L’Emilia Romagna ritorna a correre
I Pil della nostra regione è aumentato dell’1,7%: il sorpasso del Veneto è vicino. Disoccupazione in calo, sale il turismo
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Un sorpasso sul Veneto che sarebbe storico. È quello che ha a portata verso il 2018 l'Emilia Romagna, come emerge oggi tra le pieghe del rapporto 2017 sull'economia regionale illustrato a Fico.
«Se cinque anni fa eravamo 4,4 miliardi sotto il veneto, oggi siamo sotto di 384 milioni: se il trend dovesse confermarsi, quindi, come Pil andremo a superare il Veneto l'anno prossimo. Anche come export siamo vicini, ma al momento stiamo andando di pari passo», spiega a margine il direttore del centro studi e statistiche di Unioncamere Emilia Romagna, Guido Caselli.
Tornando ai numeri, tra i quali spiccano quelli che a fine anno assegnano in Emilia Romagna un Pil al +1,7% e una disoccupazione in discesa al 5,9% (stime Prometeia), il governatore Stefano Bonaccini picchia più di ogni altro il tasto oggi dell'attrattività: «Siamo una realtà in costante progresso, con la disoccupazione che due anni fa era al 9% e oggi scivola verso il 6%. Una terra in cui, per quanto riguarda l'attrattività di imprese, possiamo dire- rivendica Bonaccini- che la situazione non è mai stata migliore. Non basta, non ci basta, c'è ancora tanto da fare ma questa è la direzione giusta verso una nuova crescita sostenibile, basata su tre grandi pilastri: manifattura, cultura e formazione, turismo». Anche l'ex premier romano prodi sorride in sala, pur mantenendo una certa cautela a livello generale: «l'Emilia Romagna è sopra la media italiana ma siamo ancora sotto i dati pre-crisi, i tedeschi sono 15 punti sopra. Il salto in avanti - sprona quindi Prodi sullo sviluppo regionale in atto- deve diventare una maratona, sennò non si riacquista quello che avevamo prima».
Mentre l'assessore a scuola e lavoro dell'Emilia Romagna Patrizio Bianchi non dimentica il capitolo sociale ("l'Emilia Romagna non può correre il rischio di costruire una società polarizzata con da una parte lavori super specialistici e dall'altra manodopera non qualificata o senza lavoro»), il numero aggiornato delle imprese supera le 406mila unità (ogni cinque imprese almeno una è una società di capitale). Crescono le imprese straniere, aumentate del 2,4% negli ultimi 12 mesi: oggi l'11,5% delle aziende ha un titolare di nazionalità estera e, negli ultimi cinque anni, le aziende con oltre 250 addetti sono aumentate del 5,9%. L'area di maggior concentrazione delle multinazionali risulta la parte centrale dell'Emilia con le province di Bologna, Modena, Reggio e Parma, dove si concentra oltre il 72% del totale degli occupati. Grazie alla legge sugli investimenti, col primo bando del 2016 sono stati 13 i progetti finanziati e tuttora in corso, tra cui quelli di Lamborghini, Ducati motor, Ynap, Teko telecom, Avl Italia, Braun Avitum Italy, Hpe e Ima. L'investimento complessivo supera i 126 milioni di euro, di cui 41 di finanziamento pubblico, e porta con sè oltre 1.200 Nuovi posti di lavoro, che si aggiungono ai 600 nuovi occupati previsti da Philip Morris per il nuovo stabilimento. Poi ci sono gli oltre 210 milioni di euro di investimenti e più di 500 nuovi occupati entro il 2020, previsti con l'accordo di sviluppo che sarà sottoscritto da Regione, Ministero dello sviluppo economico, Invitalia e Yoox net-a-porter group spa (Ynap). Nel secondo bando sull'attrattività sono sei i progetti di insediamento e sviluppo presentati da altrettante imprese in settori avanzati dell'industria 4.0: Si tratta della multinazionale americana Ibm Italia e della californiana Eon reality, di Aetna, Bucci automations, Sacmi cooperativa meccanici e di Energy way.
Con la disoccupazione a fine anno al 5,9%, dunque, tra gennaio e settembre 2017 gli occupati in Emilia Romagna sfiorano i due milioni e sono cresciuti, rispetto lo stesso periodo dell'anno scorso, di 16mila unità (per il terzo anno consecutivo calano le persone che cercano un'occupazione). Le imprese dell'industria sono 45.268, l'11,1%.
E, dopo la crisi, anche il volume d'affari delle imprese delle costruzioni è leggermente aumentato nei primi nove mesi del 2017 (+0,4%). Niente male, di nuovo, l'artigianato manifatturiero (129.000 Imprese) in ulteriore accelerazione dopo l'inversione di tendenza positiva dello scorso anno: la produzione è aumentata dell'1,8%, con un andamento costante in tutti i tre trimestri. Ma è l'industria turistica dell'Emilia Romagna a chiudere i primi 10 mesi del 2017 sfiorando i 54 milioni di presenze, in aumento del 6,2% rispetto ai 50,8 milioni registrati nello stesso periodo del 2016: gli arrivi salgono a 11,6 milioni, +6,9% rispetto ai 10,9 milioni del 2016. Si registra la crescita sia della clientela nazionale (+6,6% di arrivi e +5,3% di presenze) sia di quella internazionale (+7,9% di arrivi e +9,1 per cento di presenze). E infatti, il presidente di Confesercenti Domenichini benedice un turismo "in costante aumento", anche se, più in generale, dice che "non possiamo chiudere gli occhi di fronte alla costante mortalità delle piccole imprese commerciali, incalzate dalla grande distribuzione». Postacchini, presidente di Confcommercio, segnala che «la ripresa è stata sostenuta anche dal turismo, che contribuisce per il 12% alla creazione del Pil: occorre un'attenzione condivisa al commercio di prossimità».
