Carpi: l’Inps le chiede i contributi per la domestica “fantasma”
di Valeria Cammarota
Angela Righi, carpigiana, si è vista recapitare una lettera dall’ente di previdenza «La colf si è licenziata 6 anni fa dopo un mese di lavoro: archivio mai aggiornato»
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Una cartella pazza relativa a una domestica... fantasma. Ovvero, una cifra a quattro zeri da pagare a saldo del mancato versamento dei contributi degli ultimi sei anni spettanti a una dipendente che ha lavorato un solo mese nel 2012. Il conto è arrivato a Carpi, nei giorni scorsi, e a raccontarlo è Angela Righi, destinataria della missiva inviatale dall'Inps di Modena.
«Questa mattina (ieri per chi legge, ndr), ho ritirato una raccomandata e, all’interno, ho trovato una bella sorpresa - spiega - Proveniva dall’Istituto Nazionale di Previdenza, infatti, che mi ingiunge di pagare entro trenta giorni ben 3568,36 euro a causa del mancato versamento di contributi alla mia domestica dal 2012 a oggi. Peccato che, io, una domestica non l’abbia». Allarmata, Angela Righi ha contattato immediatamente la locale sede Inps. «Non hanno saputo darmi delucidazioni - continua - Ho sempre abitato a Carpi, la raccomandata viene da Modena e all’ufficio di Carpi non è ancora arrivata nessuna comunicazione in merito. In più, sulla lettera non è indicato il nome della mia presunta collaboratrice domestica, quindi non capisco a cosa si riferiscano». Ma in realtà, Angela un’idea ce l’ha.
«Proprio nel 2012, misi in prova una giovane straniera - spiega - Ovviamente facendo tutto secondo le regole: con un contratto debitamente registrato. Dopo 30 giorni, la ragazza si licenziò poiché aveva trovato un’opportunità lavorativa più favorevole e, così, chiudemmo il rapporto professionale e lo comunicammo nuovamente all’ente previdenziale. Credo che qualcosa, nella registrazione della risoluzione, sia andato storto».
Non è il primo caso, questo, e non sarà l’ultimo: dalla fine dello scorso anno, infatti, centinaia di migliaia sono stati gli avvisi di accertamento spediti dall'Inps per errore con la richiesta di pagare contributi non dovuti per domestici, colf e badanti. La spiegazione sta nel fatto che gli archivi non sono stati aggiornati e, dunque, manca la registrazione della cessazione del rapporto, anche se comunicata dal datore di lavoro. È, questo, anche il caso di Angela. «Fortunatamente, ho conservato i documenti necessari a provare l’errore - conclude - ma immagino che tanti non l’avranno fatto e, a loro, toccherà pagare».
«Questa mattina (ieri per chi legge, ndr), ho ritirato una raccomandata e, all’interno, ho trovato una bella sorpresa - spiega - Proveniva dall’Istituto Nazionale di Previdenza, infatti, che mi ingiunge di pagare entro trenta giorni ben 3568,36 euro a causa del mancato versamento di contributi alla mia domestica dal 2012 a oggi. Peccato che, io, una domestica non l’abbia». Allarmata, Angela Righi ha contattato immediatamente la locale sede Inps. «Non hanno saputo darmi delucidazioni - continua - Ho sempre abitato a Carpi, la raccomandata viene da Modena e all’ufficio di Carpi non è ancora arrivata nessuna comunicazione in merito. In più, sulla lettera non è indicato il nome della mia presunta collaboratrice domestica, quindi non capisco a cosa si riferiscano». Ma in realtà, Angela un’idea ce l’ha.
«Proprio nel 2012, misi in prova una giovane straniera - spiega - Ovviamente facendo tutto secondo le regole: con un contratto debitamente registrato. Dopo 30 giorni, la ragazza si licenziò poiché aveva trovato un’opportunità lavorativa più favorevole e, così, chiudemmo il rapporto professionale e lo comunicammo nuovamente all’ente previdenziale. Credo che qualcosa, nella registrazione della risoluzione, sia andato storto».
Non è il primo caso, questo, e non sarà l’ultimo: dalla fine dello scorso anno, infatti, centinaia di migliaia sono stati gli avvisi di accertamento spediti dall'Inps per errore con la richiesta di pagare contributi non dovuti per domestici, colf e badanti. La spiegazione sta nel fatto che gli archivi non sono stati aggiornati e, dunque, manca la registrazione della cessazione del rapporto, anche se comunicata dal datore di lavoro. È, questo, anche il caso di Angela. «Fortunatamente, ho conservato i documenti necessari a provare l’errore - conclude - ma immagino che tanti non l’avranno fatto e, a loro, toccherà pagare».
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