Balsamico di Modena Igp: cambierà il Disciplinare
La proposta del ministero ora passerà alla Ue. Desimoni del Consorzio di tutela: «Nel sistema dei controlli sono necessari i test genetici sulle materie prime»
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Il settore dell’Aceto Balsamico di Modena Igp è sempre più attraversato da polemiche e litigi sia in relazione alla gestione dei consorzi di tutela sia per l’acquisizione di importanti aziende da parte di Fondi internazionali, come avvenuto per il gruppo Acetum di Cavezzo, acquisito da parte di una importante società quale Abf-Associated British Foods. Nei mesi scorsi si è ripetutamente parlato della polemica innescata dalle dimissioni dell’imprenditore Armando De Nigris, che ha lasciato il Cda del Consorzio di tutela Aceto Balsamico di Modena Igp perché, a suo parere, sempre più sotto controllo da parte di pochi grandi produttori.
In questo ambito si innestano le novità che riguardano il sistema dei controlli sull'Aceto Balsamico Modena Igp.
È stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la proposta del ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali di modifica del disciplinare di produzione della indicazione geografica protetta Aceto Balsamico di Modena. Se non ci saranno eventuali opposizioni entro 30 giorni, l'iter si sposta a Bruxelles, dove l’Unione Europea dovrebbe ufficializzare il via libera a test genetici sulle materie prime.
«Soddisfazione per questo primo passo molto importante che introduce una novità sostanziale nel sistema dei controlli» è stata espressa dal direttore del Consorzio di tutela Aceto Balsamico di Modena Igp Federico Desimoni.
«Vorremmo introdurre - spiega ancora il direttore - un sistema di verifica delle materie prime, vale a dire il mosto d'uva e l'aceto di vino, attraverso gli isotopi, che già sono in uso nel sistema del vino. Si tratta della verifica genetica della genuinità di quanto conferito da centinaia e centinaia di imprese ai nostri consorziati, che sono una cinquantina. Un controllo a valle che non si limiterà più allo strumento documentale ma potrà garantire al cento per cento le imprese e il consumatore. Siamo da questo punto di vista i precursori nel mondo degli aceti».
Questa attesa notizia, che riguarda i controlli e la tutela del prodotto, arriva in una fase in cui l'Aceto Balsamico di Modena Igp si mostra in buono stato di salute: «Siamo cresciuti dell'uno per cento nell’annata 2017 superando i 95 milioni di litri - sottolinea ancora il direttore del Consorzio Desimoni - per un valore al consumo che supera i 900 milioni di euro».
In questo ambito si innestano le novità che riguardano il sistema dei controlli sull'Aceto Balsamico Modena Igp.
È stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la proposta del ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali di modifica del disciplinare di produzione della indicazione geografica protetta Aceto Balsamico di Modena. Se non ci saranno eventuali opposizioni entro 30 giorni, l'iter si sposta a Bruxelles, dove l’Unione Europea dovrebbe ufficializzare il via libera a test genetici sulle materie prime.
«Soddisfazione per questo primo passo molto importante che introduce una novità sostanziale nel sistema dei controlli» è stata espressa dal direttore del Consorzio di tutela Aceto Balsamico di Modena Igp Federico Desimoni.
«Vorremmo introdurre - spiega ancora il direttore - un sistema di verifica delle materie prime, vale a dire il mosto d'uva e l'aceto di vino, attraverso gli isotopi, che già sono in uso nel sistema del vino. Si tratta della verifica genetica della genuinità di quanto conferito da centinaia e centinaia di imprese ai nostri consorziati, che sono una cinquantina. Un controllo a valle che non si limiterà più allo strumento documentale ma potrà garantire al cento per cento le imprese e il consumatore. Siamo da questo punto di vista i precursori nel mondo degli aceti».
Questa attesa notizia, che riguarda i controlli e la tutela del prodotto, arriva in una fase in cui l'Aceto Balsamico di Modena Igp si mostra in buono stato di salute: «Siamo cresciuti dell'uno per cento nell’annata 2017 superando i 95 milioni di litri - sottolinea ancora il direttore del Consorzio Desimoni - per un valore al consumo che supera i 900 milioni di euro».
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