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Modena, «Garage Ferrari: ultimatum al Comune»

di Carlo Gregori
Modena, «Garage Ferrari: ultimatum al Comune»

Tutto abusivo: i giudici di Roma danno al municipio un anno per proporre un’alternativa all’abbattimento (che resta valido)

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MODENA. No a una sanzione riparatoria solo sulla parte “eccedente” del Garage Ferrari, tutto abusivo. Soprattutto no a una semplice sanzione che equivalga a una concessione edilizia e quindi a una sanatoria di fatto. Sì a un’ultima chance concessa al Comune di presentare un piano alternativo all’abbattimento, che resta comunque valido. Per presentare il progetto basta un anno di tempo, poi interverrà il commissario ad acta. In caso di abbattimento le spese di demolizione saranno tutte a carico della Ba Service di Piero Ferrari.

In causa da 31 anni. Questa in pillole la sentenza “definitiva” della Sesta Sezione del Consiglio di Stato dopo i ricorsi unificati del Comune di Modena e della proprietà, Ba Service, contro la sentenza del Tar che nel 2016 imponeva una volta per tutte l’abbattimento del Garage Ferrari. Il testo, di 58 pagine, ripercorre il labirintico caso giudiziario che ha ormai 31 anni alle spalle: una massa di decisioni, atti, provvedimenti del Comune e sentenze che mettono a disagio gli stessi giudici di Roma costretti da un lato a ricapitolare il groviglio di decisioni e richieste e dall’altro a evitare di ridiscutere ciò che si è già stabilito. Alla fine, i giudici hanno deciso di confermare le ragioni del vicinato che chiede l’abbattimento. Il ricorso del Comune è in parte accolto; quello della Ba Service di Piero Ferrari risulta infondato.

Dentro il labirinto. Sicuramente, la costruzione del garage risale a un accordo del 1987 tra l’allora sindaco e la società Fiorano Due ma i giudici ritengono che non ci sia prova concreta di ciò che si decise con Enzo Ferrari per rilasciare un’autorizzazione alla Fiorano Due (poi diventata Ba Service) in base al Prg di allora su quei volumi di cemento. Prendono invece in considerazione l’argomento avanzato dal Comune secondo il quale il garage ha un’utilità pubblica, anche se spiegano che è ben difficile distinguere la pubblica utilità per una proprietà privata. In ogni caso da allora il vicinato intero, rappresentato dall’avvocato Giovan Ludovico Della Fontana, ha dichiarato guerra al colosso di cemento di via Trento Trieste ritenuto abusivo non solo nei due piani “eccedenti” ma del tutto.

Abusivo ma sanabile? Ad aggrovigliare la situazione è stata proprio la disponibilità del Comune verso la proprietà. Nel 2015 è stato infatti adottato un provvedimento che stabiliva come abusivo tutto lo stabile ma andava incontro alla Ba Service riconoscendo «l’impossibilità tecnica di ripristino» della parte “eccedente” del garage nel complesso abusivo e si proponeva la demolizione dei due piani superiori. Ma poco dopo nell’atto veniva «accertata la indemolibilità della parte eccedente» e si sottolineava persino «un conclamato interesse pubblico al mantenimento dell’immobile nella sua attuale consistenza» (quindi anche nella parte “eccedente”, ndr), «progettato e costruito per far fronte alle impellenti esigenze pubbliche dovute alla e carenze di parcheggi».

L’interesse pubblico. Per questo il Comune proponeva alla Ba Service una «sanzione pecuniaria» di 1.897mila euro, più 463mila euro di spese per oneri e costi. La proprietà prima ha presentato domanda di sanatoria ma poi l’ha ritirata. Se la sentenza del Tar del 2016 obbligava ad abbattere il garage integralmente, la nuova sentenza del Consiglio di Stato sostiene che la sanzione pecuniaria per i due piani superiori «costituisce una libera e unilaterale ipotesi del Comune». È una pura «deduzione, quella di un annullamento solo parziale del titolo edilizio» sulla quale fondare la possibilità di una «fiscalizzazione» parametrata ai due piani abusivi. È anche un paradosso: se la proprietà pagasse, resterebbe senza un titolo edilizio e quindi sempre abusiva. Non solo: il pagamento di questa ingente somma non può costituire, dice il Consiglio di Stato, un salvacondotto per un permesso edilizio che sani l’edificio abusivo. E considerare il solo garage di «pubblico interesse» creerebbe una profonda differenza con un bene di pubblica proprietà. Quindi, il provvedimento del 2015 è nullo.

“Acquisitelo gratis”. Al Comune non resta altro che prendere in considerazione l’abbattimento. In alternativa, i giudici danno un’ultima chance: un anno esatto per ricalcolare il valore di tutto l’edificio in vista di una sanzione per la parte che rientra nei limiti volumetrici “regolari” applicando poi la sanzione sulla parte “in eccesso” e così salvandola. Oppure il Comune potrebbe acquisire l’edificio abusivo dalla proprietà, se questa se ne priva gratuitamente, «a vantaggio dell’intera comunità locale» Oppure può spostare sul territorio i volumi di cubatura utili.
 

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