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Modena, profughi, chi spaccia ora viene sfrattato

di Stefano Totaro
Modena, profughi, chi spaccia ora viene sfrattato

Fine dell’accoglienza per i richiedenti asilo che delinquono: per loro c’è la strada. E il Novi Sad diventa una grande casa

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MODENA. Chi spaccia viene sfrattato. Non c’è possibilità di rientrare dalla porta di servizio: chi ha a che fare con la giustizia, in modo particolare per affari di droga, finisce in strada. Chi sbaglia paga e nel frattempo lo Stato, tramite la prefettura, non paga più per lui l’accoglienza: niente più albergo, niente più struttura, niente più percorso educativo e di integrazione, niente più pocket money. Da qualche mese a questa parte questo è il destino di parecchi richiedenti asilo che sono accolti in città e nel restante territorio modenese: la prefettura infatti, dopo i campanelli d'allarme estivi che hanno squillato con l’intensificarsi dei controlli al parco XXII Aprile, nella zona dell’R-Nord e della stazione dei treni, non ha potuto non notare che gran parte delle persone fermate, denunciate o arrestate erano richiedenti asilo, trovati a spacciare, scoperti con marijuana, cocaina ed eroina. Insomma un modo non certo elegante di comportarsi nei confronti della comunità che, tra mille polemiche e difficoltà, si è data da fare per offrire ospitalità. E così la prefettura ha chiamato a rapporto tutte le forze dell’ordine le quali ora, anzi da qualche mese, hanno obbligo di segnalare alla prefettura stessa nel dettaglio i nominativi, le storie, tutti i dati dei richiedenti asilo che vengono presi in qualche modo a delinquere. A loro la prefettura chiude il rubinetto: fine dell’accoglienza.

Si tratta perlopiù di giovani del Gambia e della Nigeria, legati comunque al nostro territorio per almeno due anni dal loro arrivo nel Modenese: è la lunga attesa della sentenza fondamentale, quella relativa alla loro richiesta di asilo, se viene o non viene accolta. Lo “sfratto” dalle strutture, la strada come nuova casa porta a situazioni che facilmente si possono immaginare, anzi, chi si possono toccare con mano quotidianamente. Chi è in strada vive in strada, si organizza, trova una rete di persone nelle stesse condizioni e con le stesse possibilità e alla fine lavora con la droga e si assicura buoni guadagni. E non rischia più di tanto: denunce con il possesso di minime quantità, l’arresto ma solo in flagranza di reato. In tribunale, dicono le forze dell’ordine, essendo queste persone incensurate si arriva quasi sempre al patteggiamento e non vi è la misura della custodia cautelare in carcere. Qualcosa si ottiene con i fogli di via, ma dopo qualche mese di “nascondino” il gioco finisce e tutto ritorna come prima. La situazione del Novi Sad è figlia di tutto questo.

La facilità con cui è possibile comprare droga è ben conosciuta dagli studenti che, come abbiamo più volte raccontato, si ritrovano prima dell'inizio dele lezioni a comprare per poi dividersi l’acquisto o magari esportarne per commercializzarlo all'interno dell’istituto stesso. Questo avviene alla mattina presto, ma ora il mercato , sopratutto durante le feste, si è allargato facendo gli straordinari anche nel tardo pomeriggio, di serata e di notte. Le aggressioni con rapina, gli scippi, i furti di biciclette, le risse che scoppiano per motivi di territorio d’affari: il mercato della marijuana, dell’eroina e della cocaina è in mano a gente della Nigeria, del Gambia e in parte minore del Ghana. I maghrebini fanno solo piccoli affari.
 

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