Spese pazze: «Archiviate Muzzarelli e Richetti»
Richiesta della Procura di Bologna per l’ex assessore regionale e l’ex consigliere «Utilizzi opachi e anche egoistici dei rimborsi ma mancano le prove del peculato»
3 MINUTI DI LETTURA
Dopo l'assoluzione dei consiglieri regionali del Pd in carica dal 2010 al 2015 (con l'esclusione del capogruppo Marco Monari, condannato a 4 anni e 4 mesi per peculato), per i consiglieri del partito democratico eletti all'assemblea legislativa per il quinquennio 2005-2010 la pm bolognese Morena Plazzi e il procuratore Giuseppe Amato hanno presentato al gip richiesta di archiviazione.
L'inchiesta riguardava le spese sostenute dai consiglieri pd tra il 2019 e il 2010 con l'ipotesi di peculato, ovvero di aver utilizzato per scopi personali le somme assegnate al gruppo per l'attività politica degli eletti, riguardava anche l'ex presidente Vasco Errani, gli ex assessori Gian Carlo Muzzarelli (oggi Sindaco di Modena) e Flavio Delbono, e Matteo Richetti, passato nel frattempo dai banchi della Regione al Parlamento. Tra i 22 indagati per peculato i pm hanno passato al setaccio anche le spese di Mauro Bosi, Salvatore Caronna (ex segretario regionale del Pd ed ex europarlmentare), Paolo Lucchi (oggi sindaco di Cesena), Nino Beretta, Marco Barbieri, Massimo Pironi, Roberto Garbi, Gianluca Borghi, Valdimiro Fiammenghi, Mario Mazzotti, Anna Majani, Roberto Montanari, Giuliano Pedulli, Roberto Piva, Gianluca Rivi, Laura Salsi, Tiziano Tagliani (sindaco di Ferrara) e Damiano Zoffoli. Il punto, secondo, i pm, è che, fatta eccezione per le spese «assolutamente esigue, limitatissime», di alcuni consiglieri (nessuno modenese), è difficile «tracciare una linea di confine tra spese personali o di attività politica e spese per l'attività consiliare, in quanto vi è un inevitabile intreccio tra i due livelli». Per questo, anche per i casi più opachi, si è deciso che non ci fossero i presupposti per un processo.
Di certo, scrive Plazzi, «è evidente il mancato rispetto dei rigorosi principi di contabilità che avrebbero dovuto imporre, anche in ossequio a regole non osservate di proprietà della spesa, di “certificare” la conferenza della spesa rispetto alla finalità politica, pur intesa in senso ampio», quindi non correlata strettamente all'attività istituzionale. Insomma, in molti casi mancano le “pezze d'appoggio”.
In altri casi, anche di fronte ad un utilizzo non chiaro delle somme destinate all'attività dei consiglieri, «manca la prova del dolo del peculato». I soldi dei rimborsi sono stati utilizzati per una «finalità politica», certo «ex post censurabile per la prospettabile dilatazione di tale finalità alla soddisfazione di interessi piuttosto elettorali o localistici dei singoli consiglieri». Lo stesso si dica per le spese di pubblicità « (interessa anche Richetti): «Talune spese potrebbero suggerire, ma non dimostrare al di là di ogni ragionevole dubbio, una finalizzazione alla soddisfazione di finalità egoistiche».
Muzzarelli era anche indagato nell’ambito di un altro accertamento, il cosiddetto “Caso auto blu” che riguardava però un periodo successivo. Una verifica per le spese delle auto blu della Regione nata da un esposto dell’ex “grillino” Giovanni Favia (all'epoca già espulso dai 5 Stelle). Il consigliere denunciò un utilizzo delle auto a noleggio “come una macchina di proprietà” attaccando soprattutto l'allora assessore alle Attività produttive Muzzarelli. Favia aveva calcolato che dal 2 luglio 2012 al 30 dicembre 2013, Muzzarelli aveva utilizzato l'auto Ncc 691 volte, con una media di 1,25 viaggi al giorno e una spesa di 111.210 euro. L’indagine risulta ancora in corso.
L'inchiesta riguardava le spese sostenute dai consiglieri pd tra il 2019 e il 2010 con l'ipotesi di peculato, ovvero di aver utilizzato per scopi personali le somme assegnate al gruppo per l'attività politica degli eletti, riguardava anche l'ex presidente Vasco Errani, gli ex assessori Gian Carlo Muzzarelli (oggi Sindaco di Modena) e Flavio Delbono, e Matteo Richetti, passato nel frattempo dai banchi della Regione al Parlamento. Tra i 22 indagati per peculato i pm hanno passato al setaccio anche le spese di Mauro Bosi, Salvatore Caronna (ex segretario regionale del Pd ed ex europarlmentare), Paolo Lucchi (oggi sindaco di Cesena), Nino Beretta, Marco Barbieri, Massimo Pironi, Roberto Garbi, Gianluca Borghi, Valdimiro Fiammenghi, Mario Mazzotti, Anna Majani, Roberto Montanari, Giuliano Pedulli, Roberto Piva, Gianluca Rivi, Laura Salsi, Tiziano Tagliani (sindaco di Ferrara) e Damiano Zoffoli. Il punto, secondo, i pm, è che, fatta eccezione per le spese «assolutamente esigue, limitatissime», di alcuni consiglieri (nessuno modenese), è difficile «tracciare una linea di confine tra spese personali o di attività politica e spese per l'attività consiliare, in quanto vi è un inevitabile intreccio tra i due livelli». Per questo, anche per i casi più opachi, si è deciso che non ci fossero i presupposti per un processo.
Di certo, scrive Plazzi, «è evidente il mancato rispetto dei rigorosi principi di contabilità che avrebbero dovuto imporre, anche in ossequio a regole non osservate di proprietà della spesa, di “certificare” la conferenza della spesa rispetto alla finalità politica, pur intesa in senso ampio», quindi non correlata strettamente all'attività istituzionale. Insomma, in molti casi mancano le “pezze d'appoggio”.
In altri casi, anche di fronte ad un utilizzo non chiaro delle somme destinate all'attività dei consiglieri, «manca la prova del dolo del peculato». I soldi dei rimborsi sono stati utilizzati per una «finalità politica», certo «ex post censurabile per la prospettabile dilatazione di tale finalità alla soddisfazione di interessi piuttosto elettorali o localistici dei singoli consiglieri». Lo stesso si dica per le spese di pubblicità « (interessa anche Richetti): «Talune spese potrebbero suggerire, ma non dimostrare al di là di ogni ragionevole dubbio, una finalizzazione alla soddisfazione di finalità egoistiche».
Muzzarelli era anche indagato nell’ambito di un altro accertamento, il cosiddetto “Caso auto blu” che riguardava però un periodo successivo. Una verifica per le spese delle auto blu della Regione nata da un esposto dell’ex “grillino” Giovanni Favia (all'epoca già espulso dai 5 Stelle). Il consigliere denunciò un utilizzo delle auto a noleggio “come una macchina di proprietà” attaccando soprattutto l'allora assessore alle Attività produttive Muzzarelli. Favia aveva calcolato che dal 2 luglio 2012 al 30 dicembre 2013, Muzzarelli aveva utilizzato l'auto Ncc 691 volte, con una media di 1,25 viaggi al giorno e una spesa di 111.210 euro. L’indagine risulta ancora in corso.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
