«Nuova centrale a Sestola? Inquina come una Panda»
I titolari dell’impianto a biomasse: «Stesse emissioni di un’auto a metano. Brucerà cippato»
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SESTOLA. «Il nostro impianto a biomasse brucerà solo cippato dei boschi qui intorno, e avrà le emissioni di una Panda euro 4 a metano». Così i titolari della nuova centralina installata (in 7 metri per 8, ma ancora da attivare) a Sestola in un capannone nell’area artigianale di Poggioraso, ai lati della via per Fanano. La ditta di scopo costituita per il progetto si chiama Ener Poggioraso Agricola e vede presidente l’imprenditore Massimo Mazzolani di Cervia e tra i quattro soci Mattia Zaccarini, che a Vesale ha un’azienda agricola bio. I due ieri ci hanno aperto le porte del capannone per illustrarci il progetto auspicando che le informazioni date permettano ai sestolesi di capire meglio ciò che sta accadendo, nel rispetto poi delle opinioni di ognuno. È confermato che si tratta di una centrale da 100 kilowatt l’ora, tale da poter essere attivata con la presentazione di una Scia in Comune. «Sarà alimentata solo a cippato - ha garantito Zaccarini - anche perché altrimenti non funziona. Niente mais e neanche frascame o pellet: solo cippato ad un massimo di 8% di umidità. Funzionerà così: il cippato finirà in un boiler che per pirolisi produrrà syngas (con metano) che metterà in azione un motore endotermico 8 cilindri che produrrà due cose. Elettricità da vendere a Hera (stiamo aspettando l’allacciamento) e calore che in cogenerazione e teleriscaldamento servirà per asciugare cippato, riscaldare questo capannone che abbiamo comprato e la casa dietro. Se resterà calore, potremo cederlo anche ad altri capannoni qui vicino, aumentando il ciclo virtuoso». «Tutto questo - ha precisato Mazzolani - con le emissioni di una Panda appunto: potremmo usare questo motore per girare in centro a Modena in una giornata di manovra antismog. Comprendiamo la reazione a caldo di quei sestolesi che si sono allarmati subito per il progetto: hanno reagito così perché non avevano abbastanza elementi per capire di cosa si stava parlando. Ma la realtà è questa: facciamo 1/5 delle emissioni di una caldaia domestica a metano, 1/22 di una a gasolio. Ci sono 24 macchine così in alta Italia». Ma perché un progetto simile proprio qui? «Perché intorno c’è abbondanza di boschi, che abbiamo preso in affitto, dove c’è tantissimo bisogno di pulizia - rimarca Zaccarini - soprattutto dopo la moria di alberi delle ultime emergenze vento. Renderemo di nuovo fruibili le aree, e per lavorare impiegheremo manodopera del posto: una decina di persone, di cui almeno tre dipendenti. Siamo i primi a tenere all’ambiente, e siamo disponibili ad aprire le porte a tutti per mostrare l’attività. Ma non possiamo dislocarci altrove: questa era l’unica area produttiva disponibile e funzionale al teleriscaldamento: spostarci in luogo isolato renderebbe impossibile il servizio». (dm)
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