La casa resta di macerie a 6 anni dal sisma
Le macerie di via Ferrino sono la rappresentazione più plastica e più tangibile della situazione controversa nella quale versa la Bassa a sei anni dal terremoto.Da una parte chi ha ricostruito,...
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Le macerie di via Ferrino sono la rappresentazione più plastica e più tangibile della situazione controversa nella quale versa la Bassa a sei anni dal terremoto.
Da una parte chi ha ricostruito, beneficiando in modo fortunato e copioso dei fondi della ricostruzione. Basti pensare a ville, fienili e aziende che prima del sisma versavano in condizioni precarie di abbandono e oggi sono ricchezze preziose ed invidiate. Dall’altra c’è chi, come i proprietari della casa in questione, nelle campagne tra San Felice e Mirandola, si è congelato alle macerie.
Uno dei residenti nel frattempo è deceduto, la moglie appena può dalla nuova casa provvisoria arriva ad accudire le proprie cose.
«È una situazione complessa - racconta il figlio, che viveva nella casa in questione con i genitori - Se senti i tecnici privati non ha funzionato il sistema della ricostruzione, se senti il Comune la colpa è dei tecnici privati. Noi in questa fase non ce la sentiamo di attribuire responsabilità. Non sarebbe facile. Ma la sostanza è che non abbiamo potuto più muovere nulla, dopo la demolizione. E stiamo ancora aspettando fiduciosi che questa situazione si sblocchi, sempre che si riesca a sbloccarla. Il 2018 lo consideriamo un anno decisivo... Nel frattempo però la vita cambia, è già cambiata, le persone non ci sono più... ». Così quella che era una casa da ricostruire resta un ammasso di macerie di una casa demolita, e gli edifici dell’azienda intorno sono intonsi, anche quelli. Unico segnale la bicicletta della proprietaria, che quando può fa visita a ciò che resta di casa sua.
Da una parte chi ha ricostruito, beneficiando in modo fortunato e copioso dei fondi della ricostruzione. Basti pensare a ville, fienili e aziende che prima del sisma versavano in condizioni precarie di abbandono e oggi sono ricchezze preziose ed invidiate. Dall’altra c’è chi, come i proprietari della casa in questione, nelle campagne tra San Felice e Mirandola, si è congelato alle macerie.
Uno dei residenti nel frattempo è deceduto, la moglie appena può dalla nuova casa provvisoria arriva ad accudire le proprie cose.
«È una situazione complessa - racconta il figlio, che viveva nella casa in questione con i genitori - Se senti i tecnici privati non ha funzionato il sistema della ricostruzione, se senti il Comune la colpa è dei tecnici privati. Noi in questa fase non ce la sentiamo di attribuire responsabilità. Non sarebbe facile. Ma la sostanza è che non abbiamo potuto più muovere nulla, dopo la demolizione. E stiamo ancora aspettando fiduciosi che questa situazione si sblocchi, sempre che si riesca a sbloccarla. Il 2018 lo consideriamo un anno decisivo... Nel frattempo però la vita cambia, è già cambiata, le persone non ci sono più... ». Così quella che era una casa da ricostruire resta un ammasso di macerie di una casa demolita, e gli edifici dell’azienda intorno sono intonsi, anche quelli. Unico segnale la bicicletta della proprietaria, che quando può fa visita a ciò che resta di casa sua.
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