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Picchia la moglie perchè non è pronta la cena, è già libero

Picchia la moglie perchè non è pronta la cena, è già libero

Maranello. Il gip non ha convalidato il fermo del 36enne e ne ha disposto l’allontanamento da casa

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MARANELLO. È già libero il marito violento che mercoledì ha picchiato la moglie, procurandole ferite, tra cui la frattura dello zigomo, guaribili in 25 giorni. Lo avrebbe fatto, stando alla testimonianza della donna, poiché la cena non era pronta. Venerdì mattina, in tribunale a Modena, infatti, si è svolta l’udienza di convalida dell’arresto davanti al Gip.

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Il fermo non è stato convalidato, in quanto non è avvenuto in flagranza di reato: il marocchino classe 1981 era stato arrestato alcune ore dopo il fatto, dato che si era allontanato da casa con uno dei due figli della coppia (l’altro era con la madre che aveva trovato aiuto in un’azienda vicino casa). Il Gip inoltre ha ritenuto sufficiente la misura dell’allontanamento provvisorio dei coniugi, per cui l’uomo se ne andrà dalla casa di via Trebbo. Per questo motivo potrà continuare regolarmente a lavorare. La violenta lite scoppiata mercoledì non sarebbe la prima tra la coppia, tanto che la donna ai carabinieri ha raccontato che già in passato era stata picchiata dall’uomo. Lui nega, affermando che le liti c’erano ma che mai aveva toccato la donna. E mercoledì lo ha fatto solo per difendersi dal lancio di oggetti. I due litigavano spesso sul futuro: lei avrebbe voluto far ritorno in Marocco, lui, che qui ha un lavoro fisso, no. Ora si attende il processo vero, in cui l’uomo dovrà rispondere di maltrattamenti in famiglia e lesioni gravi.

Sulla questione è intervenuto anche Massimiliano Morini, sindaco di Maranello: «Un fatto di cronaca che lascia senza parole: una violenza domestica, che ferisce ed è ancora più umiliante perché avvenuta in presenza di due figli piccoli. Non è possibile tacere davanti ad episodi come questo e non è nemmeno giusto, perché per sconfiggere la violenza verso le donne - che avviene purtroppo con maggior frequenza proprio tra le mura di casa, le mura in cui tutti dovremmo sentirci al sicuro - serve una battaglia culturale che coinvolge tutti, vecchi e nuovi cittadini di questo Paese. Il lavoro da fare è ancora tanto ed è un impegno quotidiano a cui nessuno può sottrarsi. Oltre all’iter processuale, che ci auguriamo si concluda con una sentenza che restituisca a tutta la comunità, non soltanto alla vittima, la certezza che in questi casi non si sfugge alla giustizia, è naturalmente attivo anche un percorso di sostegno da parte del servizio di tutela minori che non mancherà di fornire alla donna e ai suoi bambini tutto il supporto necessario». (gib)


 

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