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Angelo Greco: danza è bellezza, un’arte che aiuta a trovare se stessi

di Francesco Dondi
Angelo Greco: danza è bellezza, un’arte che aiuta a trovare se stessi

L'artista di Concordia ha iniziato a 13 anni, poi l’exploit internazionale e a febbraio l’ingresso al S. Francisco Ballet

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Ventidue anni, originario della Sardegna, cresciuto a Fossa di Concordia. Angelo Greco è ora uno dei principali talenti della danza italiana, primo ballerino del San Francisco Ballet e impegnato in diversi teatri mondiali, da Roma fino in Germania dove a Capodanno si è esibito nella “Corsaire”.

Un ragazzo sul tetto della danza mondiale, si guarda indietro e cosa pensa?

«Che all’inizio della mia storia artistica è stata molto dura. Dopo aver iniziato a danzare a Mirandola, a 13 anni, ho scelto, in comune accordo con la mia famiglia, di mettermi alla prova nella scuola di avviamento professionale “Il Balletto” di Castelfranco Veneto, con il maestro Elias Garcia Herrera. È stato lui ad insegnarmi tanto, a formarmi, ad aiutarmi a non arrendermi mai. La mattina andavo a scuola e il pomeriggio ad allenarmi».

Deve essere un lavoro particolarmente duro: arrivare a questi livelli impone grande attenzione, sacrifici e passione.

«Il maestro Garcia Herrera non era un tipo tenero. È come se mi avessero buttato nell’oceano per insegnarmi a nuotare. Continuava a dirmi “no, Angelo, no Angelo, così non va bene”, ma non mi sono mai arreso, ho preso quei rimproveri come uno stimolo a migliorarmi sempre di più, senza abbattersi o avere timore di non riuscire. Mi ha insegnato la bellezza dei movimenti, l’emozione di essere se stessi, di togliersi quella maschera che in tanti sono costretti ad indossare. Io mi alzavo e ripartivo e anche nei momenti difficili mi sono chiuso in me stesso dicendomi “io ce la posso fare”. Adoro essere me stesso: se c’è un problema non ha senso aggirarlo perché resta in sospeso, mi sono invece abituato ad affrontarlo di petto per trovare una soluzione».

Ci accompagni sul palcoscenico con lei, che cosa si prova?

«Io posso parlare di quello che vivo personalmente perché ogni artista è diverso e non mi piace l’idea di fare confronti o catalogarci. La danza è bella perché non è unica altrimenti diventerebbe troppo noiosa, invece trasmette bellezza, armonia, mi dà un senso di libertà. Fin da piccolo non ho mai avuto paura di andare in scena, magari sbagliavo, ma cercavo sempre un modo immediato per mascherare l’errore e improvvisavo. Quando danzo penso soltanto a spingermi oltre i miei limiti, a migliorarmi ogni giorno senza pormi una meta di arrivo perché per fare sempre meglio non ci si può fermare».

E poi arrivano gli applausi del pubblico?

«Contrariamente a quello che si può pensare io non ballo per gli applausi. Come tanti altri miei colleghi danziamo per scrivere la storia di questa arte, per portarla sempre più in alto. Certo, il pubblico è importante, io cerco di trasmettere loro la mia energia che accumulo immedesimandomi nel personaggio che devo interpretare. È per quello che esco stremato da ogni spettacolo, ho dato tutto, ho passato le mie energie a chi mi guarda e mi rende felice anche se l’impegno è stato tanto».

Le manca qualcosa dell’Italia?

«La risposta sarebbe scontata: la mia famiglia, i miei affetti. Sto vivendo al massimo l’esperienza a San Francisco, negli Stati Uniti ci sono tantissime produzioni, così mi trovo a provare anche tre-quattro parti nello stesso periodo di tempo. Sono talmente tanto concentrato sul mio lavoro, che diventa difficile pensare a ciò che mi manca dell’Italia, sono ovviamente sacrifici bellissimi, che mi riempiono di gioia perché sto facendo la cosa che più mi appassiona “danzare” ».

Bellezza, ecco il termine che più si addice alla danza.

«Ma la bellezza è anche ciò che abbiamo in Italia, pensate ai magnifici posti che abbiamo da condividere con il mondo intero».

E ai suoi amici di Concordia cosa vuole dire?

«Li abbraccio forte, li saluto tutti e vorrei dire loro di non smettere mai di sognare perché i sogni si possono realizzare con impegno, passione e tanta volontà... io l’ho fatto. C’è una cosa che ho scoperto con il passare degli anni: non bisogna mai dimenticare il passato perché è il nostro vissuto che ci permette di crescere, di migliorarci, di apprezzare la vita ed i valori che ci sono stati trasmessi, tutte esperienze che diventano un bagaglio umano fondamentale per affrontare con il sorriso e tanto coraggio il futuro che ci attende».

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