Gazzetta di Modena

Modena

Ortodossi, evangelici, Islam Se il Natale è integrazione

di Gaetano Josè Gasparini
Ortodossi, evangelici, Islam Se il Natale è integrazione

La convivenza sul territorio passa anche dal rendere omaggio alle tradizioni «Non abbiamo il presepe in casa, ma se si festeggia anche a scuola nulla da dire»

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Le minoranze religiose modenesi rendono omaggio al Natale cattolico. Ma non senza riserve circa i simboli del Natale come il presepe e l'albero. E per una deriva consumistica che, secondo loro, svaluta il vero significato della Natività di Gesù. Sono gli ortodossi, gli evangelici, i musulmani di Modena che non si perdono nel circo del consumo ma vanno dritto al cuore delle cose.

Gli ortodossi in generale, adottano il calendario giuliano che rispetto al nostro, gregoriano, ha uno sfasamento di 13 giorni. Padre Giorgio Arletti è un modenese doc e anche il prete della Chiesa di Tutti Santi in via San Bartolomeo, la più antica della città e affiliata al Patriarcato di Mosca. È frequentata da russi, ucraini e serbi. «Abbiamo fatto una messa per il 25 dicembre perché molti ortodossi per integrarsi hanno premura di onorare le feste comandate cattoliche ma eseguiremo la messa solenne del nostro Natale fra la notte del 6 e del 7 gennaio quando ci recheremo sul Panaro in processione con la croce di Cristo perché per gli ortodossi più che la Natività è fondamentale il battesimo di Gesù nel Giordano», spiega il prelato. Gli ortodossi a Modena, potenzialmente circa 12mila, non fanno il presepe: «È una tradizione che risale a Francesco d'Assisi che non è riconosciuto come santo dai patriarcati ortodossi», ricorda Arletti.

Anche gli evangelici di Modena, circa 3mila nel nostro territorio con oltre 20 chiese, non fanno il presepe: «Preferiamo ricordare Gesù risorto e non in una mangiatoia circondato da animali», dice Davide Galassi, pastore pentecostale della chiesa Missione Cristiana Libertà. Galassi spiega che la Natività di Gesù è una convenzione poiché non supportata dalle Scritture e di conseguenza non osservata dalla maggioranza delle chiese di ispirazione protestante italiane. «Ma per noi è comunque una occasione per parlare della figura di Gesù, non abbiamo niente contro i simboli del Natale, accettiamo di buon grado il corollario di regali e albero per i bambini anche se alcuni evangelici lo ritengono una credenza pagana».

Gli evangelici sono però ostili alla befana quanto lo sono contro Halloween. «Accettiamo di conformarci al Natale cattolico ma non al 6 gennaio, per noi la Befana è un simbolo demoniaco, una figura che invoca streghe e spiriti maligni e satanici», precisa Galassi.

I musulmani hanno diverse scuole di pensiero. Da una parte ci sono i laici che addobbano l’albero e non perdono l'occasione per festeggiare. Dall’altra parte, i conservatori, per i quali è un’eresia riconoscere pari dignità ai profeti dell’Islam e del Cristianesimo, fra Mohamed e Gesù. E quindi celebrare il Natale è peccato. Con un approccio più sfumato troviamo le moschee modenesi, circa 20 con 30mila fedeli sparsi sul territorio provinciale. Alla Casa della Saggezza di via Portogallo troviamo la realtà più “conciliante” con le usanze cattoliche: «Festeggiamo sempre le feste civili e religiose d'Italia, per noi è un'occasione di ribadire la nostra fede anche nel profeta cristiano e l'amicizia fraterna con il paese che ci ospita», dice Idriss Bakary, imam e dirigente della sala di preghiera. Il Corano, oltre a dedicare un’intera Sura alla Vergine Maria, cita spesso Gesù come un profeta centrale, ma non fondamentale.

Più conservatrice, la moschea al-Rahman di via delle Suore, che tuttavia dichiara di rispettare la celebrazione della Natività. «Niente ci dimostra che il profeta dei cristiani sia nato il 25 dicembre ma festeggiamo volentieri e porgiamo gli auguri ai nostri colleghi, vicini, amici cristiani con cui condividiamo il panettone ma non il vino», dice Driss Wagueg, portavoce della moschea più antica e frequentata del territorio.

«Nessuno di noi ha un albero di Natale in casa o quanto meno un presepe, non è nella nostra sensibilità. Ma se Babbo Natale visita la scuola dei miei figli non ho niente da ridire».



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