Eligio, lo scopritore dei segreti nascosti in radici e rocce
Con lui un tronco “diventa” un volto o un animale in una metamorfosi fatta di amore per la natura
MODENA. Si chiama pareidolia. È la tendenza a vedere forme ed oggetti riconoscibili nelle strutture amorfe che ci circondano. È un “gioco” che conoscono bene i bambini, quando passano le ore a trasformare le nuvole in draghi e cavalli, mostri e fiori.
Si dice che tutti abbiano questa attitudine, anche se, crescendo, normalmente si dimentica, si trascura, si minimizza, non ci si fa più caso ai cani di nuvole che rincorrono felici gatti di nuvole, agli occhi degli alberi, che come guardiani, a volte severi, a volte divertiti, osservano i visitatori distratti, ai cuori e alle forme che sembrano disegnare macchie e ombre. Sembrano... Oppure la realtà supera la fantasia e c'è qualcosa che va oltre la “tendenza a”, la pareidolia appunto e qualcuno sembra possedere ancora lo sguardo magico che vede e sente oltre?
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Di sicuro c'è che Eligio Bernardi un legame particolare con la natura ce l'ha di sicuro, lui che di sassi, rocce, radici e tronchi riesce a vedere e tirare fuori l'anima nascosta, la voce interiore, il riflesso e il calco della vita animale, cristallizzato e fermato in un attimo preciso, imprigionato nel sasso, nel tronco, nella radice, nella roccia stessa.
Ha partecipato pure a qualche mostra, Eligio, come quella del 2016, al Centro Visita della Riserva di Sassoguidano di Pavullo, dove ha ricevuto apprezzamenti e ha potuto esporre i suoi volti e i suoi animali, trasformati, come in una Metamorfosi di Ovidio, in roccia e radici.
«Io so che può sembrare sciocco o strano, anche assurdo - dice Eligio - e che magari è solo immaginazione, però a volte accadono cose che mi colpiscono e mi emozionano. Come quando passeggiavo sulle rive del Panaro e c'era sempre un germano, vicino a un albero, eppoi un giorno quel germano non c'è stato più. E pochi giorni dopo stavano tagliando quell'albero, quello dove si fermava immobile il germano, a fissare chissà cosa. E io c'ero, quel giorno, e mi spiaceva, e ho chiesto se fosse possibile prendere un pezzetto di tronco per ricordo. E non sapevo cosa ci avrei fatto né perché, in fondo, poi ho deciso di tagliarlo a metà. E dentro, dentro a quel tronco, preso davvero per caso, tra decine di altri pezzi di tronco, ho trovato quella che a me è sembrata proprio la sagoma di un' anatra. Come se parte di quel germano avesse deciso di fermarsi lì, nel tronco. E di arrivare a me. Come un dono».
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In fondo, a voler ben guardare, di pareidolia ha parlato anche Leonardo Da Vinci nel suo Trattato sulla pittura:
“E questo è: se tu riguarderai in alcuni muri imbrattati di varie macchie o pietre di vari misti, se arai a inventionare qualche sito, potrai lì vedere similitudine de’ diversi paesi, ornati di montagnie, fiumi, sassi, albori, pianure, grandi valli e colli in diversi modi; ancora vi potrai vedere diverse battaglie e atti pronti di figure, strane arie di volti e abiti e infinite cose, le quali tu potrai ridurre in integra e bona forma. E interviene in simili muri e misti come del sono di campane, che ne’ loro tocchi vi troverai ogni nome e vocabulo che tu imaginerai”.
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