Formigine si mobilita per Giuliano Barbieri
Comitato a sostegno del negoziante condannato per aver sparato a un bandito L’obiettivo è indire una manifestazione in paese. Mercoledì il primo incontro
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FORMIGINE. La sentenza di condanna per tentato omicidio nei confronti di Giuliano Barbieri ha colpito direttamente la pancia dei formiginesi.
La stragrande maggioranza dei cittadini si è schierata al fianco del negoziante e non accetta la decisione presa in primo grado dai giudici, che lo hanno condannato a tre anni e un mese per aver sparato a Nenad Ljumovic, un bandito che gli stava svaligiando il negozio e che ora è irreperibile. Ecco perché si stanno mobilitando per manifestare tutto il proprio dissenso alla sentenza, in quale modo è ancora da stabilire. L’unica certezza è il motto: «Noi stiamo con Giuliano Barbieri».
I promotori proprio ieri hanno costituito un comitato omonimo ed hanno invitato tutta la cittadinanza alla prima riunione, che si terrà il 27 dicembre alle 18,30 presso il “7000 caffè” di Formigine. Ci tengono a sottolineare che si tratta di un comitato assolutamente apolitico e che qualunque manifestazione che verrà indetta sarà priva di bandiere politiche, onde evitare possibili strumentalizzazioni di alcun genere. Vogliono, in sostanza, solo dimostrare a Giuliano Barbieri tutta la loro solidarietà in un momento così difficile per il commerciante.
L’obiettivo è quello di creare un evento a cui far partecipare il maggior numero di persone possibile: una fiaccolata, un corteo oppure un semplice sit-in. La battaglia della solidarietà non potrà sostituirsi a quella legale, che prosegue su binari differenti, ma è semplicemente il modo in cui i formiginesi intendono dimostrare la propria vicinanza a Giuliano Barbieri.
La battaglia legale - leggasi appello - andrà avanti solo quando i giudici renderanno note le motivazioni che stanno alla base della condanna dei giudici. Solo quando gli avvocati Enrico Aimi e Silvia Ciancia avranno in mano le carte potranno concentrarsi sulla strategia difensiva da adottare durante l’appello.
È chiaro che i giudici di primo grado hanno ritenuto che il bandito, al momento dello sparo, non costituisse un pericolo per la vita di Barbieri. Ed è altrettanto ovvio che l’obiettivo per i legali difensori è invece dimostrare in appello che la vita di Barbieri fosse in pericolo e che dunque l’uomo abbia aperto il fuoco per difendersi. (gib)
La stragrande maggioranza dei cittadini si è schierata al fianco del negoziante e non accetta la decisione presa in primo grado dai giudici, che lo hanno condannato a tre anni e un mese per aver sparato a Nenad Ljumovic, un bandito che gli stava svaligiando il negozio e che ora è irreperibile. Ecco perché si stanno mobilitando per manifestare tutto il proprio dissenso alla sentenza, in quale modo è ancora da stabilire. L’unica certezza è il motto: «Noi stiamo con Giuliano Barbieri».
I promotori proprio ieri hanno costituito un comitato omonimo ed hanno invitato tutta la cittadinanza alla prima riunione, che si terrà il 27 dicembre alle 18,30 presso il “7000 caffè” di Formigine. Ci tengono a sottolineare che si tratta di un comitato assolutamente apolitico e che qualunque manifestazione che verrà indetta sarà priva di bandiere politiche, onde evitare possibili strumentalizzazioni di alcun genere. Vogliono, in sostanza, solo dimostrare a Giuliano Barbieri tutta la loro solidarietà in un momento così difficile per il commerciante.
L’obiettivo è quello di creare un evento a cui far partecipare il maggior numero di persone possibile: una fiaccolata, un corteo oppure un semplice sit-in. La battaglia della solidarietà non potrà sostituirsi a quella legale, che prosegue su binari differenti, ma è semplicemente il modo in cui i formiginesi intendono dimostrare la propria vicinanza a Giuliano Barbieri.
La battaglia legale - leggasi appello - andrà avanti solo quando i giudici renderanno note le motivazioni che stanno alla base della condanna dei giudici. Solo quando gli avvocati Enrico Aimi e Silvia Ciancia avranno in mano le carte potranno concentrarsi sulla strategia difensiva da adottare durante l’appello.
È chiaro che i giudici di primo grado hanno ritenuto che il bandito, al momento dello sparo, non costituisse un pericolo per la vita di Barbieri. Ed è altrettanto ovvio che l’obiettivo per i legali difensori è invece dimostrare in appello che la vita di Barbieri fosse in pericolo e che dunque l’uomo abbia aperto il fuoco per difendersi. (gib)
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