Modena, aperta una nuova casa per i richiedenti asilo
La struttura in via delle Suore gestita da Porta Aperta potrà ospitare 25 persone Il vescovo don Erio Castellucci al taglio del nastro: «Un segnale di inclusione»
MODENA. «Un segnale di accoglienza e inclusione». Il vescovo, don Erio Castellucci, ha salutato così ieri l’inaugurazione della Casa di Abramo. Gestita dall’associazione Porta Aperta, la struttura di via delle Suore 143 può accogliere fino a 25 richiedenti asilo.
I posti letto del primo piano sono accompagnati da aule destinate ad attività e laboratori, bagni e spazi esterni per un totale di circa 900 metri quadri. «Non proponiamo un’accoglienza a cinque stelle, ma in posti decorosi - ha commentato Luca Barbari, presidente dell’associazione - in cui le persone possano sentirsi nel limite del possibile a casa, sviluppando relazioni con i volontari e gli operatori che li seguono». A seguire l’inaugurazione tantissime famiglie, rappresentanti di associazioni e personaggi politici di diversi schieramenti. C’erano il sindaco Gian Carlo Muzzarelli e il capogruppo di Forza Italia Andrea Galli, la parlamentare Pd Giuditta Pini e il presidente dell’associazione di destra Terra di Padri Fabio De Maio. I primi due hanno avuto posizioni contrapposte nel consiglio comunale dell’8 dicembre sulla manifestazione tenutasi sette giorni dopo in città. Un presidio contro lo ius soli sostenuto da Terra dei Padri e a cui hanno risposto diverse forze con un contro-presidio per lo ius soli al Sacrario della Ghirlandina, in cui c’era anche Pini. Il progetto di legge per dare la cittadinanza a 800mila italiani di fatto s’arenato per assenza del numero legale in Senato. Arenate sembrano per un attimo le contrapposizioni del recente passato. «Tutto ciò che va in direzione di un’accoglienza intelligente, pensata e che porta all’integrazione è un segnale positivo - ha commentato il vescovo - D’altronde, chi grida no all’accoglienza non ha in realtà molte alternative. Fare così significa fomentare divisioni e volere fermare fenomeni che sono in realtà una specie di evoluzione naturale. Nei luoghi in cui ci sono guerre, fame, violenza le persone fuggono, come abbiamo fatto anche noi nei secoli passati».
La stessa associazione Porta Aperta continua ad accogliere tantissimi italiani. «Nella struttura della Madonna del Murazzo si entra senza filtri - ha proseguito Barbari - e chiunque ha bisogno di usare le docce, accedere alla mensa, parlare con medici o avvocati basta che si presenti o richieda un appuntamento. Indicativamente la mensa è frequentata al 40% da italiani, mentre gli ospiti nelle aree residenziali sono prevalentemente stranieri». Porta Aperta ha preso la sede in affitto dal circolo culturale Milad, ma intende acquistarla entro l’anno prossimo. Il nome scelto per la nuova struttura è doppiamente accogliente. «La casa è uno spazio che sentiamo caro - ha aggiunto il presidente, la cui associazione è prossima ai 40 anni - mentre Abramo è un patriarca per le tre grandi religioni monoteistiche». Nella nuova sede i richiedenti asilo saranno inviati dalla Prefettura o dai servizi comunali e resteranno fino al riconoscimento del titolo. «Prenderemo anche parte ai bandi», ha anticipato Barbari. «È importante che l’accoglienza sia effettiva e si sviluppi secondo le regole, in maniera dignitosa e come oggetto di convenzione», ha concluso don Erio.
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