Poliziotto viene perseguitato sui social
Stalker in azione da maggio, messaggi anche alla figlia: «Tuo padre è un cocainomane e un gigolò»
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Il giorno di Natale la figlia minorenne ha ricevuto un messaggio: «Stai attenta a tuo padre, è un cocainomane, è uno spacciatore». Non è da meno quello che ha ricevuto l’ex moglie, poco prima del pranzo natalizio: «Lui è uno gigolò, si fa pagare dalle donne, stagli alla larga e stai attenta; ha l’Aids».
Lui è un agente, un poliziotto in forza alla nostra questura che da maggio sta vivendo questo incubo: qualcuno che evidentemente gli vuole male lo sta diffamando non solo di fronte ai famigliari ma anche davanti ai colleghi e ai suoi conoscenti, un stalker che utilizzando i social sta rovinando la reputazione dell’agente e anche la sua vita personale. Lui si sente distrutto, la rabbia è tanta ma nulla può contro i continui attacchi che, come detto, durano da mesi: l'unica speranza è che ora la giustizia intervenga in tempi celeri, che i suoi colleghi della polizia postale, a cui ha presentato denuncia, possano arrivare alla radice del problema, bloccando lo stalker diffamatore. La persecuzione era iniziata attraverso Instagram: sul profilo del poliziotto erano cominciate ad apparire foto e soprattutto messaggi offensivi circa lo spaccio e l'utilizzo di droga. Cocaina e donne: secondo lo stalker questo agente sarebbe uno gigolò, un uomo che passa da un letto all’altro per denaro rovinando rapporti a più non posso.
«Il mio assistito - spiega l’avvocato Giuseppe Calaresu - ha subito chiuso il suo profilo sul social, ma la persecuzione è continuata. I messaggi venivano rimbalzati ai suoi colleghi, ai suoi amici e persino ai famigliari. Venivano e vengono creati falsi profili e quelle nuove pagine sono bombardate di scritte ingiuriose nei confronti del poliziotto. Abbiamo già avvisato i suoi superiori in questura e la procura. E’ stata presentata una denuncia alla polizia postale a cui abbiamo fornito anche l’iniziale nickname e l’indirizzo Id dei primi messaggi. Il mio cliente ha qualche sospetto e che tutto nasca da qualche gelosia. Ma la speranza è che questa tortura diffamatoria e morale possa finire in tempi rapidi, sono già passati parecchi mesi e l’agente è davvero distrutto». «Questo è un caso esemplare- conclude l’avvocato- di come l’utilizzo illegale dei social, possa distruggere con una semplicità e una rapidità estreme delle persone, provocare danni profondi».
Lui è un agente, un poliziotto in forza alla nostra questura che da maggio sta vivendo questo incubo: qualcuno che evidentemente gli vuole male lo sta diffamando non solo di fronte ai famigliari ma anche davanti ai colleghi e ai suoi conoscenti, un stalker che utilizzando i social sta rovinando la reputazione dell’agente e anche la sua vita personale. Lui si sente distrutto, la rabbia è tanta ma nulla può contro i continui attacchi che, come detto, durano da mesi: l'unica speranza è che ora la giustizia intervenga in tempi celeri, che i suoi colleghi della polizia postale, a cui ha presentato denuncia, possano arrivare alla radice del problema, bloccando lo stalker diffamatore. La persecuzione era iniziata attraverso Instagram: sul profilo del poliziotto erano cominciate ad apparire foto e soprattutto messaggi offensivi circa lo spaccio e l'utilizzo di droga. Cocaina e donne: secondo lo stalker questo agente sarebbe uno gigolò, un uomo che passa da un letto all’altro per denaro rovinando rapporti a più non posso.
«Il mio assistito - spiega l’avvocato Giuseppe Calaresu - ha subito chiuso il suo profilo sul social, ma la persecuzione è continuata. I messaggi venivano rimbalzati ai suoi colleghi, ai suoi amici e persino ai famigliari. Venivano e vengono creati falsi profili e quelle nuove pagine sono bombardate di scritte ingiuriose nei confronti del poliziotto. Abbiamo già avvisato i suoi superiori in questura e la procura. E’ stata presentata una denuncia alla polizia postale a cui abbiamo fornito anche l’iniziale nickname e l’indirizzo Id dei primi messaggi. Il mio cliente ha qualche sospetto e che tutto nasca da qualche gelosia. Ma la speranza è che questa tortura diffamatoria e morale possa finire in tempi rapidi, sono già passati parecchi mesi e l’agente è davvero distrutto». «Questo è un caso esemplare- conclude l’avvocato- di come l’utilizzo illegale dei social, possa distruggere con una semplicità e una rapidità estreme delle persone, provocare danni profondi».
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