S. Agostino, così rinasce un capolavoro barocco a Modena
Restaurato il fregio di stucco che corre sulle pareti, ricoperto il sottotetto in legno che in estate sarà riaperto per le visite guidate. Lavori in corso per un milione
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MODENA. Per chi non conosce ancora la chiesa di Sant’Agostino, al fianco di palazzo dei Musei nell’omonima piazza, dalla prossima estate la sua visita sarà una super sorpresa.
L’edificio è chiuso dal 2012 a causa dei danni del sisma del 29 maggio e da mesi è sottoposto a restauri tramite un cantiere che si concluderà appunto alle soglie del periodo estivo.
Ieri è stato possibile effettuare un sopralluogo per comprendere come procedono i lavori - soprattutto riguardanti il delicato fregio in stucco bianco che corre internamente a Sant’Agostino - e capire qual è lo stato dei tesori della chiesa.
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Entrare nell’aula unica di Sant’Agostino - chiesa di riferimento della nutrita comunità di filippini della città - toglie il fiato perché sembra di precipitare in pieno barocco romano. Non a caso gli Este, soprattutto nel ‘600, la usarono come sede dei funerali ducali. Ma la vera sorpresa, che tra pochi mesi sarà anche a disposizione del pubblico, soprattutto scolaresche e visite guidate, riguarda il “viaggio” nel sottotetto dell’edificio: una zona seicentesca praticamente mai visitata e ancora solida nonostante il trascorrere dei secoli.
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Un vero e proprio capolavoro, come hanno spiegato tecnici comunali, sindaco Gian Carlo Muzzarelli e assessore ai lavori pubblici Gabriele Giacobazzi, ieri presenti al sopralluogo insieme al parroco don Paolo Notari. Non solo, c’è anche un territorio inesplorato che purtroppo non sarà possibile vedere perché la scala in legno vecchia di secoli purtroppo non è percorribile in sicurezza dal pubblico: è il campanile della chiesa dal quale si vede un inedito panorama a 360 gradi della città, con la presenza di campane in bronzo posizionate dopo la seconda guerra mondiale visto che con ogni probabilità quelle originali erano state fuse.
«Dai banchi, guardando in alto - spiegano sindaco e Giacobazzi - il soffitto della chiesa S.Agostino appare un tutt’uno, con preziosi dipinti che raffigurano l’apoteosi di alcuni santi particolarmente cari agli Estensi. Ma da sopra, appunto nel sottotetto, è ora visibile l’intera struttura di supporto, costituita da alcune centinaia di pendini in legno inchiodati alle travi del tetto a sostegno dei cassettoni che compongono il soffitto. Questa parte dal punto di vista ingegneristico è stupenda, è una vera e propria cassa armonica all’interno di una delle nostre chiese più importanti che sarà pronta in agosto».
Proseguono dunque i lavori di restauro e ripristino con miglioramento sismico dell’edificio sacro e, grazie all’intervento di recupero, tornano alla luce caratteristici elementi architettonici e artistici di una chiesa che in origine risale al Trecento. S. Agostino è inagibile dal 2012 e dal luglio 2017 è stata sottoposta alla manutenzione.
«Siamo intervenuti - spiegano il restauratore Luca Rubini e i funzionari comunali Pietro Morselli e Laurent Marini - soprattutto per consolidare il fregio interno e le parti in stucco. È stato un lavoro minuzioso che ha riguardato anche il controllo di tutto l’edificio compreso il sottotetto ancora solido. Sul legno ancora integro abbiamo steso una sostanza chimica visto che ovviamente sono presenti dei tarli».
I lavori, per un importo a base di gara di 960 mila euro, sono stati finanziati per 500 mila euro dalla Regione Emilia-Romagna, per ripristino post sisma, e per circa 460 mila euro dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, che ha permesso l’estensione dell’intervento di restauro e consolidamento del soffitto e dell’apparato scultoreo decorativo nonché al rifacimento dell’impianto di riscaldamento. I lavori di miglioramento sismico comprendono interventi di riparazione, messa in sicurezza, eliminazione delle vulnerabilità della struttura e rafforzamento.
Ad oggi sono stati ultimati i lavori di controllo dell’efficienza del controsoffitto in legno e di sostituzione degli elementi di sospensione danneggiati. Quasi ultimati anche i lavori di riparazione e restauro delle pedane della cantoria e gli interventi di verifica e riparazione degli stucchi.
Tempo pochi mesi e la chiesa che nel Seicento, in occasione della morte di Francesco I il duca Alfonso IV decise di trasformarla nel pantheon di Casa d’Este, tornerà a splendere.
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