Sassuolo. Abbattuti undici cinghiali nel Secchia
Drasticamente ridotto il branco responsabile di incidenti e sortite al parco. In campo 30 cacciatori e la polizia provinciale
SASSUOLO. Sono le 9,40 quando in lontananza si sente il primo colpo. Poi altri, una decina, in sequenza.
La zona è inaccessibile, ma è chiaro che i primi cinghiali sono stati uccisi all’interno del Secchia, dove è in corso l’abbattimento del branco di animali che da circa un anno vive in questa zona. Fatto di per sè innocuo, anzi riprova di come l’ambiente attorno al fiume sia accogliente per la fauna. Il problema nasce dalla vicinanza con Sassuolo, ed in particolare non solo con la frequentatissima pista ciclabile del percorso Natura, ma anche con alcune strade molto trafficate e con il parco Ducale, dove non era raro incontrare i cinghiali.
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A coordinare i 30 cacciatori selettori (tutti in possesso di un’abilitazione specifica per questi interventi), tre uomini della polizia provinciale. Quando vengono sparati i primi colpi, da ormai due ore il Secchia è inaccessibile. I cacciatori si sono schierati lungo un tratto di un chilometro, indossando vistose pettorine arancioni e gli accessi alla ciclabile sono controllati da Gev, Volontari della sicurezza, polizia municipale, carabinieri, polizia di stato, con la Digos intenta a controllare gli animalisti. Una decina questi ultimi, che hanno cercato a più riprese, ma senza successo, di interrompere la caccia. L’operazione è durata fin verso mezzogiorno: undici i cinghiali abbattuti sui quindici che le autorità avevano censito nei mesi scorsi. Una riduzione drastica: ma nessun cucciolo ucciso.
«Questa era l’unica via percorribile - spiega l’ispettore della polizia provinciale Claudio Gibertini - Nel piano di controllo dei cinghiali prima utilizziamo i metodi ecologici. Avevamo tentato la cattura con le gabbie o i dissuasori olfattivi, che tenessero gli animali lontani dalle zone abitate. Nemmeno il tiro selettivo aveva funzionato». Mentre cammina lungo la ciclabile, nell’unica breve incursione concessa alla stampa, l’ispettore Gibertini segnala i punti in cui la recinzione che divide dal Secchia è stata forzata dagli animali: la rete è sollevata e il sentiero tracciato dai cinghiali è ben visibile anche ad occhi poco esperti. È da lì che i cinghiali “fuggivano” in direzione Sassuolo: «E non è una questione di solidità della recinzione - specifica Gibertini - perché un animale di 100 chili e testardo come il cinghiale ne forza anche di più robuste». In generale il cinghiale, spiega Gibertini, è un animale «in espansione. Quella di Sassuolo non è l’unica operazione in tal senso che noi svolgiamo, ne facciamo diverse. Chiaramente questa si porta dietro un clamore superiore perché si svolge a ridosso di strade molto trafficate e perché abbiamo dovuto chiudere l’accesso alla ciclabile. Ma l’abbattimento è una metodologia assolutamente legale e che rientra nella delibera provinciale sui piani di controllo e nel piano faunistico regionale. E dovevamo intervenire, perché le segnalazioni dei cittadini erano numerose: cinghiali nei cortili e negli orti, con rischi per i bambini. Senza contare le cadute dei ciclisti e gli incidenti stradali, che sono stati diversi. Non dimentichiamo che il cinghiale è un animale potenzialmente pericoloso».
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