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LE LATTINE CALCIATE DA VASCO E LA VOGLIA DI ESSERE MODENESE

LE LATTINE CALCIATE DA VASCO E LA VOGLIA DI ESSERE MODENESE

Giorno 194 dal concerto di Vasco, il Modena Park. Mercoledì, tra due giorni, Vasco diventa modenese. Ce l’ha fatta. E quando le storie sono a lieto fine, soprattutto le storie d’amore, a me viene una...

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Giorno 194 dal concerto di Vasco, il Modena Park. Mercoledì, tra due giorni, Vasco diventa modenese. Ce l’ha fatta. E quando le storie sono a lieto fine, soprattutto le storie d’amore, a me viene una cosa qui, alla gola, che faccio fatica a deglutire. Ma andiamo con ordine.

E’ il 1980, il giovane Rossi esce da una discoteca, che poi è lo Snoopy di piazza Cittadella, a testa bassa. Calcia una lattina, colpisce un lampione e sa che c’è da fare qualcosa, così non può andare avanti.

Il giovane Rossi ha ventotto anni, l’età delle grandi decisioni o delle grandi sconfitte. Tra le due, lui preferisce le grandi decisioni. Quella sera è successo che, alla Snoopy, lui proprio ci si sarebbe fidanzato con quella ragazza là. Avrebbe vissuto tutta una vita proprio come nelle favole: sdraiati su un divano, parlar del più e del meno...

Solo che quella ragazza là ha preferito andar via con un altro, tale Santino, che a detta del giovane Rossi e di tutta la combriccola non è proprio ‘sta gran bellezza.

Altro calcio alla lattina, altri due passi, e il giovane Rossi si pone la domanda che tutti, sotto i trenta, si sono posti nella vita: ma che mi manca?

Sono disk jockey. Simpatico. Dai, diciamolo, belloccio.

Le ha snocciolate tutte, ha analizzato la situazione da cima a fondo e, alla fine, cosa è rimasto? Zocca.

Bel posto, assolutamente. Di questi tempi, poi, con l’aria appestata che tira quaggiù, una casa in montagna è un salvavita. Ma si sa che certe ragazze hanno la puzzetta sotto il naso, quando si parla di paeselli dell’Alta o della Bassa.

Ed ecco il giovane Rossi che torna a casa, con un’idea folle in testa: devo diventare modenese. Imbraccia la chitarra e, insieme al giovane Riva, tira giù testo e musiche di Colpa d’Alfredo. E non è che ha smesso lì. Ha continuato per quarant’anni a cantare e sbracciare sui palchi -sempre più grandi- di tutt’Italia con quell’unica, pazza idea.

E adesso ce l’ha fatta, e a me prende questa cosa qui, alla gola. Stringo la mano della mia dolcissima metà, proprio come di fronte a quei film fatti apposta per farti crollare sul finale. E non lo so se la storia è andata proprio così, ma che finale, ragazzi, che finale…



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