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Ex-Fonderie, l’Ateneo c’è Il problema sono i soldi

di Stefano Luppi
Ex-Fonderie, l’Ateneo c’è Il problema sono i soldi

Il rettore: «Cerchiamo spazi per ingegneria, sì al Parco Scientifico Tecnologico » Ma non ci sono i fondi da investire. «Taglio delle tasse di Grasso? Bon praticabile» 

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«Servono novità formative di qualità, ossia una pluralità di nuove specializzazioni in ambito ingegneristico, quindi ben vengano iniziative come quelle che leggo sulle ex Fonderie».

Così il rettore Angelo O. Andrisano sull’ipotesi di un possibile coinvolgimento dell’Università, nel progetto per un polo tecnologico e di innovazione negli spazi delle ex-Fonderie di via Menotti. Il rettore interviene sulla scia della presentazione del sindaco Gian Carlo Muzzarelli, il quale ha spiegato le tappe del restauro della grande fabbrica abbandonata al fianco della Maserati. La Palazzina storica delle ex Fonderie verrà quindi riqualificata - per la prima fase dei lavori servono tre milioni - per ospitare la sede dell’Istituto storico, con un ampio spazio destinato alla biblioteca, e una mostra permanente sulla storia del lavoro del Novecento. Ma è nei vasti spazi sul retro, dove dovrebbe svilupparsi il Polo Scientifico Tecnologico, un centro per l’innovazione e le start up, che l’Università dovrebbe trovare un ruolo di primo piano. Da qui i contatti in corso Comune-Camera di Commercio - Università.

«Tenga presente - esordisce il rettore - che abbiamo chiuso le iscrizioni e appena fatto i conti. Solo per la facoltà di ingegneria le matricole quest’anno sono 2mila: è un risultato straordinario, ma appunto nel giro di qualche anno servono novità visto il numero dettato dal fatto che abbiamo certi riscontri importanti».

Che fare quindi secondo lei alle ex Fonderie?

«In linea di massima, di fronte al numero di immatricolazioni, ci poniamo il problema di pensare a una offerta formativa soprattutto nell’ambito del design e della progettazione. È necessaria sempre più una formazione di qualità: docenti e laboratori, nuove aule, foresterie, palestre perché gli studenti vanno pure messi a sedere».

Il problema del progetto della Camera di Commercio alle ex fonderie, orientato alla innovazione, sono però i fondi, euro che l’Università di Modena e Reggio difficilmente riuscirà a trovare. Il rettore, infatti, ne parla spesso: Unimore sale nella graduatoria dei migliori atenei d’Italia, ma i fondi non crescono con la stessa proporzione.

Di recente Pietro Grasso, fondatore di “LiberieUguali”, ha proposto di abolire le tasse universitarie coprendo la somma - circa 1,6 miliardi di euro in Italia - con altri fondi pubblici. A Modena che accadrebbe?

«Tenga presente - continua Andrisano - che a Unimore le entrate da tasse universitarie valgono circa 20 milioni di euro, ossia 1,5% delle entrate da tasse di tutte le università italiane. Io penso che un contributo vada dato perché mi domando se nel caso passasse la proposta del presidente Grasso ci potrebbe essere una copertura adeguata di questa cifra. Noi stiamo cercando, e non è semplice, di dare copertura finanziaria alla borsa di studio di tutti gli idonei delle università dell’Emilia Romagna attraverso fondi regionali e governativi. Complicato, tanto che anche qui in parte usiamo fondi nostri».

Unimore ha già delle esenzioni di tasse universitarie?

«Quest’anno noi e Pavia abbiamo portato la no-tax area sotto i 23mila euro del reddito, mentre prima era a quota 13mila come da molte altre parti. Occorre ricordare che però il governo rimborsa fino a quota 13mila, quindi per coprire lo scalone da 13mila a 23mila usciamo fondi nostri. Si tratta di circa 3mila studenti, visto che siamo passati da 3200 esentati a 6200 per una cifra di 1,2 milioni di euro».

Proposta complicata dunque quella del partito di sinistra?

«Ci sarebbero difficoltà oggettive, anche perché vorrei ricordare che diamo anche l’esonero delle tasse a tutti gli studenti disabili che quest’anno tra totali e parziali arrivano a 80 persone. Inoltre abbiamo una convezione per i trasporti agevolati che vale 200mila euro inoltre abbiamo numerosi premi. Tutti contributi senza visibilità che però contribuiscono a favore degli studenti bisognosi e meritevoli. Piuttosto servono investimenti perché i bilanci universitari sono in calo da dieci anni».

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