Gazzetta di Modena

Modena

Centinaia di insegnanti in sciopero

di Gabriele Farina
Centinaia di insegnanti in sciopero

Ha funzionato la mobilitazione contro l’annullamento delle graduatorie

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«Non siamo insegnanti usa e getta». Sono centinaia le maestre e i maestri che ieri hanno incrociato le braccia. Sarebbero dovuti essere a scuola, insegnando da cattedre che hanno conquistato con lotta e fatica. Tuttavia, hanno scelto di protestare proprio per non perderle. Sono i diplomati magistrali prima del 2002, il cui titolo il Consiglio di Stato ha sancito non valido per l’accesso nelle graduatorie a esaurimento (Gae) delle scuole primarie e dell’infanzia. La sentenza è giunta prima dell'anno nuovo, ma a oggi non se ne conoscono con precisione gli effetti. «La continuità didattica non è a rischio», ha garantito il direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale (Usr), Stefano Versari. Versari ha incontrato ieri sei delegati delle sigle sindacali datesi appuntamento a Bologna. Quattro di loro sono modenesi e non c’è da stupirsi. I numeri rilasciati dall’Usr mostrano che, su 550 diplomati magistrali di ruolo, 150 sono modenesi. In nessuna provincia dell’Emilia Romagna ve ne sono altrettanti. Alla cifra vanno aggiunti 570 insegnanti modenesi che con le Gae avevano ricevuto un contratto a termine (con clausola rescissoria) e una parte più piccola che può vantare un contratto a tempo determinato con riserva. «La magistratura ha espresso un orientamento - ha ricordato ieri Versari ai microfoni del Tg3 regionale - al quale i giudici si dovranno attenere in seguito. Se la politica non interviene, abbiamo come riferimento i tempi della magistratura, che sono le sentenze di ciascuna persona». Tempi che per le sigle Cobas, Politeia Scuola, Cub Scuola e per il Fronte di Lotta No Austerity ieri in presidio rischiano di essere troppo lunghi. «Non stiamo ad aspettare - ha avvertito Fabiana Stefanoni, rappresentante del Cub - e chiediamo un decreto urgente al ministero dell’Istruzione».

Una soluzione politica condivisa dalle sigle scuola di Cgil, Cisl e Uil, ieri assenti ufficialmente dal presidio. I prossimi passi legali attesi sono i pronunciamenti dei Tribunali amministrativi regionali (Tar) e il parere dell’Avvocatura di Stato. «Presto troveremo una soluzione idonea», ha promesso ieri il ministro dell’Istruzione, Valeria Fedeli. Le sigle ieri in presidio non intendono però restare ferme nell'attesa. Lo confermano i tanti striscioni, espressione di un malumore diffuso. «Abilitate quando serve, licenziate quando conviene?», chiedeva provocatoriamente un’insegnante.

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