I giocattoli contro il consumismo
Una mostra di oggetti Made in China per combattere il marketing selvaggio
2 MINUTI DI LETTURA
Continua con buon riscontro da parte dei visitatori, nei corridoi dell’ospedale di Sassuolo, la mostra dei quadri sul tema dei giocattoli ‘Made in China’ raccolti dal poliedrico artista Marco Bertin. Si tratta di un’esibizione a tutti gli effetti spettacolare e colorata, che porta i visitatori a riflettere sulla necessità di sviluppare una maggior consapevolezza critica verso i consumi, e la forza e persuasiva del marketing moderno. L’utilizzo dei giocattoli, mette in evidenza come le strategie di marketing siano sempre più aggressive anche con bambini e ragazzi, abituandoli a desiderare sempre nuovi oggetti con un approccio che non prevede critica.
La scelta di oggetti ‘Made in China’ stigmatizza inoltre un modello di sviluppo che, anche quando si propone di dare felicità e spensieratezza (attraverso i giocattoli ai bambini) nasconde un meccanismo che produce infelicità. Infatti gli operai cinesi, protagonisti passivi della produzione a basso costo, vengono scelti per la convenienza dei costi, imponendo loro di costruire oggetti che non rappresentano in nessuna maniera la loro cultura e che non offrono, nessuna soddisfazione nel lavoro. La mostra propone anche un grande polittico - insieme di vari elementi artistici - di 32 metri quadri, alcune fotografie e un’originale installazione oltre a decine di opere realizzate da Bertìn, tutte esposte fino al 16 febbraio.
«Guardare questi giocattoli come opere d’arte, trattarli come tali, può essere un modo per educare se stessi e le nuove generazioni - suggerisce l’artista Marco Bertin - a una maggior consapevolezza nei confronti dei continui stimoli che riceviamo a “consumare”, il mio obiettivo è attirare l’attenzione del visitatore sui limiti del consumismo, analizzando in modo critico le conseguenze che il marketing può comportare». La mostra appartiene ai progetti del movimento arte etica ed è organizzata da Artantide.com gallery ed è curata da Sandro Orlandi Stagl. (al.scibona)
La scelta di oggetti ‘Made in China’ stigmatizza inoltre un modello di sviluppo che, anche quando si propone di dare felicità e spensieratezza (attraverso i giocattoli ai bambini) nasconde un meccanismo che produce infelicità. Infatti gli operai cinesi, protagonisti passivi della produzione a basso costo, vengono scelti per la convenienza dei costi, imponendo loro di costruire oggetti che non rappresentano in nessuna maniera la loro cultura e che non offrono, nessuna soddisfazione nel lavoro. La mostra propone anche un grande polittico - insieme di vari elementi artistici - di 32 metri quadri, alcune fotografie e un’originale installazione oltre a decine di opere realizzate da Bertìn, tutte esposte fino al 16 febbraio.
«Guardare questi giocattoli come opere d’arte, trattarli come tali, può essere un modo per educare se stessi e le nuove generazioni - suggerisce l’artista Marco Bertin - a una maggior consapevolezza nei confronti dei continui stimoli che riceviamo a “consumare”, il mio obiettivo è attirare l’attenzione del visitatore sui limiti del consumismo, analizzando in modo critico le conseguenze che il marketing può comportare». La mostra appartiene ai progetti del movimento arte etica ed è organizzata da Artantide.com gallery ed è curata da Sandro Orlandi Stagl. (al.scibona)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
