Modena, Garage Ferrari: Piero lo dà al Comune per evitare l'abbattimento?
di Carlo Gregori
Il “sacrificio” del figlio del Drake, proprietario dello stabile abusivo: ha firmato la cessione gratuita della parte eccedente
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Il Garage Ferrari è tutto abusivo, non solo nelle parti eccedenti dei due piani superiori, e quindi va abbattuto. Il Comune si faccia carico dell’ultimo tentativo di salvarlo ma trovi una via legale praticabile entro un anno, dopodiché il caso passerà al commissario ad acta e verrà tutto demolito, a spese della sola proprietà, la Ba Service di Piero Ferrari. La sentenza del Consiglio di Stato sulla controversia legale più vecchia di Modena – compie 31 anni – dà ancora una volta ragione al vicinato che vuole ripristinare il rispetto delle regole in via Trento Trieste. Ma apre alcuni spiragli nuovi. L’alternativa è che Piero Ferrari realizzi il suo desiderio a vantaggio della collettività modenese: regalare in garage al Comune che poi di fatto sanerà l’abuso, anche se a scapito di chi si è battuto per la legalità.
È dal 1987, quando fu stretto un accordo – a quanto pare informale – tra l’allora assessore all’urbanistica Pier Camillo Beccaria e la Fiorano Due di Enzo Ferrari per costruire un parcheggio, che prosegue la controversia sulla massa di cemento armato diventata eccedente sulle cubature autorizzate. Adesso, su volontà dei giudici amministrativi di Roma, il cerino corto passa al Comune che dovrà decidere se fare qualcosa o lasciar andare al suo destino l’edificio di proprietà di una società, la Ba Service Spa, che ha un amministratore unico in Franco Ravanetti di Parma e un socio “eccellente” con una maggioranza per il 99,8% delle azioni di nome Piero Ferrari (lo 0,2% è intestato alla moglie Floriana Nalin). Il capitale sociale della Ba Service, nata nel 1990 subentrando alla Fiorano Due, è di due milioni e mezzo.
Ed è proprio tra le righe delle motivazioni dell’appello della Ba Service, trascritte nella sentenza che poi le respinge, che emerge un colpo di scena: «un fatto nuovo e rilevante», come scrivono anche i giudici.
Si legge infatti: «Il dottor Piero Ferrari, figlio commendator Enzo Ferrari, ha sottoscritto una promessa di donazione al sindaco della parte di edificio oggetti di giudizio adibita a garage, condizionandone gli effetti alla regolarizzazione della parte abusiva dell’immobile».
La sentenza era perciò ritenuta determinate da Ba Service: col ricorso la società mirava a far sì «che non si determini un sacrificio significativo per la collettività modenese».
Dove il «sacrificio» è la donazione dell’edificio di cemento abusivo che verrebbe acquisto nel patrimonio pubblico del Comune. È però chiaro che, in caso di donazione, la città avrebbe sì un garage gratis (almeno all’inizio), ma - in caso di sanatoria successiva - perderebbe amaramente la sua battaglia il vicinato che da decenni si batte per ripristinare la legalità .
È dal 1987, quando fu stretto un accordo – a quanto pare informale – tra l’allora assessore all’urbanistica Pier Camillo Beccaria e la Fiorano Due di Enzo Ferrari per costruire un parcheggio, che prosegue la controversia sulla massa di cemento armato diventata eccedente sulle cubature autorizzate. Adesso, su volontà dei giudici amministrativi di Roma, il cerino corto passa al Comune che dovrà decidere se fare qualcosa o lasciar andare al suo destino l’edificio di proprietà di una società, la Ba Service Spa, che ha un amministratore unico in Franco Ravanetti di Parma e un socio “eccellente” con una maggioranza per il 99,8% delle azioni di nome Piero Ferrari (lo 0,2% è intestato alla moglie Floriana Nalin). Il capitale sociale della Ba Service, nata nel 1990 subentrando alla Fiorano Due, è di due milioni e mezzo.
Ed è proprio tra le righe delle motivazioni dell’appello della Ba Service, trascritte nella sentenza che poi le respinge, che emerge un colpo di scena: «un fatto nuovo e rilevante», come scrivono anche i giudici.
Si legge infatti: «Il dottor Piero Ferrari, figlio commendator Enzo Ferrari, ha sottoscritto una promessa di donazione al sindaco della parte di edificio oggetti di giudizio adibita a garage, condizionandone gli effetti alla regolarizzazione della parte abusiva dell’immobile».
La sentenza era perciò ritenuta determinate da Ba Service: col ricorso la società mirava a far sì «che non si determini un sacrificio significativo per la collettività modenese».
Dove il «sacrificio» è la donazione dell’edificio di cemento abusivo che verrebbe acquisto nel patrimonio pubblico del Comune. È però chiaro che, in caso di donazione, la città avrebbe sì un garage gratis (almeno all’inizio), ma - in caso di sanatoria successiva - perderebbe amaramente la sua battaglia il vicinato che da decenni si batte per ripristinare la legalità .
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