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Il pm: «Se c’è un corruttore c’è un corrotto»

Il pm: «Se c’è un corruttore c’è un corrotto»

Musti: «La sentenza premia il lavoro degli investigatori, perchè le vittime negavano. Grazie ai sindaci»

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SERRAMAZZONI. È stata accolta con grande soddisfazione dalla Procura la sentenza sul processo Teseo, il più importante del “filone Serra”.

«Una bruttissima vicenda iniziata nel 2008 – ha commentato il procuratore capo di Modena, Lucia Musti – che ha visto per questo alcuni fatti prescritti ma i principali hanno trovato tutti adeguata sanzione, a riconoscimento dell'ottimo lavoro fatto dal Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza. Ha lavorato egregiamente, coordinato da un pm di razza quale la dottoressa Claudia Natalini, che è riuscita a portare a casa un risultato importante».

Lo stesso pm ha sottolineato il grande valore della sentenza sotto almeno tre aspetti: «Innanzitutto perché non c'erano testimonianze favorevoli degli estorti, Giordano Galli Gibertini e Andrea Rao, che negavano l’estorsione parlando anche di regali fatti spontaneamente. Come nei processi di mafia, anche se questo non era un processo di mafia e dunque era più difficile riuscire a superare il ricattato che nega».

Secondo elemento di soddisfazione, la condanna di Baglio per corruzione sugli appalti, «perché se viene riconosciuto un corruttore, vuole dire che c'è anche un corrotto: il sindaco Ralenti è stato salvato solo dalla prescrizione, non così Baglio perché era recidivo».

Altro aspetto rimarcato, la condanna dell’ex presidente dell'Asd Football Club Marco Cornia: «Come presidente dell'Ati costituita per l’appalto stadio si era messo d'accordo col sindaco per mandare deserte le prime gare e ottenere poi l’affidamento diretto. Avrebbe beneficiato anche lui della prescrizione, ma ha deciso di rinunciarvi, che è una cosa non molto frequente: in genere lo fa chi è convinto di poter conseguire un'assoluzione nel merito, ma gli è andata male».

Il pm ha sottolineato anche l'importanza, nell'impianto accusatorio, delle testimonianze dei sindaci Franco Richeldi (Formigine) e Lucia Bursi (Maranello): «Il primo ha riferito di telefonate di Ralenti per affidare all’impresa di Baglio il velodromo di Magreta, la seconda di altre telefonate di Ralenti per fare ottenere la licenza di ambulante a un parente della moglie di Baglio. Prove evidenti del legame di Ralenti con Baglio». (daniele montanari)

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