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le accuse del pentito 

I Farao-Marincola e la cocaina Tanta droga sotto la Ghirlandina

I Farao-Marincola e la cocaina Tanta droga sotto la Ghirlandina

Le mire fameliche della cosca Farao-Marincola non sono nuove per Modena. Di loro si era già parlato una decina di anni fa e a scoperchiare il business geminiano fu il pentito Angelo Cortese. Il...

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Le mire fameliche della cosca Farao-Marincola non sono nuove per Modena. Di loro si era già parlato una decina di anni fa e a scoperchiare il business geminiano fu il pentito Angelo Cortese. Il collaboratore di giustizia raccontò, durante un processo, che la cosca mandava periodicamente suoi emissari a Modena per controllare la bontà della gestione dei traffici e per riscuotere i proventi del “vortice” di cocaina smerciato dai due cugini Francesco Cannas e Fiorenzo Santoro, che lui stesso definisce “uomini di ’ndrangheta”. Uno dei “controllori” dei Farao-Marincola è Francesco Amantea. Cortese dice di averlo incontrato più volte a Modena, lo definisce il supervisore della cosca. «Una volta venne per concludere un affare a Parma con un colombiano per 30 chili di cocaina».

Il rapporto di controllo tra la “cosca madre” e la costola modenese è diretto, tanto che il collaboratore di giustizia definisce Modena “succursale della cosca Farao-Marincola”. Cortese parla anche del tabacchino gestito da Cannas e Santoro, non direttamente riconducibile a loro. «Mi dissero che avevano acquistato un tabacchino-edicola per 270 mila euro. Lo pagarono a rate, con un mutuo, per non far vedere che possedevano troppi contanti». Tante piccole rate per dissimulare la provenienza illecita del denaro e reinvestirlo nei circuiti legali dell’economia.

E Modena resta uno snodo importante per la cosca anche negli anni successivi rispetto a quelli esplorati dal pentito. Nelle carte dell’inchiesta “Stige” infatti per Modena passano diversi affari dei Farao-Marincola che in città arrivano per trattare affari, incontrarsi e programmare investimenti. Sempre sotto la Ghirlandina c’è anche un gioielliere che vende Rolex con cui gli emissari dei boss trattano per fare alcuni acquisti di valore. Ma dall’altra parte ci sono i carabinieri che ascoltano e annotano tutto, cercando poi di offrire un quadro complessivo della potenza della ’ndrangheta nella provincia geminiana su cui casalesi e calabresi hanno trovato importanti agganci “puliti” e insospettabili.

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