«2018, anno di svolta L’azienda unica è un bene per tutti»
di Davide Berti
Il direttore Trenti e il presidente di Medicina Pellacani: «Equipe più forti e nuovi investimenti sulla tecnologia»
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Un anno fa si univano i due ospedali, Policlinico e Baggiovara. Dopo i primi 365 giorni di convivenza si può tracciare un primo bilancio di una operazione strutturata su tre anni che ha messo insieme due mondi, l’ospedale civile e quello universitario, che fino a poco tempo faticavano non poco a collaborare. Oggi hanno una regia comune, il direttore generale Ivan Trenti, mentre l’università è presente in entrambe le strutture sotto la guida del presidente della facoltà di Medicina, Giovanni Pellacani. Per capire il futuro della sanità modenese li abbiamo incontrati insieme.
Che cosa vi aspettate dal 2018?
Ivan Trenti: «Il 2018 sarà in continuità con il 2017. Abbiamo la consapevolezza di raggiungere il pareggio di bilancio per entrambi gli ospedali. La produzione, intesa come attività di degenza ospedaliera, ambulatoriale e day hospital, è stata superiore al 2016 per tutte e due le sedi. Il primo anno di sperimentazione è stato positivo: le equipe hanno collaborato come speravamo e sono arrivati nuovi progetti appena approvati come il polo endodrinologo-metabolico e quello dell’arto superiore, nuova equipe tra le due ortopedie e la chirurgia della mano, che porterà ad un’attività che non era stata fatta nei due ospedali. Il 2018 sarà l’anno decisivo per la sperimentazione. Dopo aver verificato che tutta la documentazione funziona e il clima tra i professionisti è positivo, sarà il momento di definire il tutto grazie alla capacità della facoltà di Medicina di mettersi in gioco. Negli ultimi due anni è cambiata l’aria. All’inizio del 2019 vorremmo già arrivare con un’azienda costituita con la legge regionale, superando con un po’ di anticipo la sperimentazione perchè l’azienda unica è a disposizione e oggi ne beneficia tutto il territorio: i nostri professionisti in giro nelle sedi perifiche dell’Ausl sono una opportunità».
Giovanni Pellacani: «La differenza è stata la formula fin dall’inizio. Normalmente dappertutto l’università e la parte assistenziale agiscono in modo più scordinato, ognuno guardando al suo con anche obiettivi diversi. Abbiamo cercato di pianificare assieme per cambiare la strategia. La decisione è stata quella di investire per far confluire sinergie: una fetta dell’università, una fetta dell’azienda, con lo sguardo rivolto anche al territorio e alle province dell’area vasta per incrementare la didattica pratica e la ricerca applicata».
Qual è la forza dell’integrazione dei due ospedali?
Pellacani: «Quando si va troppo frammentati con logiche di potere personalizzate e di piccoli gruppi, questo porta inevitabilmente ad una divisione. Il ragionamento di base è stato azzerare le conflittualità e studiare progetti comuni. Questo ha chiesto il rettore, questo abbiamo fatto, unendo ricerca, didattica e assistenza. Cercando di scegliere: non possiamo fare tutto, ma quello che si è deciso è stato fatto con grande qualità, grazie ai dipartimenti».
Trenti: «Non c’è dubbio che la politica abbia fatto il suo compito. Aver messo in campo la sperimentazione, ha cambiato le regole del gioco. Più attenzione ai progetti e meno ai personalismi è stata la logica conseguenza. Si doveva dialogare di qualcosa di concreto in un contesto nuovo».
Quali sono le scommesse vincenti?
Trenti: «Nel 2018 chiuderemo alcuni cantieri, avvieremo così al Policlinico una occupazione di nuove sedi e stiamo lavorando per vedere come riempirle al meglio. Sul Civile di Baggiovara, invece, lavoreremo soprattutto sulle tecnologie. Due progetti in particolare: la sala ibrida, che sta andando molto bene dal punto di vista dei finanziamenti che servono per acquistare l’angiografo. Sarà un progetto innovativo e un upgrade notevole che troverà sede in 300 metri restaurati a Baggiovara entro la fine del prossimo anno. Poi la sostituzione della Tre Tesla, la Risonanza Magnetica più avanzata, che potrà avvenire entro la fine del 2018 - Bper ha già donato 300mila euro, ndr - Il modello che stiamo spendendo sul tavolo della conferenza territoriale è quello della disponibilità ad incrementare anche le forze sul territorio. È così per i dermatologi del professor Pellacani, per gli ottorini del professor Presutti, per i reumatologi del professor Salvarani, che arriverà con un grande progetto nella reumatologia. Così come è partito il nuovo progetto dell’arto superiore».
