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«Avevo paura e lui avanzava: l’ho colpito»

«Avevo paura e lui avanzava: l’ho colpito»

Il drammatico racconto del commerciante: «Temevo non si fermasse neppure davanti alla pistola»

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FORMIGINE. Giuliano Barbieri è rimasto in silenzio per otto anni. Non ha mai parlato né durante le indagini né durante il processo. Ieri il commerciante imputato per tentato omicidio ha però chiesto la parola e ha tenuto una dichiarazione spontanea davanti ai giudici.

Seduto al posto dei testimoni ha raccontato la sua verità su quella maledetta notte del 7 novembre 2009. Era passata la mezzanotte, le luci del negozio si erano spente. Sedeva davanti alla tv e la moglie era a letto, quando ha sentito dei forti rumori arrivare dal negozio, poi l'allarme. Spaventato, ha preso la pistola ed è sceso in strada. E a quel punto si è imbattuto nei ladri. Quattro, ha detto. «Ho visto i ladri - ha raccontato prendendosi le pause di riflessione - l'allarme suonava e stavano per scappare. La loro auto era accesa con le portiere aperte per la fuga. Ho sparato due colpi in aria per dissuaderli. Mi sono fatto indietro per farmi vedere e per lasciare una via di fuga, ma loro erano disinteressati. Ho sparato di nuovo, anche per far vedere che non avevo una scacciacani, ma una pistola vera. Tre colpi. Ho pensato: se balzano fuori mi saltano addosso. Ma i colpi sono finiti contro la vetrina».

«Ho visto uno di loro uscire . Gli ho urlato: stai fermo! Usciva dalla serranda tagliata, un pezzo era in terra. L'ho visto saltare verso di me con le mani avanti. Aveva qualcosa di scuro in mano. Io ho percepito quell'oggetto come un'arma. Mi guardava. Poi nel salto è atterrato. Ho visto che avanzava. Ho sparato».

«Subito ho creduto di aver sbagliato il bersaglio. L'avevo visto partire verso di me. Lo vedevo andare avanti. Avevo una gran rabbia dentro di me. Non avevo realizzato che avevo già sparato sei colpi, quando ho sparato verso di lui. Era fermo».

« Ma quando ha iniziato ad avanzare ho pensato che se ne fregava di me e dell'arma. E ho avuto paura. Non so come ha fatto a venire ancora avanti».

«Poi ho visto un complice dietro di lui correre verso il parco. Scappavano tutti. E' scappato anche lui urtandosi con l'ultimo della banda. E' caduto ed è rimasto lì».

«Avevo paura che ce ne fosse un quarto. A quel punto sono rimasto indietro e ho urlato alla vicina di chiamare l'ambulanza. No, non mi sono avvicinato troppo. Temevo che tornassero. Poi sono arrivati i carabinieri e l'ambulanza».

Barbieri ha concluso con alcune considerazioni: «Non volevo ucciderlo. Sparando, ho fatto il minimo indispensabile. Temevo per me, per mia moglie che stava scendendo e per la mia casa. Anche adesso, quando ci penso... Ho sparato a un uomo", detto emozionato alzandosi e tornando al banco degli imputati. (c.g.)

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