Formigine: Condannato per avere ferito il ladro: «Non finisce qui, ricorriamo in appello»
L’avvocato difensore Aimi: «Barbieri è innocente». Il bandito ferito non rispettò l’espulsione: fu arrestato due anni dopo
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FORMIGINE. Mai, come nelle ultime settimane, al centro delle cronache giudiziarie italiane vi è la legittima difesa. In questo contesto si inserisce la sentenza di condanna a 3 anni e 1 mese (la richiesta del Pm era di 4 anni e 8 mesi) per Giuliano Barbieri, giudicato colpevole in primo grado di tentato omicidio per aver sparato nel 2009 a un bandito che di notte gli stava svaligiando il negozio. Pochi giorni fa due casi altrettanto discussi: l’assoluzione di un pensionato che in Brianza ha sparato e ucciso un ladro (entrato nel suo appartamento) e la condanna di un macellaio padovano, reo di aver sparato e ferito un ladro nel cortile della sua villetta.
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Enrico Aimi, uno dei due difensori di Barbieri assieme a Silvia Ciancia, all’indomani della sentenza preannuncia che la lotta legale non è terminata: «Siamo sempre stati fermamente convinti della innocenza di Giuliano Barbieri - spiega Aimi - soprattutto alla luce della documentazione emersa durante le indagini ed in particolare per ciò che è risultato dall’istruttoria dibattimentale. C’è davvero tanta attesa per il deposito delle motivazioni (tra novanta giorni, ndr). In ogni caso ripercorreremo tutta la vicenda fin dall’inizio alla luce anche dei possibili dubbi che possono aver incontrato i giudici di primo grado: proprio per fare piena chiarezza sulla vicenda». In particolare sulla dinamica di quegli istanti: il bandito costituiva un pericolo per Barbieri, come sostiene la difesa, o no, come sentenziato dai giudici. «I fatti fondamentali che riguardano questa vicenda si sono verificati in poche frazioni di secondo ed è in quegli attimi che intendiamo agire ulteriormente per dimostrare l’innocenza di Barbieri».
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Aimi, dunque, conferma che ci sarà ricorso in appello, mentre al momento pare improbabile che si arrivi ad una causa civile. Anche perché Nenad Ljumovic, il bandito ferito, è irreperibile, come il suo avvocato ha confermato nel giorno della sentenza. Il montenegrino, infatti, nel 2010 patteggiò per il furto da Barbieri un anno e 4 mesi di reclusione e venne espulso. Un’espulsione, però, che Ljumovic non ha rispettato, dato che nel 2011 è stato arrestato dai carabinieri di Verbania assieme alla sua banda con l’accusa di aver effettuato almeno 8 colpi nel Nord Italia. Una banda di professionisti, che di base aveva scelto Milano dove aveva preso in affitto degli appartamenti con documenti falsi. Razziavano negozi con una tecnica sempre identica e spedivano nel loro Paese la refurtiva tramite corrieri. Ljumovic era soprannominato dai “colleghi” il “miracolato”, proprio per essere sopravvissuto ai colpi di Barbieri. A quel punto le tracce di Ljumovic si perdono: è probabilmente riuscito a svicolare dalle maglie della giustizia italiana, diventando irreperibile. Nel corso del processo contro Barbieri i Ris di Parma hanno spiegato come il dna trovato a Formigine possa essere collegato ad altre rapine: quindi almeno uno dei componenti della banda che colpì Barbieri è l’autore di colpi successivi, ma non vi è la certezza che si tratti di Ljumovic.
Dal canto suo Barbieri ieri era più sereno rispetto al giorno della sentenza, consapevole che la vicenda non si chiude qui.
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