Falsificate le delibere di giunta
I retroscena dell’inchiesta sul Comune di Finale che coinvolge due ex sindaci. Ieri silenzi imbarazzati
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FINALE. La scoperta della Commissione d'accesso prefettizia, ossia la confusione amministrativa e burocratica che si registrava in Comune a Finale, viene confermata dagli accertamenti svolti dai carabinieri del Reparto Operativo di Modena e della caserma locale, conclusi con la notifica di fine indagini per 15 persone.
Ieri in molti degli indagati hanno scelto di chiudersi nel silenzio e anche i social network, solitamente molto attivi come nel caso dell'assoluzione dell'ex sindaco Ferioli nel procedimento della Corte dei Conti, sono rimasti singolarmente muti.
Gli indagati attendono invece di conferire con i propri legali e ora potranno anche chiedere di essere ascoltati dal pubblico ministero Niccolini, che ha coordinato le indagini dei carabinieri. Una volta trascorsi i ristretti termini di legge e fatte tutte le controdeduzioni, il pm potrà formulare la richiesta di rinvio a giudizio dei due ex sindaci Raimondo Soragni e Fernando Ferioli (nelle foto), degli ex assessori d'Aiello, Reggiani e Mengoli e dei funzionari comunali, la segretaria Natalia Magaldi, l'ex responsabile dell'Ufficio Patrimonio, Monica Mantovani e l'ex capo ufficio Lavori Pubblici, Giulio Gerrini. Con loro sei rappresentanti dell'associazionismo locale.
Tra le contestazioni, critico ed imbarazzante un passaggio operativo che secondo gli investigatori non era un caso isolato: la modifica di documenti e le delibere... postume. Emblematica - per Ferioli e Magaldi - l’accusa di falso ideologico e falsità materiale: la falsificazione del voto di tre assessori in una delibera di Giunta. I tre si erano espressi si erano espressi contro un’opera prevista e voluta dal sindaco, ma Ferioli e Magaldi avrebbero fatto figurare nella delibera che il voto era stato favorevole all’unanimità, modificando poi il registro delle delibere. Proprio quel modo operativo ha portato qualcuno di loro a confidarsi con i carabinieri, dando quindi il via ad un'indagine che ha azzerato la classe dirigente del centrosinistra finalese nell'ultima inchiesta che sta mettendo in luce tutti i limiti dell’organizzazione interna e dei filtri di controllo. (fd)
Ieri in molti degli indagati hanno scelto di chiudersi nel silenzio e anche i social network, solitamente molto attivi come nel caso dell'assoluzione dell'ex sindaco Ferioli nel procedimento della Corte dei Conti, sono rimasti singolarmente muti.
Gli indagati attendono invece di conferire con i propri legali e ora potranno anche chiedere di essere ascoltati dal pubblico ministero Niccolini, che ha coordinato le indagini dei carabinieri. Una volta trascorsi i ristretti termini di legge e fatte tutte le controdeduzioni, il pm potrà formulare la richiesta di rinvio a giudizio dei due ex sindaci Raimondo Soragni e Fernando Ferioli (nelle foto), degli ex assessori d'Aiello, Reggiani e Mengoli e dei funzionari comunali, la segretaria Natalia Magaldi, l'ex responsabile dell'Ufficio Patrimonio, Monica Mantovani e l'ex capo ufficio Lavori Pubblici, Giulio Gerrini. Con loro sei rappresentanti dell'associazionismo locale.
Tra le contestazioni, critico ed imbarazzante un passaggio operativo che secondo gli investigatori non era un caso isolato: la modifica di documenti e le delibere... postume. Emblematica - per Ferioli e Magaldi - l’accusa di falso ideologico e falsità materiale: la falsificazione del voto di tre assessori in una delibera di Giunta. I tre si erano espressi si erano espressi contro un’opera prevista e voluta dal sindaco, ma Ferioli e Magaldi avrebbero fatto figurare nella delibera che il voto era stato favorevole all’unanimità, modificando poi il registro delle delibere. Proprio quel modo operativo ha portato qualcuno di loro a confidarsi con i carabinieri, dando quindi il via ad un'indagine che ha azzerato la classe dirigente del centrosinistra finalese nell'ultima inchiesta che sta mettendo in luce tutti i limiti dell’organizzazione interna e dei filtri di controllo. (fd)
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