Gazzetta di Modena

Modena

«Fonderie, pronto a ricercare i fondi»

di Luca Gardinale
«Fonderie, pronto a ricercare i fondi»

Giorgio Prampolini, presidente dell’associazione che le sostiene: «Servirebbero sette milioni di euro, il momento è questo»

3 MINUTI DI LETTURA





Lui là dentro ci ha anche lavorato: non al cubilotto, come ironicamente gli facevano notare gli operai - «fai il dirigente, quindi non lavori…» - ma in ufficio. E poi ha continuato a lavorarci anche da fuori: non più come dipendente, ma come presidente di un’associazione in prima linea per la valorizzazione di uno dei “pezzi” più significativi della città, perché la sua storia dice tanto della storia del lavoro a Modena.

A parlare delle ex Fonderie riunite, tornate al centro dell’attenzione grazie all’ipotesi della Camera di Commercio di far nascere un parco scientifico-tecnologico proprio nello storico edificio di viale Ciro Menotti, è Giorgio Prampolini, ex consigliere comunale Ds e presidente dell’associazione Amici delle Fonderie.

Prampolini, cosa rappresentano le Fonderie per la storia della nostra città?

«Rappresentano tantissimo, una sorta di tempio laico al lavoro. Un tempio in cui sono successe tante cose, dai tragici fatti del 9 gennaio del 1950 alla grande battaglia di popolo che ha accompagnato la crisi di Orsi, portando alla nascita della cooperativa. Un luogo in cui hanno lavorato gli “ingegneri della classe operaia”, perché i fonditori e i modellisti facevano un lavoro difficilissimo, tanto che oggi lo fanno le macchine, che spesso… lo fanno male. Insomma, in quel tempio c’è stato davvero il meglio della classe operaia, che ha saputo anche dare risposte importanti nei momenti difficili».

Ad esempio?

«In una delle tante serrate del periodo della crisi di Orsi, l’azienda decise di riaprire, ma a una condizione: chi era disposto ad accettare le condizioni dell’imprenditore poteva lavorare, mentre chi non era disposto a farlo doveva restare fuori. Ebbene, al momento della riapertura, a rimanere fuori furono… tutti, anche perché gli operai avevano la città con loro».

Un luogo di memoria, insomma, che dieci anni fa amministrazione comunale e associazione provarono a valorizzare con il progetto partecipato che approdò al cosidetto progetto “Dast”.

«Quando partimmo, nell’ottobre del 2007, come associazione non avevamo un soldo, ma una grande volontà di valorizzare un luogo unico per la memoria della città, forse l’ultima memoria del lavoro operaio e della capacità dei lavoratori di superare la crisi e diventare imprenditori. Così, insieme al Comune, abbiamo fatto partire un progetto che ha portato ad un percorso partecipativo autentico, durato due anni: il “Dast” è stato un risultato importante, frutto di una mediazione che non era al ribasso, perché si rifaceva ai valori delle Fonderie».

E poi cosa è successo?

«Quando ci siamo detti “bene, ora cerchiamo i soldi”, alcuni degli imprenditori che avevano già dato il via libera, promettendo investimenti, si sono tirati indietro: purtroppo il progetto si è scontrato proprio con l’inizio della crisi, e così molti investitori hanno fatto un passo indietro perché non avevano più la possibilità di sostenerlo».

Ma ora, con l’ipotesi della Camera di Commercio di un parco scientifico proprio alle Fonderie, si potrebbe riaccendere una speranza.

«Quella del parco scientifico sarebbe una bellissima idea, perché andrebbe nella stessa direzione del progetto “Dast”: tutto quello che è storia del lavoro, in sostanza, potrebbe stare là dentro. La filosofia è quella giusta, e se ripartisse il dibattito si potrebbe coinvolgere anche l’università, che dieci anni fa aveva anche ipotizzato di aprire una Facoltà del design alle Fonderie. Certo, per mettere in pratica un progetto del genere servirebbero diversi milioni, forse sei o sette, ma per ora è importante riprendere a parlarne: noi siamo pronti a fare la nostra parte, e io sarei disposto anche a cercare gli imprenditori che dieci anni fa erano interessati, coinvolgendo anche la Legacoop, che sono certo sarebbe interessata ad un progetto del genere. Insomma, oggi ci sono le basi per recuperare una parte importante della storia della nostra città, e probabilmente si tratta dell’ultima occasione per farlo».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google