Alluvione, il dirigente Aipo «La Regione ci negò i fondi»
di Carlo Gregori
Interrogato dal pm, il direttore Giuffredi spiega che Bologna scartò la proposta di costruire una paratia per la cassa del Secchia utilizzando i soldi del Naviglio
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L’argine del Secchia era stato ripulito e tante tane delle nutrie chiuse, ma non bastava. I fondi esigui impedivano di mettere in atto un importante intervento strutturale: la creazione di una paratia adeguata alla cassa di espansione del Secchia. Per questa opera, l’Aipo aveva proposto alla Regione di spostare fondi destinati al Naviglio del Panaro, ma la Commissione di indirizzo disse di no. Mesi dopo, il 19 gennaio 2014, si ruppe l’argine a San Matteo e l’acqua allagò una vasta area della Bassa e parte del Comune di Modena. È questa la ricostruzione fornita ieri mattina dall’ingegner Fabrizio Giuffredi, direttore Aipo per l’Emilia-Romagna, al pm Pasquale Mazei. L’interrogatorio - al quale ha assistito il professor Giulio Garuti, difensore del dirigente idraulico - si è concluso in mattinata con un’articolata serie di risposte fornite sulle cause dell’accaduto e soprattutto su cosa era stato fatto prima della drammatica rottura dell’argine per impedire disastri come quello sarebbe accaduto di lì a poco. Ora il pm interrogherà due figure operative di Aipo Modena che spiegheranno cosa era stato fatto concretamente per una buona manutenzione degli argini. Poi dovrà decidere se chiudere l’inchiesta che tra poco compirà quattro anni, quasi tutti trascorsi nel segreto delle indagini e nel totale silenzio pubblico.
La ricostruzione fornita dal dirigente Aipo aggiunge importanti elementi ufficiali alla ricerca di una verità fattuale su cosa è accaduto e perché. Giuffredi si è difeso sostenendo infatti che le pulizie venivano fatte, contrariamente a quanto si è sospettato dopo l’alluvione. I fondi per farle erano però esigui e dovevano essere suddivisi per tutti i corsi fluviali dell’Emilia-Romagna. In merito all’affermazione - diventata celebre - dell’ex direttore generale Aipo Luigi Fortunato (oggi dirigente alla Regione Veneto), secondo il quale la rottura dell’argine era dovuta alle nutrie, Giuffredi ha spiegato al pm che molte tane erano già state chiuse prima della falla nell’argine di San Matteo. Così come erano stati fatti sfalci e pulizie.
Che la situazione potesse diventare critica (e qui sta la novità della sua testimonianza), era argomento di discussione in sede regionale. Aipo E-R aveva individuato la soluzione preventiva in una paratia da collocare nella cassa di espansione vicino a Campogalliano. Si potevano utilizzare i fondi per il Naviglio. Ma la Regione disse di no...
La ricostruzione fornita dal dirigente Aipo aggiunge importanti elementi ufficiali alla ricerca di una verità fattuale su cosa è accaduto e perché. Giuffredi si è difeso sostenendo infatti che le pulizie venivano fatte, contrariamente a quanto si è sospettato dopo l’alluvione. I fondi per farle erano però esigui e dovevano essere suddivisi per tutti i corsi fluviali dell’Emilia-Romagna. In merito all’affermazione - diventata celebre - dell’ex direttore generale Aipo Luigi Fortunato (oggi dirigente alla Regione Veneto), secondo il quale la rottura dell’argine era dovuta alle nutrie, Giuffredi ha spiegato al pm che molte tane erano già state chiuse prima della falla nell’argine di San Matteo. Così come erano stati fatti sfalci e pulizie.
Che la situazione potesse diventare critica (e qui sta la novità della sua testimonianza), era argomento di discussione in sede regionale. Aipo E-R aveva individuato la soluzione preventiva in una paratia da collocare nella cassa di espansione vicino a Campogalliano. Si potevano utilizzare i fondi per il Naviglio. Ma la Regione disse di no...
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