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CORTE DEI CONTI 

“Premi”: condannato segretario comunale

A quasi sedici anni dai fatti, un modenese è stato condannato dalla Corte dei Conti in veste di ex segretario comunale di un piccolo centro veneto. È ritenuto responsabile, solo in una quota del 25%,...

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A quasi sedici anni dai fatti, un modenese è stato condannato dalla Corte dei Conti in veste di ex segretario comunale di un piccolo centro veneto. È ritenuto responsabile, solo in una quota del 25%, di aver dato il via libera a un premio indebito sulla retribuzione di un funzionario comunale senza che ne fosse stato valutato il merito. Il condannato è Marco Ghelfi, modenese di 81 anni, ex segretario comunale per il Comune di Bagnolo in Po (Rovigo) per il periodo dal 1999 al maggio 2003. In tutto quel periodo era infatti accaduto che, anno per anno, la giunta decidesse di premiare il suo dirigente tecnico Lauro Chinaglia, qualificato come Responsabile dei servizi finanziari, senza che ci fosse alcuna verifica o valutazione del suo operato ma solo per motivi di “opportunità”. In questa vicenda, che interessa l’amministrazione di un Comune di poco più di 1200 anime, erano coinvolti il sindaco di allora Adriano Pollastri, gli assessori Pietro Caberletti e Amor Zerri e per un quarto delle responsabilità i segretari. Tra questi ultimi c’era Ghelfi. Se sindaco e assessori sono stati assolti nel 2009 dalla stessa sezione della Corte dei Conti del Veneto e se in appello li ha condannati a risarcire 14mila euro (3.500 l’ex sindaco e i due assessori e 2.600 ciascun assessore “minore), i giudici contabili hanno ritenuto inammissibile la domanda di prescrizione di Ghelfi.

La vicenda prende il via nel 1999 con l’istituzione di un Nucleo di valutazione interno al Comun col compito di verificare, comparando costi e rendimenti, obiettivi e corretta gestione economica dei funzionari comunali. Ma il Nucleo diventerà di fatto attivo solo nel 2005, mentre al dirigente venivano comunque riconosciuti di anno in anno “premi” retributivi di posizione e di risultato nella misura massima sempre in assenza di valutazione.

Ghelfi, allora segretario comunale, è stato coinvolto nel processo contabile per il suo ruolo che prevede una funzione di garanzia. E, a onor del vero, va anche aggiunto che gli era contestata la sua partecipazione a un solo caso: la delibera di giunta del dicembre 2002. Ghelfi ha sostenuto di non essere mai venuto meno ai suoi doveri d’ufficio visto che il provvedimento che prevedeva l’assegno premio per il dirigente non presenta vizi di forma. Resta però il fatto, spiegano i giudici, che il dirigente l’assegno lo incassava ogni anno e anche in quella occasione l’ha fatto, provocando un danno alle casse comunali: solo nel 2002 a preso 9mila euro in più (6.600 di retribuzione per la posizione massima e 2.400 per quella di risultato). Scrivono i giudici: «Non può ritenersi in alcun modo che il ruolo e il contributo causale ce Ghelfi nell’adozione di questa delibera sia inesistente o marginalmente relegato a una funzione di pura verbalizzazione e di controllo esterno. Se infatti non c’è dubbio che il parere di regolarità tecnica non possa avere ad oggetto le valutazioni di merito dell’organo che delibera, tuttavia questo parere ha ad oggetto la verifica del rispetto delle norme tecniche». Se il danno accertato per questa delibera è di 9mila euro e se Ghelfi ha una responsabilità del 25%, dovrà risarcire 2258 euro. Ai quali i giudici tolgono un terzo considerando che il danno riguarda un piccolo Comune. E quindi è condannato a pagare 1.500 euro.

Carlo Gregori

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