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Bonaccini: «Presto Emilia ricostruita»

di Gabriele Farina
Bonaccini: «Presto Emilia ricostruita»

Convegno sul post terremoto alla Sala Panini, il governatore: «C’è tanto da fare ma guardiamo avanti». Ecco i risultati

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«Tra pochi anni l’Emilia sarà ricostruita». È l’impegno del governatore Stefano Bonaccini. Intervenuto ieri alla Sala Panini della Camera di Commercio, il presidente della Regione ha assicurato che «c’è ancora molto da fare, ma ora si può pensare al resto».

CASE, SCUOLE E CHIESE. Il resto è rappresentato soprattutto dagli edifici pubblici. Le priorità nella ricostruzione sono state, infatti, scuole, case e imprese. «Rispetto a cinque anni e mezzo fa tutte le 500 scuole dell’area sono state o ricostruite (100) - ha proseguito Bonaccini - oppure sono state rese più moderne e sicure (400). Inoltre, nove famiglie su dieci sono già rientrate nelle loro abitazioni, sebbene vi fossero circa 45mila sfollati. Dai dati del 2017, il Pil dell’area è salito al 2,6% dopo soli cinque anni». Era circa al 2% tra il 20 e il 29 maggio 2012, quando si abbatté sul territorio «il primo terremoto economico nella storia del nostro Paese, che causò oltre 13 miliardi di euro di danni», come ha ricordato il governatore. «Manca ancora una scuola, il liceo Galilei, che è in costruzione - ha rimarcato il sindaco (e presidente della Provincia) Gian Carlo Muzzarelli - poi sono state tutte riconsegnate assieme a nuove palestre». Muzzarelli ha fatto il punto sulle chiese danneggiate. «Sono state riconsegnate Santa Barbara e il Tempio - ha ripreso il sindaco - e molto probabilmente a fine agosto inaugureremo Sant’Agostino. Sono in corso gli appalti per la chiesa del Voto, speriamo entro fine anno partano i lavori per la chiesa di San Biagio. Intendiamo riconsegnarle tutte entro la fine del mandato».

EDIFICI PRIVATI. Nel pomeriggio ha preso la parola l’ingegnere Tommaso Colella, coordinatore della commissione Protezione civile presso l’Ordine degli ingegneri di Modena. «Dobbiamo fare prevenzione perché partiamo dalla certezza che il terremoto arriva», ha esordito l’ingegnere. Quando sono arrivati a maggio 2012, i due terremoti hanno trovato «costruzioni non realizzate in modo adeguato per azioni sismiche di un’entità tale». Secondo la spiegazione del coordinatore, numerosi capannoni sono crollati «per lo scorrimento delle travi, non fissate bene ai pilastri». Ricordato il collega Gianni Bignardi, scomparso il 29 maggio, Colella ha specificato che «anche i pannelli caratterizzavano elementi di pericolo».

LE FABBRICHE. L’ingegnere ha ricordato che le fabbriche devono essere protette almeno al 60% da un rischio sismico: «Possono subire danni, ma non crollare». Gli edifici privati, per i nuovi criteri, sono passati «al 100% per le prime case e al 50% per le seconde». Per il coordinatore, «la ricostruzione privata in Emilia sarà conclusa». La base di partenza era ben diversa. Il coordinatore cita i dati relativi a Finale: 58,18% di edifici inagibili subito dopo il terremoto, 670 contributi concessi su 900 pratiche per un totale di oltre 111 milioni di euro. «La ricostruzione deve essere un momento in cui costruire meglio di prima», ha ammonito il coordinatore. Tra i punti da migliorare, una legge nazionale sui terremoti («abbiamo troppe ordinanze») e la certezza della pena («sono state avviate pratiche anche per la restituzione dei contributi a chi non doveva riceverli»).

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