Stefania Pica: «Quanti sacrifici Ci sentiamo usate e buttate via»
Anche la maestra Stefania Pica rischia il posto dopo la sentenza del Consiglio di Stato. La sua carriera è analoga a quella di tante altre maestre, il cui diploma magistrale era stato ritenuto...
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Anche la maestra Stefania Pica rischia il posto dopo la sentenza del Consiglio di Stato. La sua carriera è analoga a quella di tante altre maestre, il cui diploma magistrale era stato ritenuto abilitante. «Appena diplomata nel 2000 - racconta, - ho fatto la domanda di inserimento nella terza fascia di istituto nella provincia di Trento, ma non sono mai stata chiamata per le supplenze».
Poi la maestra s’iscrive alla facoltà di psicologia, da sempre la su passione. «Il 18 settembre del 2007 ho accettato la mia prima supplenza, a Montefiorino».
L’assunzione precaria è con la formula fino all’avente diritto, la classica supplenza di inizio anno quando si attende la pubblicazione delle graduatorie definitive. «Purtroppo, a dicembre, ho dovuto lasciare l’incarico perché non ero più io l’avente diritto. Fu un’esperienza entusiasmante e ricca di belle emozioni».
Stefania decide allora di rientrare a Chieti per terminare gli ultimi esami all’università, «con il desiderio di finire presto il mio percorso di studio e iniziare a lavorare nella scuola».
Terminati gli studi, «mi presi un anno per riflettere e capire se fosse la scelta giusta lasciare la mia famiglia e il mio mare, il mio amato Abruzzo per iniziare il percorso dell’insegnamento e delle supplenze. A Modena si lavorava anche dalla terza fascia delle graduatorie, ma nel mio paese no». Si trasferisce dunque a Modena e convinta di aver fatto la scelta giusta, s’iscrive alla facoltà di Scienze della formazione primaria a Reggio Emilia. «All’inizio”, racconta, “forse ero ancora allenata a fare gli esami, mi sembrava un percorso fattibile, ma lavorare e studiare dopo un po’ risultò faticoso. A luglio 2014 riuscii a laurearmi e qualche mese dopo completai gli esami per l’abilitazione al sostegno. Sacrificai tanti weekend per preparare gli esami». Ed ecco il colpo di scena, di sapore kafkiano. «Purtroppo o per fortuna non lo so, a maggio 2014 il diploma di maturità magistrale venne dichiarato abilitante. I miei anni investiti all’università da questo punto di vista sono stati inutili». A novembre 2014 decide allora di fare il ricorso, «dopo aver visto che molte insegnati ottennero il ruolo avendo solo il diploma. Io dopo 10 anni di università ero sempre una supplente». Viene assunta a tempo indeterminato a settembre 2016 dalla graduatoria del sostegno. La situazione però sembra surreale. «Fu una gioia a metà, una felicità paradossale. Ero di ruolo ma con riserva. Ero di ruolo precaria. Di ruolo fino alla sentenza della Plenaria. Di ruolo a tempo determinato. Ho dovuto accettare l’incarico a Rovereto sul Secchia e non avendo l’auto fu un anno davvero faticoso. Sveglia alle 5,30 per prendere il treno per Carpi alle 6,30. Certo, ero consapevole del rischio ma ho portato avanti gli impegni presi con la speranza di ottenere un po’ di serenità dopo tante fatiche. Ho superato l’anno di prova. Ora siamo tutti nella stessa situazione, presi tutti e gettati via. Non siamo pezzi di fabbrica ma pezzi unici e tali dovremmo essere considerati». Le prospettive? «Io ho fatto tutto quello che potevo fare per diventare insegnante di ruolo. L’impegno spesso non basta. Ora cerco di essere serena ma è davvero dura essere positivi. Io ci provo». (vi. bra.)
Poi la maestra s’iscrive alla facoltà di psicologia, da sempre la su passione. «Il 18 settembre del 2007 ho accettato la mia prima supplenza, a Montefiorino».
L’assunzione precaria è con la formula fino all’avente diritto, la classica supplenza di inizio anno quando si attende la pubblicazione delle graduatorie definitive. «Purtroppo, a dicembre, ho dovuto lasciare l’incarico perché non ero più io l’avente diritto. Fu un’esperienza entusiasmante e ricca di belle emozioni».
Stefania decide allora di rientrare a Chieti per terminare gli ultimi esami all’università, «con il desiderio di finire presto il mio percorso di studio e iniziare a lavorare nella scuola».
Terminati gli studi, «mi presi un anno per riflettere e capire se fosse la scelta giusta lasciare la mia famiglia e il mio mare, il mio amato Abruzzo per iniziare il percorso dell’insegnamento e delle supplenze. A Modena si lavorava anche dalla terza fascia delle graduatorie, ma nel mio paese no». Si trasferisce dunque a Modena e convinta di aver fatto la scelta giusta, s’iscrive alla facoltà di Scienze della formazione primaria a Reggio Emilia. «All’inizio”, racconta, “forse ero ancora allenata a fare gli esami, mi sembrava un percorso fattibile, ma lavorare e studiare dopo un po’ risultò faticoso. A luglio 2014 riuscii a laurearmi e qualche mese dopo completai gli esami per l’abilitazione al sostegno. Sacrificai tanti weekend per preparare gli esami». Ed ecco il colpo di scena, di sapore kafkiano. «Purtroppo o per fortuna non lo so, a maggio 2014 il diploma di maturità magistrale venne dichiarato abilitante. I miei anni investiti all’università da questo punto di vista sono stati inutili». A novembre 2014 decide allora di fare il ricorso, «dopo aver visto che molte insegnati ottennero il ruolo avendo solo il diploma. Io dopo 10 anni di università ero sempre una supplente». Viene assunta a tempo indeterminato a settembre 2016 dalla graduatoria del sostegno. La situazione però sembra surreale. «Fu una gioia a metà, una felicità paradossale. Ero di ruolo ma con riserva. Ero di ruolo precaria. Di ruolo fino alla sentenza della Plenaria. Di ruolo a tempo determinato. Ho dovuto accettare l’incarico a Rovereto sul Secchia e non avendo l’auto fu un anno davvero faticoso. Sveglia alle 5,30 per prendere il treno per Carpi alle 6,30. Certo, ero consapevole del rischio ma ho portato avanti gli impegni presi con la speranza di ottenere un po’ di serenità dopo tante fatiche. Ho superato l’anno di prova. Ora siamo tutti nella stessa situazione, presi tutti e gettati via. Non siamo pezzi di fabbrica ma pezzi unici e tali dovremmo essere considerati». Le prospettive? «Io ho fatto tutto quello che potevo fare per diventare insegnante di ruolo. L’impegno spesso non basta. Ora cerco di essere serena ma è davvero dura essere positivi. Io ci provo». (vi. bra.)
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