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Modena, Aldo Fiori si racconta: «Io e la dea bendata siamo ormai vecchi amici»

di Chiara Cabassa
Modena, Aldo Fiori si racconta: «Io e la dea bendata siamo ormai vecchi amici»

Aldo Fiori, l’ambulante della fortuna sotto ai portici del centro di Modena, quest’anno ha regalato 70mila euro: «Da piccolo, a Roma, con mia madre Palmira vendevamo biglietti ai vip»

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MODENA Per lui la dea bendata non ha più segreti. E le frecce, che la fortuna scaglia secondo il suo imperscrutabile disegno, vengono da lui puntualmente calamitate e dirottate non troppo lontano dalla sua zona d’azione. Qualche annata è migliore, in qualche altra bisogna accontentarsi, ma ogni anno, il 6 gennaio poco prima che scocchi la mezzanotte, qualcosa arriva. Lui è Aldo Fiori da Salvaterra, l’inconfondibile ambulante con il cappello e il carriolino su cui si muove trasformato in banchetto, che da decenni tra Reggio e Modena regala sogni vendendo i biglietti della Lotteria Italia. In città è facile vederlo “in azione” sotto al portico del Collegio, con il suo cappello pittoresco. Anche quest’anno due frecce sono andate a segno: un tagliando da 50mila euro e un secondo da 20mila venduti entrambi a Casalgrande guarda caso proprio da Aldo Fiori. Li chiamano premi di consolazione, ma ci sono modi peggiori per iniziare l’anno. Aldo, anche quest’anno ha portato fortuna. «E sono davvero contento per chi si porterà a casa quei 50mila euro... e anche per il vincitore dei 20mila. Porterò tutto in banca in attesa del 10 per cento che mi spetta sulle vendite. Alla fine, a ottant’anni, è un modo per arrotondare la pensione».

Non mi dica che da decenni staziona per ore nelle piazze solo per arrotondare lo stipendio. La vogliamo chiamare passione?

«In realtà ce l’ho nel sangue. Ho iniziato quando ero bambino a vendere biglietti con mia mamma Palmira. Vivevamo a Roma e lei ha cominciato negli anni ’40 quando c’era ancora la Lotteria di Tripoli. Io appena potevo, e sempre durante le vacanze scolastiche, l’accompagnavo. Il nostro quartier generale era a piazza Colonna, vicino a Montecitorio. Quelli passati a Roma sono stati bei tempi».

Si vendeva molto?

«In alcuni periodi vendevamo venti biglietti alla volta. Circolavano tanti soldi, non come ora. E a comprare i biglietti della Lotteria Italia, in piazza Colonna, erano personaggi famosi, artisti, politici, attori. Mi ricordo benissimo, tra gli altri, Alberto Sordi e Monica Vitti».

E come mai da Roma si è trasferito in Emilia?

«Semplice. Dovevo lavorare e l’ho fatto nel settore delle ceramiche. Prima sono stato del Modenese, a Puianello e a Fiorano, poi mi sono trasferito a Salvaterra».

E intanto continuava a vendere i biglietti della Lotteria Italia.

«Sì. Quando lavoravo lo facevo per passione, come passatempo. Poi, quando sono andato in pensione, ho iniziato a farlo a tempo pieno. Da settembre a fine dicembre, per quattro mesi, io vendo biglietti otto ore al giorno dividendomi tra Reggio e Modena».

Negli anni ha regalato vincite importanti...

«A Roma per quattro volte ho venduto il tagliando del primo premio e nel ’99, a Reggio Emilia, un quarto premio da 2 miliardi di lire. Oltre a tantissimi premi minori, quelli cosiddetti di consolazione».

Sono soddisfazioni. Qualcuno l’ha mai ringraziata?

«No. E un po’ mi dispiace perché un grazie non costa niente». Ma io finché riesco continuo».

Negli anni la vendita dei biglietti della Lotteria Italia ha avuto un crollo. Quest’anno com’è andata?

«Ho venduto 7mila biglietti in quattro mesi. Pochi rispetto agli anni d’oro. Ma si sa. Da un lato la gente ha meno soldi, dall’altro una volta c’era solo la Lotteria Italia, oggi dai Gratta e Vinci in poi c’è un mondo».

Si ricorda quando ha venduto i biglietti vincenti di quest’anno?

«Quello da 50mila euro sicuramente, controllando la matrice, tra il 10 e il 17 ottobre. Anche questo è un classico. La maggior parte della gente compra il biglietto all’ultimo momento probabilmente per paura di perderlo nei mesi che precedono l’Epifania. Ma spesso i biglietti vincenti sono quelli venduti prima».

Veniamo a lei e alla sua famiglia. Adesso l’aspetta qualche mese di riposo. Cosa si augura per il 2018?

«Potrà sembrare strano detto da chi per “mestiere” regala soldi, ma io chiedo solo che la salute non ci giochi brutti scherzi. Io ho 80 anni, mia moglie Emilia 82... Stare bene non è forse la cosa più importante?».
 

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