occupazione di spazi importanti per la storia della città di Modena come l’ex cinema Cavour, attraverso strumenti che siano contemporaneamente politici e sociali.
«Pensiamo che l'obiettivo principale e strutturale del concetto di legalità sia il concetto di “bene comune” e di “giustizia sociale” come sancito dagli articoli 2 e 3 della Costituzione, perché la città che vogliamo è una città prima di tutto di persone informate e consapevoli, partecipata ed inclusiva- si legge ancora nella lettera- . Vogliamo sottolineare come il significato etimologico della parola “occupare” voglia dire “prendersi cura”, così come la giunta che ci amministra si occupa della città e dovrebbe prendersene cura, nella diversità dei bisogni delle classi sociali che la compongono. L'occupazione dell'Olympia ha segnato il bisogno, prendendosene cura, di restituirlo alla città».
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