alla cassa dei supermercati
E i clienti si dividono «L’ambiente ringrazia»
«Una vergogna…» o forse no. Nei supermercati di Modena la novità dei sacchetti bio a pagamento per frutta, verdura, carne e pesce suscita reazioni diverse nei clienti. I più critici verso la legge...
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«Una vergogna…» o forse no. Nei supermercati di Modena la novità dei sacchetti bio a pagamento per frutta, verdura, carne e pesce suscita reazioni diverse nei clienti. I più critici verso la legge 123/2017 (il decreto Mezzogiorno che ha introdotto l’obbligo) esprimono posizioni del tutto simili ai giudizi delle associazioni di categoria. La caccia alle scorciatoie è dietro l’angolo, così c’è chi pensa di portare il sacchetto da casa e chi di eliminarlo, etichettando i prodotti uno a uno. Un elogio della fantasia di cui i primi risultati s’iniziano a vedere nelle casse. I più favorevoli alla manovra, invece, considerano come prioritario l’aspetto ecologista e sono sulla stessa linea di Legambiente. Considerano inoltre la spesa extra legata alle buste bio non eccessiva e sostenibile. I costi dei sacchetti sinora osservati sono compresi tra 1 e 3 centesimi. Partendo dalle 139 spese annue delle famiglie (dati Gfk-Eurisko 2017), se s’ipotizzano tre sacchetti alla volta il consumo di buste bio all’anno sarebbe di 417 sacchetti. Un tesoretto per l’umido che costerebbe tra 4,17 e 12,51 euro, a seconda se i sacchetti sono pagati al minimo o al massimo. «Dovrebbero vergognarsi», attacca Fernando Lotti. Destinatario dell’invettiva non è la catena della grande distribuzione, ma lo Stato. «Non dovrebbero fare pagare i sacchetti e lo Stato non dovrebbe mettere quest’obbligo». Per Carla Fontanesi la notizia è «una sorpresa e un’altra cosa che non va bene». «Mi dà fastidio - aggiunge una cliente, mostrando la borsa-carrello con cui entra nel locale - ma purtroppo se si deve fare si fa. Mi devo ancora preparare psicologicamente per la novità: è la prima volta che faccio la spesa quest’anno». «Va bene pagare i sacchetti bio - sostiene invece Paolo Casari - visto che si pagano anche quelli alla cassa. Il fatto che siano biodegradabili è importante per l’ambiente». La vede così anche Alessandra Barbanti. «Sono sacchetti migliori di quelli che erano distribuiti in precedenza - afferma Alessandra - e poi si possono usare nel compostaggio dopo. Sono migliori per la raccolta dell’umido. Se poi il fatto di pagarli non va bene, si può andare dal contadino». La donna suggerisce nuovi possibili miglioramenti («si potrebbe fare una campagna diversa per i sacchetti dell’ortofrutta») e non punta il dito contro la grande distribuzione («non è colpa del supermercato, è una legge»). In fondo, si tratta secondo lei di una spesa limitata («appena due centesimi»). Nessuno degli intervistati dichiara di aver fatto un utilizzo improprio dei sacchetti. Una distorsione su cui è intervenuta la legge, criticata da Coop Alleanza 3.0 non per la parte “verde”, ma in merito all’obbligo di pagamento dei sacchetti bio. Un obbligo che il gruppo ha applicato unicamente al reparto ortofrutta. (g.f.)
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