Iscrizioni, via alle polemiche
di Davide Berti
Il Comune gioca d’anticipo e ammette gli errori: «In alcune scuole non ci sarà posto per tutti»
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Puntuale come ogni anno arriva, ormai da tradizione, l’appuntamento con il caos per le iscrizioni alle scuole medie. Dopo il Natale, dopo Capodanno, dopo la Befana, ecco il polverone che si alza in coincidenza della scelta di una delle dieci scuole medie della città. Una tappa necessaria e obbligata che anche quest’anno riguarderà oltre mille famiglie.
E nonostante qualcuno abbia aperto gli occhi, nonostante i genitori siano stati per quanto possibile ascoltati, nonostante i presidi abbiano lavorato ad un documento unitario che speriamo venga rispettato da tutti - non come gli anni scorsi, dove si rispettava solo a parole poi si procedeva con in modo autonomo dando vita ai sorteggi più vari, ndr - i telefoni sono già bollenti.
L’inizio delle operazioni è fissato per il 16 gennaio, ma a tutte le famiglie con alunni in quinta elementare è già stata consegnata la lettera con le indicazioni su come procedere. In quella lettera c’è tutto, ovvero la scuola media alla quale si è assegnati.
E come prima cosa il Comune ammette gli errori del passato, dovuti ad una partenza mal gestita al momento della creazione dei comprensivi per stessa ammissione dell’amministrazione, confermando che anche quest’anno «ci possono essere condizioni tali per cui, per spazi fisici e organico assegnato, non è possibile garantire a tutti i bambini residenti nella città di Modena l’assegnazione secondo le priorità di appartenenza all’istituto comprensivo e di residenza nello stradario dell’istituto comprensivo». Significa, in altre parole, che ci saranno scuole come le Mattarella che non riusciranno nemmeno a soddisfare le domande di iscrizione di coloro che oggi frequentano la quinta elementare alle Rodari o alle King, le due scuole elementari di riferimento delle Mattarella, che avrebbero la priorità su tutto. Una questione di numeri: poco più di 100 i posti disponibili, poco più di 120 le richieste. Una questione matematica, che quando vennero istituti i comprensivi venne ben evidenziata, ma oggi è impossibile metterci le mani, se non negando a qualche famiglia il diritto ad iscriversi a quella scuola. Questo per il Comune è “il male minore”, che tra pochi giorni si concretizzerà in polemiche più esplicite delle telefonate che già in queste ore sono arrivate al nostro giornale dopo i consigli di istituto che si sono tenuti in alcune scuole.
Dall’anno scorso, poi, erano rimaste inevase soprattutto due domande, le cui mancate risposte crearono il caos tra Mattarella, San Carlo e Paoli, tanto per citare i casi più eclatanti.
Il primo: ho diritto a cambiare scuola, e se sì cosa mi può capitare se la scuola che scelgo, diversa da quella che mi spetta, rifiuta la mia iscrizione? Il diritto c’è, ci mancherebbe, ma se si rischia mettendo come prima scuola una media diversa da quella assegnata, si rischia di perdere poi il posto assegnato in precedenza, che non viene in alcun modo salvaguardato. Il cambio della scuola è drasticamente disincentivato, mettendo questa opportunità come sesto criterio su sei nell’ordine di accoglimento delle iscrizioni.
Il secondo era questo: se provengo dalle paritarie, sono certo di poter accedere alla scuola che mi spetta con il criterio di stradario? No, non ne sono certo. Va detto che anche in questo caso il Comune ha provato a dare una risposta diversa dallo scorso anno, quando si arrivò al paradosso di escludere da qualsiasi conteggio gli alunni frequentanti le paritarie. “Dimenticati” lo scorso anno, questa volta non vengono risarciti ma più semplicemente almeno “nominati”: il loro ingresso nelle scuole statali avviene subito dopo l’accoglimento delle domande di coloro che hanno diritto ad una scuola media perchè provenienti da una elementare di bacino. Viene quindi da chiedersi dove ci saranno problemi di numeri. Sicuramente alle Mattarella, a cascata le altre.
