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La Galleria Estense? Vale un miliardo Meglio solo gli Uffizi

di Stefano Luppi
La Galleria Estense? Vale un miliardo Meglio solo gli Uffizi

Tra Modena, Ferrara e Sassuolo un patrimonio ricchissimo Una scommessa da giocarsi in ottica turistica col sito Unesco

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Secondo dati pubblici rielaborati dal Sole 24Ore le Gallerie Estensi di Modena, Ferrara e Sassuolo hanno un valore contabilizzato pari a 984 milioni di euro. Siamo al secondo posto in Italia per quanto riguarda i musei, dopo gli Uffizi di Firenze che totalizzano 1,9 miliardi di euro. Quanto valgono i beni culturali? La domanda forse inorridisce più di uno studioso, ma non è così peregrina visto che intorno a musei, quadri, sculture si muovono continuamente interessi non certo solo culturali, ma pure politici ed edilizi. Qualcuno ricorda la vicenda del Sant’Agostino o i 70 milioni di euro che il ministro Dario Franceschini ha “staccato” per Modena, Ferrara e Reggio con il progetto “Ducato Estense”? Il Sole 24Ore nei giorni scorsi ha dunque calcolato il valore meramente patrimoniale dei beni artistici. C’è anche Modena nella ricerca, città che già vanta uno dei 53 siti mondiali Unesco e già questo significa milioni di euro tra, ad esempio, valore “fisico” di Duomo, Ghirlandina e piazza Grande sommato al numero di turisti che può muovere. Ma il valore dell’arte a Modena e Ferrara raggiunge la cifra monstre, appunto, di poco meno di un miliardo di euro. Ancora non esiste nel nostro paese uno strumento tecnico per calcolare bene questi aspetti che non ledono certo il valore prettamente culturale dell’arte. Questi primi dati sono elaborati mettendo insieme numeri della Ragioneria Generale dello Stato - alla voce “Patrimonio dello Stato” - cui si possono associare quelli di report redatti dalla Banca d’Italia, ma c’è molto da fare su questo fronte perché ad esempio Istat e Sistan fanno indagini scientificamente molto accurate sui consumi della cultura, ma praticamente non ne prendono in esame il valore dell’asset culturale dei beni. Non conoscere il valore contabile del nostro patrimonio, ovviamente, ci impedisce di farne la tara e quindi non permette di sviluppare turismo ed economie connesse. Oltre che non permettere di stabilire il valore del brand del museo. Per restare a Modena: molti anni fa è stato concesso, con regolare contratto, a una nota produttrice modenese di aceto balsamico tradizionale l’uso di uno dei dipinti principali della Galleria Estense, diretta da Martina Bagnoli, come il ritratto di Francesco I di Velazquez. Quel contratto venne firmato tra le parti senza conoscere a fondo il valore patrimoniale del quadro e il fatto che poi l’aceto balsamico sia un ambasciatore in tutto il mondo non sposta la questione economica della vicenda. Per restare alle Gallerie Estensi, infine, va ricordato che il ministero per i beni culturali al momento fornisce solo un valore, quello dei beni entrati nel patrimonio pubblico nel 2016. Una “elemosina” per Modena-Ferrara: questo valore nel 2016 è di 6900 euro, basso anche per Uffizi (713mila euro) mentre ad esempio per il Museo Capodimento di Napoli si superano i 4,2 milioni di euro. Volete infine un dato generale? Secondo la Ragioneria generale il patrimonio culturale “mobile” (quadri, sculture, archivi, ma non palazzi ad esempio) vale circa 175 miliardi di euro. Se aggiungiamo gli edifici di valore culturale lo Stato assicura che vanno aggiunti altri 45 miliardi di euro, ossia il doppio dell’ultima Manovra del governo.

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