Dopo la difesa del pm musti
«Processi anomali, vanno rifatti»
Caso “Veleno”: Trincia replica, ma anche altri chiedono la revisione
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«Questo caso merita di essere ristudiato attentamente».
Pablo Trincia, autore dell’Inchiesta “Veleno” che ha nuovamente travolto la debolezza delle indagini eufemisticamente traballanti sulla presunta rete di pedofili e satanisti della Bassa, la pensa esattamente all’opposto dell’attuale procuratore capo della Repubblica a Modena, Lucia Musti.
Musti era intervenuta ieri congiuntamente ad una nota dell’Anm, a difesa di quelle indagini e dei processi celebrati a Modena. «Musti - scrive Trincia - ritiene “non sia opportuno andare a rimestare dopo tanti anni in una situazione che comunque genera dolore in primo luogo in chi ha lavorato per questi gravissimi fatti”. Vorrei ricordare alla dottoressa Musti che il bambino da cui sono partite tutte le accuse oggi dichiara di essersi sentito pressato e di aver probabilmente raccontato cose non vere. Questo è ciò che ci ha scritto: “Per forza un bambino parla di fantasie, dopo 8 ore di stress, e pressione vorresti solo andare a dormire. Mi dispiace per tutta la gente buona che è stata arrestata. Fino a 3 anni fa credevo ancora a tutto quanto. .. Ma se molte cose non si riescono a ricordare dopo ci arrivi a capire che ti hanno usato come volevano, o per i loro scopi. E me ne do una colpa, perché potevo essere allontanato, ok, ma senza mettere in mezzo gente che non ci è mai c’entrata nulla in una storia montata e rimontata da mille bambini, solo con nomi differenti. E più vai avanti e più speri solo che nessuno ti venga a dare la lezione che meriti”».
«Il metodo con cui questi 16 bambini sono stati sottratti ai genitori (non avevano mai accusato nessuno, né detto nulla) è molto discutibile. Così come è molto sospetto il fatto che tutti coloro che siano passati dalle stanze dei Servizi Sociali di Mirandola abbiano poi raccontato storie surreali e inverosimili. Soprattutto quando questo fenomeno si è verificato in decine di casi analoghi in giro per il mondo, e che venga persino studiato nei manuali di letteratura scientifica- prosegue Trincia -... Evito di elencare le altre decine di anomalie e stranezze di questa vicenda giudiziaria che sembra uscita da un libro di fantascienza»,chiude Trincia, chiedendo come quasi tutta la Bassa la revisione del processo. E sulla stessa linea si schierano i consiglieri regionali della Leha Nord, Fabbri e Bargi: «Riteniamo sia doveroso fare luce sulle responsabilità, nessuno escluso, in una vicenda che ha creato tanto dolore. E lo ribadiamo: in un eventuale processo la Regione Emilia Romagna dovrebbe costituirsi parte civile».
«È doveroso pertanto cercare di ricomporre quello che è ancora componibile nello strazio di famiglie distrutte da accuse infamanti, bambini sottratti per sempre ai genitori naturali e fratelli divisi fra di loro, arrivando con il concorso di tutti, anche della Magistratura, a prendere atto degli errori commessi utilizzando gli strumenti che l'ordinamento giuridico mette a disposizione per la revisione dei processi», dice il senatore Giovanardi.
Pablo Trincia, autore dell’Inchiesta “Veleno” che ha nuovamente travolto la debolezza delle indagini eufemisticamente traballanti sulla presunta rete di pedofili e satanisti della Bassa, la pensa esattamente all’opposto dell’attuale procuratore capo della Repubblica a Modena, Lucia Musti.
Musti era intervenuta ieri congiuntamente ad una nota dell’Anm, a difesa di quelle indagini e dei processi celebrati a Modena. «Musti - scrive Trincia - ritiene “non sia opportuno andare a rimestare dopo tanti anni in una situazione che comunque genera dolore in primo luogo in chi ha lavorato per questi gravissimi fatti”. Vorrei ricordare alla dottoressa Musti che il bambino da cui sono partite tutte le accuse oggi dichiara di essersi sentito pressato e di aver probabilmente raccontato cose non vere. Questo è ciò che ci ha scritto: “Per forza un bambino parla di fantasie, dopo 8 ore di stress, e pressione vorresti solo andare a dormire. Mi dispiace per tutta la gente buona che è stata arrestata. Fino a 3 anni fa credevo ancora a tutto quanto. .. Ma se molte cose non si riescono a ricordare dopo ci arrivi a capire che ti hanno usato come volevano, o per i loro scopi. E me ne do una colpa, perché potevo essere allontanato, ok, ma senza mettere in mezzo gente che non ci è mai c’entrata nulla in una storia montata e rimontata da mille bambini, solo con nomi differenti. E più vai avanti e più speri solo che nessuno ti venga a dare la lezione che meriti”».
«Il metodo con cui questi 16 bambini sono stati sottratti ai genitori (non avevano mai accusato nessuno, né detto nulla) è molto discutibile. Così come è molto sospetto il fatto che tutti coloro che siano passati dalle stanze dei Servizi Sociali di Mirandola abbiano poi raccontato storie surreali e inverosimili. Soprattutto quando questo fenomeno si è verificato in decine di casi analoghi in giro per il mondo, e che venga persino studiato nei manuali di letteratura scientifica- prosegue Trincia -... Evito di elencare le altre decine di anomalie e stranezze di questa vicenda giudiziaria che sembra uscita da un libro di fantascienza»,chiude Trincia, chiedendo come quasi tutta la Bassa la revisione del processo. E sulla stessa linea si schierano i consiglieri regionali della Leha Nord, Fabbri e Bargi: «Riteniamo sia doveroso fare luce sulle responsabilità, nessuno escluso, in una vicenda che ha creato tanto dolore. E lo ribadiamo: in un eventuale processo la Regione Emilia Romagna dovrebbe costituirsi parte civile».
«È doveroso pertanto cercare di ricomporre quello che è ancora componibile nello strazio di famiglie distrutte da accuse infamanti, bambini sottratti per sempre ai genitori naturali e fratelli divisi fra di loro, arrivando con il concorso di tutti, anche della Magistratura, a prendere atto degli errori commessi utilizzando gli strumenti che l'ordinamento giuridico mette a disposizione per la revisione dei processi», dice il senatore Giovanardi.
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