un paese in preda a fenomeni criminali
Anni tra roghi, minacce e teste mozzate di animali
SERRAMAZZONI . Tutto cominciò “quasi per caso” nel processo Teseo. Ovvero, la sera del 28 novembre 2009 da un’intercettazione della Dda di Perugia che, monitorando Rocco Antonio Baglio, lo rileva a...
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SERRAMAZZONI . Tutto cominciò “quasi per caso” nel processo Teseo. Ovvero, la sera del 28 novembre 2009 da un’intercettazione della Dda di Perugia che, monitorando Rocco Antonio Baglio, lo rileva a bordo di un Freelander mentre parla con Marcello Limongelli e Salvatore Guarna del primo incendio che, secondo l’accusa, avrebbero appiccato di lì a poco all’abitazione di Valle (Serra) dell’ex calciatore del Modena, divenuto imprenditore, Giordano Galli Gibertini.
«Questo qua ha messo sotto il sindaco di 400 milioni» si sente dire da Baglio, in riferimento a Gibertini. E da qui è partito tutto l’interesse degli inquirenti nel capire come mai un ex soggiornante obbligato prendesse così a cuore un problema finanziario del sindaco. Al punto da incendiare anche una seconda volta la casa di Gibertini, il 22 luglio 2010, provocandone in questo caso la distruzione. In mezzo, biglietti intimidatori e l’elemento forse più scioccante emerso a processo: la testa di capretto fatta ritrovare sempre il 28 novembre 2009 davanti allo studio di Modena di Gibertini, classica minaccia in stile mafioso. Nell’indagare sul legame Baglio-Ralenti è venuta fuori tutta la vicenda degli appalti che avrebbero favorito l’aggiudicazione all'impresa del primo: dalle scuole allo stadio Pio Roccaforti, che doveva essere oggetto del grande piano di ristrutturazione di Marco Cornia, ex presidente dell’Asd Football Club Serra a capo dell’Associazione temporanea di imprese che si aggiudicò l'appalto in forma diretta dopo due aste andate deserte grazie a un accordo collusivo e una turbativa, secondo gli inquirenti. Per Cornia il verdetto di ieri deve essere stato particolarmente amaro: nel novembre 2016 decise di rinunciare alla prescrizione (a differenza di Ralenti) convinto di poter dimostrare la propria innocenza. Il suo stesso avvocato Lorenzo Bergami non condivise. Una diversità di opinioni che rese necessaria la nomina di un nuovo difensore. (d.m.)
«Questo qua ha messo sotto il sindaco di 400 milioni» si sente dire da Baglio, in riferimento a Gibertini. E da qui è partito tutto l’interesse degli inquirenti nel capire come mai un ex soggiornante obbligato prendesse così a cuore un problema finanziario del sindaco. Al punto da incendiare anche una seconda volta la casa di Gibertini, il 22 luglio 2010, provocandone in questo caso la distruzione. In mezzo, biglietti intimidatori e l’elemento forse più scioccante emerso a processo: la testa di capretto fatta ritrovare sempre il 28 novembre 2009 davanti allo studio di Modena di Gibertini, classica minaccia in stile mafioso. Nell’indagare sul legame Baglio-Ralenti è venuta fuori tutta la vicenda degli appalti che avrebbero favorito l’aggiudicazione all'impresa del primo: dalle scuole allo stadio Pio Roccaforti, che doveva essere oggetto del grande piano di ristrutturazione di Marco Cornia, ex presidente dell’Asd Football Club Serra a capo dell’Associazione temporanea di imprese che si aggiudicò l'appalto in forma diretta dopo due aste andate deserte grazie a un accordo collusivo e una turbativa, secondo gli inquirenti. Per Cornia il verdetto di ieri deve essere stato particolarmente amaro: nel novembre 2016 decise di rinunciare alla prescrizione (a differenza di Ralenti) convinto di poter dimostrare la propria innocenza. Il suo stesso avvocato Lorenzo Bergami non condivise. Una diversità di opinioni che rese necessaria la nomina di un nuovo difensore. (d.m.)
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