Il libro del vescovo su cristiani e politica: «Siate testimoni leali»
Don Erio Castellucci scrive sull’impegno civile nella società: «Non cadete negli eccessi ma nemmeno nella timidezza»
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Non è nuovo alle sfide editoriali. Il vescovo Erio Castellucci non si è tirato indietro nemmeno questa volta e dopo aver dato vita, nove mesi fa, ad una guida dedicata ai ragazzi universitari, questa volta ha deciso di porre il suo obiettivo sui cristiani e il ruolo che questi dovrebbero avere nella società e nella politica.
Per farlo è partito da un titolo piuttosto evocativo, “Il sale e la luce”, spesso evocati anche da papa Francesco. Il volume, edito da Edb Edizione Dehoniane Bologna, fa parte della collana “Le ispiere” (56 pagine,. 6,50 euro il prezzo di copertina) e porta proprio ad una riflessione sulla testimonianza cristiana, sul ruolo attivo nel rapporto col mondo d’oggi.
Don Erio parte da lontano, ma dalle fondamenta, citando «la condotta profetica dei cristiani nel mondo», analizzando, nei secoli, l’espansione della fede cristiana nella società.
Sono tre i modelli che secondo monsignor Castellucci esprimono il rapporto dei cristiani con il mondo. Il primo è quello della «differenza profetica», che nasce nel contesto di una comunità perseguitata o trattata con ostilità. Il secondo è quello della «sistemazione nel mondo», che prende le mosse dalla condizione di pace religiosa. Il terzo, forgiato dal concilio Vaticano II, è quello della collaborazione leale e critica, che recupera dalle antiche fonti cristiane l’idea della relativa autonomia della sfera spirituale e di quella temporale.
«Per questo - scrive Castellucci - esiste in concilio la consapevolezza che i problemi del mondo contemporaneo interpellano la Chiesa e richiedono non solo la formulazione di principi generali, ma anche un impegno effettivo per l’umanizzazione del mondo attraverso il vangelo».
Nelle sue pagine il vescovo di Modena cita Giuseppe Dossetti e Giuseppe Lazzati, altro padre costituente, Giorgio La Pira.
Ma perchè la metafora sul sale e luce? «Sale e luce: queste le immagini scelte dal Signore, che hanno due caratteristiche. La prima caratteristica è che non attirano l’attenzione su di sé, ma fanno risaltare qualcos’altro: il sale dà sapore ai cibi, la luce rende visibili i contorni delle cose. La natura di questi due elementi è l’essere per altro, non per sé stessi. In un certo senso il sale e la luce devono sciogliersi, scomparire, per svolgere il loro servizio ed essere fedeli alla loro natura. Gesù dice quindi ai suoi discepoli, all’intera Chiesa, di non essere autocentrati, ma di servire umilmente i fratelli. La comunità cristiana esiste non per mettersi al centro ma per essere sale e luce, per dare sapore e colore alla vita degli uomini con la testimonianza del vangelo», scrive Castellucci.
Che chiude: «C’è poi una seconda caratteristica comune al sale e alla luce: la necessità di un loro adeguato dosaggio, altrimenti diventano insopportabili o inutili. Se il sale nei cibi è troppo abbondante essi diventano disgustosi e se è troppo scarso rimangono insipidi; se la luce è troppo abbagliante diventa fastidiosa e se è troppo tenue non permette più di vedere le cose. La testimonianza cristiana va dosata nella misura giusta. Non può cadere negli eccessi dell’arroganza, della violenza verbale o fisica e dell’attacco al mondo, come se fosse pieno di nemici. E non può cadere neppure negli eccessi opposti della timidezza, dell’invisibilità e della paura di prendere posizione, pena l’insipidezza e l’oscurità. Il metodo dei discepoli comprende inscindibilmente il dialogo mite con tutti e l’annuncio convinto di Cristo, l’accoglienza del vero e del buono presente dovunque e la testimonianza della bellezza di essere cristiani».
Davide Berti
Per farlo è partito da un titolo piuttosto evocativo, “Il sale e la luce”, spesso evocati anche da papa Francesco. Il volume, edito da Edb Edizione Dehoniane Bologna, fa parte della collana “Le ispiere” (56 pagine,. 6,50 euro il prezzo di copertina) e porta proprio ad una riflessione sulla testimonianza cristiana, sul ruolo attivo nel rapporto col mondo d’oggi.
Don Erio parte da lontano, ma dalle fondamenta, citando «la condotta profetica dei cristiani nel mondo», analizzando, nei secoli, l’espansione della fede cristiana nella società.
Sono tre i modelli che secondo monsignor Castellucci esprimono il rapporto dei cristiani con il mondo. Il primo è quello della «differenza profetica», che nasce nel contesto di una comunità perseguitata o trattata con ostilità. Il secondo è quello della «sistemazione nel mondo», che prende le mosse dalla condizione di pace religiosa. Il terzo, forgiato dal concilio Vaticano II, è quello della collaborazione leale e critica, che recupera dalle antiche fonti cristiane l’idea della relativa autonomia della sfera spirituale e di quella temporale.
«Per questo - scrive Castellucci - esiste in concilio la consapevolezza che i problemi del mondo contemporaneo interpellano la Chiesa e richiedono non solo la formulazione di principi generali, ma anche un impegno effettivo per l’umanizzazione del mondo attraverso il vangelo».
Nelle sue pagine il vescovo di Modena cita Giuseppe Dossetti e Giuseppe Lazzati, altro padre costituente, Giorgio La Pira.
Ma perchè la metafora sul sale e luce? «Sale e luce: queste le immagini scelte dal Signore, che hanno due caratteristiche. La prima caratteristica è che non attirano l’attenzione su di sé, ma fanno risaltare qualcos’altro: il sale dà sapore ai cibi, la luce rende visibili i contorni delle cose. La natura di questi due elementi è l’essere per altro, non per sé stessi. In un certo senso il sale e la luce devono sciogliersi, scomparire, per svolgere il loro servizio ed essere fedeli alla loro natura. Gesù dice quindi ai suoi discepoli, all’intera Chiesa, di non essere autocentrati, ma di servire umilmente i fratelli. La comunità cristiana esiste non per mettersi al centro ma per essere sale e luce, per dare sapore e colore alla vita degli uomini con la testimonianza del vangelo», scrive Castellucci.
Che chiude: «C’è poi una seconda caratteristica comune al sale e alla luce: la necessità di un loro adeguato dosaggio, altrimenti diventano insopportabili o inutili. Se il sale nei cibi è troppo abbondante essi diventano disgustosi e se è troppo scarso rimangono insipidi; se la luce è troppo abbagliante diventa fastidiosa e se è troppo tenue non permette più di vedere le cose. La testimonianza cristiana va dosata nella misura giusta. Non può cadere negli eccessi dell’arroganza, della violenza verbale o fisica e dell’attacco al mondo, come se fosse pieno di nemici. E non può cadere neppure negli eccessi opposti della timidezza, dell’invisibilità e della paura di prendere posizione, pena l’insipidezza e l’oscurità. Il metodo dei discepoli comprende inscindibilmente il dialogo mite con tutti e l’annuncio convinto di Cristo, l’accoglienza del vero e del buono presente dovunque e la testimonianza della bellezza di essere cristiani».
Davide Berti
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