La morale, comunque, è che il grande lavoro svolto dai presidi e dai tecnici non è riuscito a mettere tutte le pezze al sistema dei comprensivi, perché i conti a Modena continuano a non tornare. Chissà cosa succederà tra un anno, quando si sceglierà la scuola anche sulla base del “sabato a casa” e di una offerta formativa rinnovata. Quello che non deve succedere è che il quartiere di residenza diventi un discrimine.
E nonostante qualcuno abbia aperto gli occhi, nonostante i genitori siano stati per quanto possibile ascoltati, nonostante i presidi abbiano lavorato ad un documento unitario che speriamo venga rispettato da tutti - non come gli anni scorsi, dove si rispettava solo a parole poi si procedeva con in modo autonomo dando vita ai sorteggi più vari, ndr - i telefoni sono già bollenti.
L’inizio delle operazioni è fissato per il 16 gennaio, ma a tutte le famiglie con alunni in quinta elementare è già stata consegnata la lettera con le indicazioni su come procedere. In quella lettera c’è tutto, ovvero la scuola media alla quale si è assegnati.
E come prima cosa il Comune ammette gli errori del passato, dovuti ad una partenza mal gestita al momento della creazione dei comprensivi per stessa ammissione dell’amministrazione, confermando che anche quest’anno «ci possono essere condizioni tali per cui, per spazi fisici e organico assegnato, non è possibile garantire a tutti i bambini residenti nella città di Modena l’assegnazione secondo le priorità di appartenenza all’istituto comprensivo e di residenza nello stradario dell’istituto comprensivo». Significa, in altre parole, che ci saranno scuole come le Mattarella che non riusciranno nemmeno a soddisfare le domande di iscrizione di coloro che oggi frequentano la quinta elementare alle Rodari o alle King, le due scuole elementari di riferimento delle Mattarella, che avrebbero la priorità su tutto. Una questione di numeri: poco più di 100 i posti disponibili, poco più di 120 le richieste. Una questione matematica, che quando vennero istituti i comprensivi venne ben evidenziata, ma oggi è impossibile metterci le mani, se non negando a qualche famiglia il diritto ad iscriversi a quella scuola. Questo per il Comune è “il male minore”, che tra pochi giorni si concretizzerà in polemiche più esplicite delle telefonate che già in queste ore sono arrivate al nostro giornale dopo i consigli di istituto che si sono tenuti in alcune scuole.
Dall’anno scorso, poi, erano rimaste inevase soprattutto due domande, le cui mancate risposte crearono il caos tra Mattarella, San Carlo e Paoli, tanto per citare i casi più eclatanti.
Il primo: ho diritto a cambiare scuola, e se sì cosa mi può capitare se la scuola che scelgo, diversa da quella che mi spetta, rifiuta la mia iscrizione? Il diritto c’è, ci mancherebbe, ma se si rischia mettendo come prima scuola una media diversa da quella assegnata, si rischia di perdere poi il posto assegnato in precedenza, che non viene in alcun modo salvaguardato. Il cambio della scuola è drasticamente disincentivato, mettendo questa opportunità come sesto criterio su sei nell’ordine di accoglimento delle iscrizioni.
Il secondo era questo: se provengo dalle paritarie, sono certo di poter accedere alla scuola che mi spetta con il criterio di stradario? No, non ne sono certo. Va detto che anche in questo caso il Comune ha provato a dare una risposta diversa dallo scorso anno, quando si arrivò al paradosso di escludere da qualsiasi conteggio gli alunni frequentanti le paritarie. “Dimenticati” lo scorso anno, questa volta non vengono risarciti ma più semplicemente almeno “nominati”: il loro ingresso nelle scuole statali avviene subito dopo l’accoglimento delle domande di coloro che hanno diritto ad una scuola media perchè provenienti da una elementare di bacino. Viene quindi da chiedersi dove ci saranno problemi di numeri. Sicuramente alle Mattarella, a cascata le altre.
La morale, comunque, è che il grande lavoro svolto dai presidi e dai tecnici non è riuscito a mettere tutte le pezze al sistema dei comprensivi, perché i conti a Modena continuano a non tornare. Chissà cosa succederà tra un anno, quando si sceglierà la scuola anche sulla base del “sabato a casa” e di una offerta formativa rinnovata. Quello che non deve succedere è che il quartiere di residenza diventi un discrimine.
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