«Se cinque anni fa eravamo 4,4 miliardi sotto il veneto, oggi siamo sotto di 384 milioni: se il trend dovesse confermarsi, quindi, come Pil andremo a superare il Veneto l'anno prossimo. Anche come export siamo vicini, ma al momento stiamo andando di pari passo», spiega a margine il direttore del centro studi e statistiche di Unioncamere Emilia Romagna, Guido Caselli.
Tornando ai numeri, tra i quali spiccano quelli che a fine anno assegnano in Emilia Romagna un Pil al +1,7% e una disoccupazione in discesa al 5,9% (stime Prometeia), il governatore Stefano Bonaccini picchia più di ogni altro il tasto oggi dell'attrattività: «Siamo una realtà in costante progresso, con la disoccupazione che due anni fa era al 9% e oggi scivola verso il 6%. Una terra in cui, per quanto riguarda l'attrattività di imprese, possiamo dire- rivendica Bonaccini- che la situazione non è mai stata migliore. Non basta, non ci basta, c'è ancora tanto da fare ma questa è la direzione giusta verso una nuova crescita sostenibile, basata su tre grandi pilastri: manifattura, cultura e formazione, turismo». Anche l'ex premier romano prodi sorride in sala, pur mantenendo una certa cautela a livello generale: «l'Emilia Romagna è sopra la media italiana ma siamo ancora sotto i dati pre-crisi, i tedeschi sono 15 punti sopra. Il salto in avanti - sprona quindi Prodi sullo sviluppo regionale in atto- deve diventare una maratona, sennò non si riacquista quello che avevamo prima».
Mentre l'assessore a scuola e lavoro dell'Emilia Romagna Patrizio Bianchi non dimentica il capitolo sociale ("l'Emilia Romagna non può correre il rischio di costruire una società polarizzata con da una parte lavori super specialistici e dall'altra manodopera non qualificata o senza lavoro»), il numero aggiornato delle imprese supera le 406mila unità (ogni cinque imprese almeno una è una società di capitale). Crescono le imprese straniere, aumentate del 2,4% negli ultimi 12 mesi: oggi l'11,5% delle aziende ha un titolare di nazionalità estera e, negli ultimi cinque anni, le aziende con oltre 250 addetti sono aumentate del 5,9%. L'area di maggior concentrazione delle multinazionali risulta la parte centrale dell'Emilia con le province di Bologna, Modena, Reggio e Parma, dove si concentra oltre il 72% del totale degli occupati. Grazie alla legge sugli investimenti, col primo bando del 2016 sono stati 13 i progetti finanziati e tuttora in corso, tra cui quelli di Lamborghini, Ducati motor, Ynap, Teko telecom, Avl Italia, Braun Avitum Italy, Hpe e Ima. L'investimento complessivo supera i 126 milioni di euro, di cui 41 di finanziamento pubblico, e porta con sè oltre 1.200 Nuovi posti di lavoro, che si aggiungono ai 600 nuovi occupati previsti da Philip Morris per il nuovo stabilimento. Poi ci sono gli oltre 210 milioni di euro di investimenti e più di 500 nuovi occupati entro il 2020, previsti con l'accordo di sviluppo che sarà sottoscritto da Regione, Ministero dello sviluppo economico, Invitalia e Yoox net-a-porter group spa (Ynap). Nel secondo bando sull'attrattività sono sei i progetti di insediamento e sviluppo presentati da altrettante imprese in settori avanzati dell'industria 4.0: Si tratta della multinazionale americana Ibm Italia e della californiana Eon reality, di Aetna, Bucci automations, Sacmi cooperativa meccanici e di Energy way.
Con la disoccupazione a fine anno al 5,9%, dunque, tra gennaio e settembre 2017 gli occupati in Emilia Romagna sfiorano i due milioni e sono cresciuti, rispetto lo stesso periodo dell'anno scorso, di 16mila unità (per il terzo anno consecutivo calano le persone che cercano un'occupazione). Le imprese dell'industria sono 45.268, l'11,1%.
E, dopo la crisi, anche il volume d'affari delle imprese delle costruzioni è leggermente aumentato nei primi nove mesi del 2017 (+0,4%). Niente male, di nuovo, l'artigianato manifatturiero (129.000 Imprese) in ulteriore accelerazione dopo l'inversione di tendenza positiva dello scorso anno: la produzione è aumentata dell'1,8%, con un andamento costante in tutti i tre trimestri. Ma è l'industria turistica dell'Emilia Romagna a chiudere i primi 10 mesi del 2017 sfiorando i 54 milioni di presenze, in aumento del 6,2% rispetto ai 50,8 milioni registrati nello stesso periodo del 2016: gli arrivi salgono a 11,6 milioni, +6,9% rispetto ai 10,9 milioni del 2016. Si registra la crescita sia della clientela nazionale (+6,6% di arrivi e +5,3% di presenze) sia di quella internazionale (+7,9% di arrivi e +9,1 per cento di presenze). E infatti, il presidente di Confesercenti Domenichini benedice un turismo "in costante aumento", anche se, più in generale, dice che "non possiamo chiudere gli occhi di fronte alla costante mortalità delle piccole imprese commerciali, incalzate dalla grande distribuzione». Postacchini, presidente di Confcommercio, segnala che «la ripresa è stata sostenuta anche dal turismo, che contribuisce per il 12% alla creazione del Pil: occorre un'attenzione condivisa al commercio di prossimità».
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