Gazzetta di Modena

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False fatture alla ’ndrangheta, arrestato

di Francesco Dondi
False fatture alla ’ndrangheta, arrestato

Il 51enne Roberto Botti ai domiciliari. In città anche l’inesistente rivendita di supercar e il consorzio per la ricostruzione

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«Non poteva mancare il controllo politico. Ormai nelle istituzioni locali la ’ndrangheta ha messo suoi uomini funzionali agli interessi dell’organizzazione criminale». Lo ha detto il procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri, spiegando i particolari dell’operazione “Stige” che ieri mattina ha portato all’arresto di 169 persone. «Questa indagine - ha aggiunto - è la più grande per numero di arresti degli ultimi 23 anni. È un’indagine da portare nelle scuole di magistratura per spiegare come si fa una indagine per 416bis. Siamo di fronte a un “locale”, quello di Cirò, che partecipa al Crimine e al Tribunale della ’ndrangheta. Una struttura così radicata nel territorio che non necessita neanche più di fare intimidazioni».

È un quadro desolante quello offerto dall’ultima maxi operazione dei carabinieri del Ros e Crotone contro la malavita organizzata, che ha portato all’arresto anche di importanti politici calabresi oltre che mostrare la lunga mano criminale nell’Emilia senza anticorpi.

Lo stesso procuratore aggiunto Vincenzo Luberto ha spiegato la “mutazione genetica della ’ndrangheta. Non possiamo più parlare di infiltrazione dei clan nella vita economica ma siamo di fronte a una immedesimazione tra ’ndrangheta e imprenditoria”. E c’erano anche imprenditori modenesi nella disponibilità della cosca Farao-Marincola, che in città sono operativi da tempo. Non a caso è finito agli arresti domiciliari Roberto Botti, 51enne titolare della Botti Group srl, azienda specializzata nei trasporti e la logistica. L’imprenditore era ben disposto ad effettuare false fatturazioni per agevolare il riciclaggio di denaro e tra le accuse che dovrà affrontare c’è quella di concorso esterno all’associazione mafiosa. Di fatto si era prestato ad effettuare fatture per prestazioni fittizie che permettevano così di eludere l’Iva e rimettere in circolo denaro pulito che entrava nella disponibilità della cosca: tanti soldi, quantificati in almeno 40mila euro a settimana.

Ma Modena non resta sullo sfondo dell’inchiesta Sfige. In città ha infatti ufficialmente sede, in strada Fonte San Geminiano, la “Supercar sales & parts” di Antonio De Luca, ma la fantomatica attività non esiste tant’è che i carabinieri annotano la presenza soltanto di un edificio pericolante ed in parte crollato. De Luca, secondo l’accusa, era specializzato in truffe e riciclaggio di auto ed era colui che forniva il denaro necessario a pagare le false fatture.

E sempre a Modena ha sede il “Consorzio per la ricostruzione”, società partecipata dalla Clara Costruzioni srl della famiglia Clarà che nel 2013 compra anche l’impresa individuale di Michele Colacino arrestato nel 2015 nell’inchiesta Aemilia. Di fatto il Consorzio lavora nel post sisma il che lascia aperti importanti sviluppi investigativi anche nella Bassa non fosse altro perché i magistrati annotano più volte gli intrecci tra la cosca Farao-Marincola e i Grandi Aracri. Perché la lottizzazione economica della ’ndrangheta nella ricca Emilia ha fatto scuola.



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