Pellacani: «Dal punto di vista universitario scelte recenti creeranno una positiva conseguenza. Partiamo dalla Reumatologia: siamo impegnati per avere a disposizione un vicino di casa di livello internazionale, Carlo Salvarani, che lavora a Reggio. Lavorerà anche a Modena, coordinando un grande progetto e senza rinunciare a Reggio. Il nuovo progetto dell’arto superiore completa la chirurgia della mano, che era una disciplina già forte. L’arto superiore non ce l’ha nessun altro in Regione. Poi l’otorino: il professor Presutti ha consolidato le basi per una scuola di importanza internazionale. I nostri concorsi sono tra i più competitivi, perché vogliamo puntare al meglio. E quando il meglio arriva c’è una struttura a disposizione per il suo progetto in un’ottica nuova: la medicina ad organo non esiste più, oggi un farmaco agisce su più sistemi per questo servono equipe motivate da ottimi primari che sappiano guardare all’innovazione».
Come si riesce a trattenere i migliori professionisti, che devono anche rinunciare ai guadagni del privato?
Trenti: «Stiamo parlando di persone che potrebbero fare centinaia di migliaia di euro di guadagni se fossero dei liberi professionisti in extramoenia e se fosse consentito loro di essere anche primari. Come prima cosa non esistono in Emilia Romagna primari in extramoenia. Cerchiamo di dare a loro le condizioni migliori. Il meccanismo è certamente penalizzante dal punto di vista economico e nessuno si deve stupire dei loro ricavi che sono comunque molto inferiori al privato».
Pellacani: «Sono persone che dedicano il loro tempo al reparto, perchè è la loro prima missione e il loro primo interesse. Se uno non fa funzionare bene il reparto non è attrattivo lui per primo. E il sistema ospedale ne beneficia».
C’è qualcosa da migliorare?
Trenti: «La chirurgia oncologica ginecologica. Dobbiamo fare passi avanti per le nostre donne. Abbiamo acquisito nuove professionalità, dialogheremo con Reggio Emilia, ma dobbiamo fare di più perchè un ospedale che tra un po’ avrà un nuovo reparto materno-infantile (2020, ndr) deve crescere».
Pellacani: «Dobbiamo trovare una via di sviluppo definitiva per la medicina metabolica di Baggiovara. Dobbiamo caratterizzarla con la strategia del domani dopo che il professor Ponz De Leon andrà in pensione. Per la parte formativa non ci dispiacerebbe assumere una valenza internazionale perchè godiamo di alcune eccellenze che conformate nel giusto modo possono diventare molto attrattive per studenti e medici».
Che cosa vi aspettate dal 2018?
Ivan Trenti: «Il 2018 sarà in continuità con il 2017. Abbiamo la consapevolezza di raggiungere il pareggio di bilancio per entrambi gli ospedali. La produzione, intesa come attività di degenza ospedaliera, ambulatoriale e day hospital, è stata superiore al 2016 per tutte e due le sedi. Il primo anno di sperimentazione è stato positivo: le equipe hanno collaborato come speravamo e sono arrivati nuovi progetti appena approvati come il polo endodrinologo-metabolico e quello dell’arto superiore, nuova equipe tra le due ortopedie e la chirurgia della mano, che porterà ad un’attività che non era stata fatta nei due ospedali. Il 2018 sarà l’anno decisivo per la sperimentazione. Dopo aver verificato che tutta la documentazione funziona e il clima tra i professionisti è positivo, sarà il momento di definire il tutto grazie alla capacità della facoltà di Medicina di mettersi in gioco. Negli ultimi due anni è cambiata l’aria. All’inizio del 2019 vorremmo già arrivare con un’azienda costituita con la legge regionale, superando con un po’ di anticipo la sperimentazione perchè l’azienda unica è a disposizione e oggi ne beneficia tutto il territorio: i nostri professionisti in giro nelle sedi perifiche dell’Ausl sono una opportunità».
Giovanni Pellacani: «La differenza è stata la formula fin dall’inizio. Normalmente dappertutto l’università e la parte assistenziale agiscono in modo più scordinato, ognuno guardando al suo con anche obiettivi diversi. Abbiamo cercato di pianificare assieme per cambiare la strategia. La decisione è stata quella di investire per far confluire sinergie: una fetta dell’università, una fetta dell’azienda, con lo sguardo rivolto anche al territorio e alle province dell’area vasta per incrementare la didattica pratica e la ricerca applicata».
