Gazzetta di Modena

Modena

Indagata la presidente della coop Caleidos

di Francesco Dondi
Indagata la presidente della coop Caleidos

Denunciata dal Comune di Finale per l’ordinanza sui profughi. Sinistra Civica porta il caso in Consiglio 

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Articolo 650 del Codice penale: inosservanza dei provvedimenti dell’autorità per ragioni di sicurezza pubblica, ordine pubblico o d’igiene. È l’accusa a cui dovrà rispondere Elena Oliva, presidente della cooperativa Caleidos, raggiunta da un avviso di garanzia per non aver ottemperato all’ordinanza ostruzionistica emessa dal Comune di Finale sull’accoglienza dei richiedenti asilo. Il municipio, governato da una maggioranza di centrodestra e dal sindaco Sandro Palazzi, ha infatti denunciato, tramite la polizia municipale, la responsabile della principale coop che cura l’accoglienza dei migranti in terra modenese e che nel paese della Bassa attualmente conta cinque ospiti in un appartamento di Massa Finalese. Di fatto le viene contestato di non aver rispettato una delle innumerevoli prescrizioni che l’ordinanza imponeva a partire dalle comunicazioni dell’identità dei richiedenti asilo inviati a Finale. Contro la loro distribuzione anche nella Bassa, Palazzi era stato molto deciso e, sostenuto anche dalla Lega Nord regionale, aveva emesso un provvedimento mutuato dall’Anci ligure oltre che da diversi Comuni lombardi i quali, a loro volta, lo hanno poi ritirato per il rischio di vedersi portare in tribunale.

I giudici sono invece stati interpellati sia dalla Prefettura di Modena che dall’avvocato Enrico Pisanu per conto di Caleidos. Al Tar è infatti stato chiesto di sospendere e poi annullare l’ordinanza finalese. Sono vari i motivi del ricorso: si va dalla contestazione delle motivazioni d’igiene pubblica (non c’è né un’emergenza sanitaria e neppure un’emergenza di ordine pubblico contestano Avvocatura di Stato e cooperativa) a quelle di dover comunicare preventivamente l’arrivo di richiedenti asilo, essendo la Prefettura già in possesso quotidiano di tutti i dati necessari ad assolvere le domande di Finale. Si contesta poi l’ordinanza nel merito poiché il sindaco, rappresentante periferico dello Stato, avrebbe dovuto interfacciarsi con la Prefettura, che lo sovrasta in ordine gerarchico, prima di rendere operativo il provvedimento limitativo.

Il doppio ricorso, il primo che si registra nel territorio di Modena, è stato accorpato nel corso della prima udienza, ma i giudici hanno rinviato a febbraio ogni decisione. L’Avvocatura di Stato ha infatti anticipato che il ministero dell’Interno sta valutando se annullare d’imperio l’ordinanza finalese sempre per la logica del potere gerarchico. E così il Tar aspetterà due mesi per conoscere l’evolversi della faccenda. Ma in Aula c’è stato un ulteriore colpo di scena: il Comune di Finale non si è costituito e di fatto non ha portato alcun dato a proprio favore per contestare le deduzioni che Prefettura e Caleidos hanno invece depositato e che si ricalcano vicendevolmente sui temi sanitari, di ordine pubblico, conoscenza dei dati dei richiedenti asilo e degli affittuari. Tutto questo nonostante il Comune avesse conferito un incarico ad uno studio legale di Modena che aveva già iniziato ad esaminare ordinanza e ricorso.

L’incarico è stato però revocato pochi giorni prima dell’udienza e a pochissimo tempo dallo scadere dell’ordinanza ostruzionistica, che andrà ad esaurirsi domani, ultimo giorno dell’anno. Se il sindaco non deciderà di riproporla il provvedimento non avrà quindi più alcuna valenza, ma Caleidos punta all’annullamento al fine di rendere inefficace l’indagine sulla sua presidente. Perché, non va scordato, che stando così le cose sarà comunque attivato un procedimento penale, il fascicolo finirà sulla scrivania di un magistrato e, salvo richiesta immediata di archiviazione, davanti ad un giudice. Ma se la Oliva vedesse la propria posizione di indagata procrastinarsi nel tempo allora Caleidos rischierebbe di non partecipare o perdere oppure vedersi revocati gli appalti in essere. Il legale rappresentante indagato per inosservanza dei provvedimenti dell’autorità è infatti un elemento potenzialmente ostativo per lavorare con la pubblica amministrazione. Il caso sarà portato in consiglio comunale da Sinistra Civica: «Quanto costerà ai cittadini la campagna anti profughi del sindaco leghista Sandro Palazzi?».



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