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Sassuolo, cade per il tombino infido: 100mila euro dal Comune

Sassuolo, cade per il tombino infido: 100mila euro dal Comune

Era a ridosso del marciapiede, sulle strisce pedonali e verniciato di bianco Il giudice civile condanna anche la ditta incaricata della manutenzione

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SASSUOLO. Centomila euro di risarcimento per una caduta: è questa la cifra che il Tribunale Civile ha obbligato a pagare il Comune di Sassuolo e Arletti pavimentazioni stradali ad una donna che era inciampata in via Pretorio a causa di un tombino sconnesso e dipinto di bianco come le strisce pedonali.

L’incidente è avvenuto il 25 gennaio del 2010 e solo dopo 7 anni si è giunti ad una sentenza. Il legale della donna, che al momento dell’incidente aveva 82 anni, aveva chiesto 208mila euro circa al Comune. L’Ente a sua volta aveva citato la patrimoniale del Comune, Sgp, dando inizio così ad uno scarica barile di responsabilità: Sgp a sua volta ha citato il Consorzio cooperative costruzioni, a cui, nel 2010, era affidato il servizio di gestione delle strade pubbliche. A sua volta il Consorzio aveva affidato la gestione delle strade ad Arletti pavimentazione stradali (in concordato), Cooperativa Edilterrazzieri Cet Scarl e Turchi Cesare Srl. Queste ultime due ditte non si sono costituite, mentre Arletti (responsabole per quel tratto di strada), ha chiamato in causa l’assicurazione Helvetia, che ha chiesto il rigetto della domanda in quanto la decisione di collocare il tombino in quel punto è stata assunta dall’ente proprietario (il Comune) e che l’incidente sia da imputare al comportamento della donna. Non della stessa idea il giudice, che ha anche ascoltato la testimonianza di una donna che si trovava «sull’attraversamento pedonale, in direzione opposta a quella della signora A.C., ho visto che stava scendendo dal marciapiede e appena ha appoggiato il piede è caduta sbilanciandosi tutta sulla destra. La signora ha iniziato l’attraversamento all’altezza del tombino ed è caduta proprio nei pressi di quello». Il Tribunale ha riconosciuto quel tombino come «oggettivamente pericoloso, in quanto collocato all’inizio dell’attraversamento pedonale, subito sotto il marciapiede, lievemente al di sotto del livello della strada (il fatto che ciò serva per consentire la raccolta dell’acqua è senz’altro comprensibile ma a maggior ragione sconsiglia la sua collocazione all’altezza degli attraversamenti pedonali), parzialmente dipinto di bianco come le strisce». In base a queste considerazioni il giudice ha ritenuto responsabili sia l’ente proprietario (il Comune), sia il concessionario della manutenzione e gestione (Arletti).

Il Comune per l’infelice posizione scelta per piazzare un tombino: nella perizia del Comune si legge infatti «inserito nel pedonale è, da sempre, posizionata una caditoia per la raccolta dell’acqua piovana». Colpevole pure il concessionario della manutenzione per non aver installato una segnalazione adeguata del pericolo: averlo verniciato di bianco ha avuto l’effetto di aumentare l’insidia, rendendola di fatto mimetica. (gib)
 

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