Qual è la forza dell’integrazione dei due ospedali?
Pellacani: «Quando si va troppo frammentati con logiche di potere personalizzate e di piccoli gruppi, questo porta inevitabilmente ad una divisione. Il ragionamento di base è stato azzerare le conflittualità e studiare progetti comuni. Questo ha chiesto il rettore, questo abbiamo fatto, unendo ricerca, didattica e assistenza. Cercando di scegliere: non possiamo fare tutto, ma quello che si è deciso è stato fatto con grande qualità, grazie ai dipartimenti».
Trenti: «Non c’è dubbio che la politica abbia fatto il suo compito. Aver messo in campo la sperimentazione, ha cambiato le regole del gioco. Più attenzione ai progetti e meno ai personalismi è stata la logica conseguenza. Si doveva dialogare di qualcosa di concreto in un contesto nuovo».
Quali sono le scommesse vincenti?
Trenti: «Nel 2018 chiuderemo alcuni cantieri, avvieremo così al Policlinico una occupazione di nuove sedi e stiamo lavorando per vedere come riempirle al meglio. Sul Civile di Baggiovara, invece, lavoreremo soprattutto sulle tecnologie. Due progetti in particolare: la sala ibrida, che sta andando molto bene dal punto di vista dei finanziamenti che servono per acquistare l’angiografo. Sarà un progetto innovativo e un upgrade notevole che troverà sede in 300 metri restaurati a Baggiovara entro la fine del prossimo anno. Poi la sostituzione della Tre Tesla, la Risonanza Magnetica più avanzata, che potrà avvenire entro la fine del 2018 - Bper ha già donato 300mila euro, ndr - Il modello che stiamo spendendo sul tavolo della conferenza territoriale è quello della disponibilità ad incrementare anche le forze sul territorio. È così per i dermatologi del professor Pellacani, per gli ottorini del professor Presutti, per i reumatologi del professor Salvarani, che arriverà con un grande progetto nella reumatologia. Così come è partito il nuovo progetto dell’arto superiore».
Pellacani: «Dal punto di vista universitario scelte recenti creeranno una positiva conseguenza. Partiamo dalla Reumatologia: siamo impegnati per avere a disposizione un vicino di casa di livello internazionale, Carlo Salvarani, che lavora a Reggio. Lavorerà anche a Modena, coordinando un grande progetto e senza rinunciare a Reggio. Il nuovo progetto dell’arto superiore completa la chirurgia della mano, che era una disciplina già forte. L’arto superiore non ce l’ha nessun altro in Regione. Poi l’otorino: il professor Presutti ha consolidato le basi per una scuola di importanza internazionale. I nostri concorsi sono tra i più competitivi, perché vogliamo puntare al meglio. E quando il meglio arriva c’è una struttura a disposizione per il suo progetto in un’ottica nuova: la medicina ad organo non esiste più, oggi un farmaco agisce su più sistemi per questo servono equipe motivate da ottimi primari che sappiano guardare all’innovazione».
Come si riesce a trattenere i migliori professionisti, che devono anche rinunciare ai guadagni del privato?
Trenti: «Stiamo parlando di persone che potrebbero fare centinaia di migliaia di euro di guadagni se fossero dei liberi professionisti in extramoenia e se fosse consentito loro di essere anche primari. Come prima cosa non esistono in Emilia Romagna primari in extramoenia. Cerchiamo di dare a loro le condizioni migliori. Il meccanismo è certamente penalizzante dal punto di vista economico e nessuno si deve stupire dei loro ricavi che sono comunque molto inferiori al privato».
Pellacani: «Sono persone che dedicano il loro tempo al reparto, perchè è la loro prima missione e il loro primo interesse. Se uno non fa funzionare bene il reparto non è attrattivo lui per primo. E il sistema ospedale ne beneficia».
C’è qualcosa da migliorare?
Trenti: «La chirurgia oncologica ginecologica. Dobbiamo fare passi avanti per le nostre donne. Abbiamo acquisito nuove professionalità, dialogheremo con Reggio Emilia, ma dobbiamo fare di più perchè un ospedale che tra un po’ avrà un nuovo reparto materno-infantile (2020, ndr) deve crescere».
Pellacani: «Dobbiamo trovare una via di sviluppo definitiva per la medicina metabolica di Baggiovara. Dobbiamo caratterizzarla con la strategia del domani dopo che il professor Ponz De Leon andrà in pensione. Per la parte formativa non ci dispiacerebbe assumere una valenza internazionale perchè godiamo di alcune eccellenze che conformate nel giusto modo possono diventare molto attrattive per studenti e medici».
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