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Il futuro di San Pietro Così ringiovanisce l’ultimo monastero

di Carlo Gregori
Il futuro di San Pietro Così ringiovanisce l’ultimo monastero

Arruolati tre novizi che affiancheranno gli otto benedettini In attesa che prendano i voti, si restaurano le stanze

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San Pietro torna a crescere e tempo un anno raggiungerà undici monaci. Otto sono infatti quelli attuali nel monastero del padri benedettini e tre, ormai è ufficiale, verranno accolti alla fine del prossimo anno o all'inizio del 2019 dopo che avranno terminato il noviziato. Si tratta di due giovani milanesi e di un vicentino. Per loro sono in corso i lavori di ristrutturazione al primo piano del chiostro: grazie anche a contributi generosi sarà possibile preparare per loro una stanza ristrutturata nuova di zecca.

San Pietro ha sempre avuto una storia incredibile come residenza. Basti ricordare che, dopo secoli di prosperità, in seguito all'annessione di Modena ai possedimenti dei Savoia, nel pieno dell'unificazione italiana - anno 1860 - era rimasto un monaco che faceva tutto da solo, don Antonioli. Poi nel Novecento, il numero è risalito e don Antonioli si è trovato nei suoi ultimi giorni ad essere l'abate di un monastero con dodici monaci. L'altalena delle presenze però ha girato e pochi anni fa in San Pietro - un insieme di edifici molto esteso - si sono trovati (a fatica e cercandosi) tre soli monaci: Don Gregorio, uno dei sacerdoti più famosi e popolari di Modena, don Giuseppe e don Mauro. Tutti “giovanotti”, con rispetto parlando: il primo oggi di 78 anni, il secondo di 85 anni e il terzo di 92 anni.

«Eravamo davvero pochi in quei giorni - racconta oggi divertito don Gregorio - ma eravamo un trio perfetto: io facevo il parroco, don Mauro il confessore e don Giuseppe il superiore. Eravamo preoccupati per il numero e per la nostra anzianità ma ce la facevamo lo stesso a fare tutto l'essenziale. Certo, se mi guardavo attorno non vedevo nessuno». Oggi don Gregorio ci scherza su, ma in quel lungo periodo durato molti anni il timore che ci fosse un crollo di presenze tale da far chiudere San Pietro era fondato. Poi però è tornata a salire l'onda delle vocazioni monastiche, di solito molto più basse di quelle secolari (i preti legati a una Curia). E alla fine i monaci sono diventati otto. Ci sono i nostri tre "intoccabili" (come li chiamano scherzosamente i confratelli). E ci sono i più giovani. Oggi il monaco più anziano ha 92 anni e il più giovane, don Stefano, ha 42 anni. La media d'età si è insomma abbassata molto garantendo così un futuro non solo immediato all'intero monastero e ovviamente alle attività parrocchiali (per le quali c'è sempre l'aiuto di don Urbano, sacerdote regolare originario del Congo) e quelle per i ragazzi.

Che ci fossero tre aspiranti monaci in arrivo, se ne parlava già da questa estate. Ora però è una certezza. Spiega don Gregorio: «Ho appena saputo che questi giovani fratelli andranno a fare il noviziato a Subiaco. Sono molto felice non solo per il rigore della formazione che riceveranno ma perché vengono superate antiche divisioni con Montecassino (storicamente i due monasteri si contendono la nascita del movimento, ndr)».

I tre novizi dovranno dedicarsi per un anno a una vita severa improntata alla famosa Regola di San Benedetto: «Ora et labora». Ovvero: prega e lavora. Dovranno studiare le materie imprescindibili all'interno del loro movimento monastico: l'opera e la vita di San Benedetto, l'organizzazione monastica e anche il famoso canto gregoriano, in canto corale basato su singole note che risale all'Alto Medioevo.

Il monastero di San Pietro, che ha da pochi anni compiuto il mezzo millennio dalla fine del primo e attuale restauro (1518), è in fermento per accogliere i tre futuri monaci, una volta presi i voti: il cantiere è all'opera per preparare le loro stanze sopra il chiostro, che guardano verso viale Martiri. Con undici monaci finalmente San Pietro si assicura un periodo di attività regolari fuori da ogni preoccupazione. Ma ci sono voluti 15 anni per arrivare a questo punto.

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